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Gambizzato ultrà del Milan

Pubblicato: 05 gen 2007 da Chico75

Commenti dei lettori

Cosa può centrare con il calcio un agguato stile mafioso a colpi di pistola davanti ad un ipermecato di Sesto San Giovanni avvenuto lo scorso ottobre? Ce lo spiega oggi il quotidiano Repubblica nell’ edizione di Milano.
Due motociclisti con il casco che, in pieno giorno, di fronte a un grande magazzino affollato, sparano mirando alle gambe di un uomo. I proiettili forano i vetri della porta, senza ferire altre persone. Nessun testimone, nessuna traccia del centauro.
Sono passati quasi tre mesi e l´inchiesta assegnata al pubblico ministero di Monza, Salvatore Bellomo, e condotta dalla Digos milanese, sembra imboccare una pista del tutto inattesa per dare una spiegazione a quel gesto. Dietro l´agguato ad A.L., 32 anni residente a Cogliate, potrebbe esserci un regolamento di conti tra tifosi della stessa curva, quella del Milan.

Ogni domenica allo stadio, trasferte comprese. Organizzazione dei viaggi, distribuzione di biglietti e gadget, sistemazione degli striscioni, ma anche un notevole ascendente su centinaia di appassionati che seguono le direttive. Potere, insomma.
Scavando sui rapporti e sulle frequentazioni della vittima dell´agguato (che se l´è cavata con tanta paura e una brutta cicatrice in una gamba) gli investigatori hanno scoperto un lato torbido e pericoloso che ruota intorno alla curva rossonera. Per la Digos milanese, pur di mettere le mani sugli affari che ruotano intorno al più scalmanato tifo milanista, qualcuno è anche disposto a gambizzare un rivale. Ad armarsi di pistola, pedinare la vittima prescelta e sparare in pieno giorno.
E’ solo di pochi mesi fa la notizia dell’ arresto di ultras laziali per minacce ed estorsioni nei confronti di Lotito e della sua famiglia, di una decina di giorni fa la testa di capretto insanguinata al direttore sportivo del Palermo, forse perchè aveva cambiato le maschere in servizio alla Favorita e negato alcuni favoritismi agli ultras. Non sarebbe il caso di partire anche da qui per ripulire il nostro calcio?

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16 commenti

Commenti dei lettori

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  • Pande

    05 gen 2007 - 19:14 - #1
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    Scandaloso! Il mondo degli ultrà va attentamente esaminato e ripulito. Non sono ammissibili cose del genere, e tantomeno i ricatti alle società per avere trasferte pagate o biglietti gratuiti. In questo, purtroppo, tutte le tifoserie sono uguali..

  • phoenix

    05 gen 2007 - 19:39 - #2
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    il regolamento di conti tra “capi curva” era la pista + scontata…
    succede in tutte le squadre…chiaramente qua si è andati oltre…
    + che il potere è per i soldi visto che questi “signori” sono stipendiati!

  • pc

    05 gen 2007 - 20:24 - #3
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    Una maggiore attenzione ed al limite indagini non farebbero male a farle

  • Profilo di lino

    lino

    05 gen 2007 - 20:34 - #4
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    e berlusconi non ne sapeva ninete! possibile! se seguiamo la teoria di di pietro, non poteva non sapere. quindi in galera berlusconi! o no. in fondo è l’unico reato che non gli è stato ancora attribuito.

  • ultra

    05 gen 2007 - 22:38 - #5
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    Non dite stronzate…essere ultras è un’altra cosa, e questi sono tutto fuorché ultras.
    Svegliaa!

  • phoenix

    05 gen 2007 - 23:15 - #6
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    infatti essere ultras può voler dire molte cose….come farsi centinaia di km per la propria squadra, spendere centinaia di € in abbonamenti, maglie, gadjets, ecc… però non bisogna negare che ci sono persone che cercano anche il proprio tornaconto! non tutti sono uguali e molto probabilmente non tutti tifano per sola passione…

  • Fabio

    06 gen 2007 - 01:08 - #7
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    purtroppo questa storia ha molto poco di ultras e molto di economico. Chi ha orecchie per intendere intenda…
    E cmq volevo dire che il male del calcio non è assolutamente il mondo ultras come vogliono far capire,chi dice “il mondo ultras è marcio” e cose simili è perchè non sa minimamente cosa c’è dietro tipo anche solo farsi 2000 km per andare a Glasgow e sentirsi dire da un giocatore dell’Inter che no,non ha tempo per una foto. (esperienza personale) Questi sono i problemi del calcio. E le prime a marciare dietro a tutto ciò sono proprio le società di calcio.

  • homer

    06 gen 2007 - 05:33 - #8
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    2000 km per una foto? sono solo giocatori..il mondo è un po più grande.

    x lino:
    lo so, è più facile credere al complotto piuttosto che al fatto che i soldi di berlusconi provengano dal riciclaggio per conto della mafia. ma finchè i soldi non cresceranno sugli alberi..

  • fede_granata

    06 gen 2007 - 11:17 - #9
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    parlo da milanista…..fino a un po’ di tempo fa la curva rossonera mi faceva impazzire….ma da quando ho scoperto che sono stipendiati non li posso vedere….questo spiega come quest’anno nonostante la societa’ ha fatto degli errori madornali loro nn hanno accennato a un minimo di contestazione….questo nn e’ spirito ultra’!VERGOGNA!

  • Voodoo*Chile

    06 gen 2007 - 14:56 - #10
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    Come commentare tutto questo? Incredibile. A questo punto forse bisognerebbe cancellare tutto. Ripartire da zero, ma questa volta davvero. Per uno-due anni basta calcio, poi si riparte.

    P.S.
    “Cosa può centrare con il calcio…” non è italiano. “C’entra” o “non c’entra” vengono da “entrarci”, non da “centrare”.

  • Profilo di lino

    lino

    06 gen 2007 - 19:25 - #11
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    l’ho già detto altre volte, all’interno delle curve ci sono piccoli gruppi che, purtroppo, influenzano il resto, con le buone o con le cattive. e quando si parla di ultras si generalizza. sono questi piccoli grupppi che vanno abbattuti: il resto della gente va allo stadio per divertirsi. e poi il calcio non c’entra: anche nelle organizzazioni no profit ci sono quelli che si fregano i soldi e fanno del “bene” un bussiness personale. anche chi raccoglieva fondi per la chiesa di padre pio è scappato con i soldi. perciò il mondo del calcio, e dintorni, non è marcio, è solo più esposto mediaticamente.

    ritornando all’argomento principale: in gran bretagna ci sono riusciti. si può andare a studiare i loro metodi. ance se bisogna dire che lì se un polizziotto ti spacca la testa viene decorato, qui viene arrestato. e questo è un freno, perchè contro i selvaggi devi comportarti da tale. se no è inutile.

  • phoenix

    07 gen 2007 - 00:38 - #12
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    invece di spaccare teste basterebbe introdurre sanzioni vere e dure… carcere all’istante, rimborsi danni da pagare in denaro e subito, denuncie, processi per direttissima… ma siamo in un paese dove le carceri hanno le porte scorrevoli…

  • rex

    08 gen 2007 - 13:26 - #13
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    quoto lino!
    borrelli soooooca

  • […] “Tra i tifosi de Genoa c’era chi aspettava questa partita da 12 anni e mezzo per pareggiare i conti. E i rischi che ci riuscissero erano seri. Non siamo a conoscenza di un piano dettagliato, ma temiamo che esistesse pure quello”. Spiegano così gli investigatori genovesi la decisione del prefetto Giuseppe Romano di interdire lo stadio del capoluogo ligure, il Luigi Ferraris, ai tifosi milanisti per la sfida Genoa-Milan, prevista per domenica 26 agosto, prima giornata di campionato. L’antefatto risale al 29 gennaio 1995, quando un ultrà milanista, Simone Barbaglia uccise con un coltello (un atto «infame» nella mentalità ultrà) Vincenzo Spagnolo, sostenitore del Genoa che lo stava affrontando a mani nude. Da allora le due squadre non si sono più incontrate, a causa della retrocessione dei rossoblù dalla massima serie. Di conseguenza non si sono più incrociate neppure le tifoserie, che da quando hanno saputo di doversi incontrare all’esordio di campionato sono entrate in fermento (persino nelle amichevoli non sono mancati cori minacciosi sul tema). Insomma: non si tratta di una resa delle forze dell’ordine di fronte alla violenza ultrà, n ma di una misura eccezionale per arginare i rischi di una partita eccezionale. Per questo motivo, nella questura genovese non condividono le critiche del presidente della Federcalcio alla decisione del prefetto. “Bisogna avere in mano le carte prima di parlare” avverte un investigatore. Ma che cosa c’è in questi documenti? “Segnali inquietanti”. Per esempio la notizia che dopo 12 anni erano pronti a tornare allo stadio alcuni amici di Spagna, per vendicare l’amico ucciso. Ragazzi vicini ad ambienti dell’ultra-sinistra e dei centri sociali che da tempo si stavano aggiornando sulle idee politiche della tifoseria milanista, orientata su posizioni di estrema destra. Insomma c’era il rischio di trasformare una storica rivalità tra tifoserie in qualcosa di peggio: in un regolamento di conti con tanto di motivazioni ideologiche. Per arrivare a queste conclusioni gli investigatori, dopo che il calendario aveva spiacevolmente servito alla prima giornata di campionato proprio Genoa-Milan, hanno monitorato Internet, contattato fonti, ascoltato telefoni. Indagini che hanno dato una risposta inequivocabile: dal momento dell’arrivo del primo milanista alla stazione Brignole di Genova ogni occasione sarebbe stata buona per vendicare Spagna. A completare il quadro, occorre ricordare che sui muri di Genova prometteva vendetta pure una frangia di tifosi rossoblù di estrema destra. In questo clima da “«morte annunciata”, gli uomini della Digos non hanno potuto puntare sull’arma prediletta, quella del dialogo. Infatti le due tifoserie attraversano un periodo di grave turbolenza e disorganizzazione. Difficile da controllare. “A Genova tra gli ultrà non c’è più un referente unico con cui discutere, ma tanti cani sciolti” spiegano in questura. A Milano la situazione non è migliore: a inizio anno alcuni ultrà sono stati arrestati per una storia di ricatti nei confronti della società. Sullo sfondo una violentissima faida esplosa in curva, con tanto di sparatoria. Una vicenda simile si era verificata anche a Genova nei mesi precedenti. Un tifoso era entrato nella sede di un gruppo ultrà e aveva sparato a un altro supporter. Il prefetto non ha voluto che si versasse altro sangue su quelle bandiere. […]

  • […] “Tra i tifosi de Genoa c’era chi aspettava questa partita da 12 anni e mezzo per pareggiare i conti. E i rischi che ci riuscissero erano seri. Non siamo a conoscenza di un piano dettagliato, ma temiamo che esistesse pure quello”. Spiegano così gli investigatori genovesi la decisione del prefetto Giuseppe Romano di interdire lo stadio del capoluogo ligure, il Luigi Ferraris, ai tifosi milanisti per la sfida Genoa-Milan, prevista per domenica 26 agosto, prima giornata di campionato. L’antefatto risale al 29 gennaio 1995, quando un ultrà milanista, Simone Barbaglia uccise con un coltello (un atto «infame» nella mentalità ultrà) Vincenzo Spagnolo, sostenitore del Genoa che lo stava affrontando a mani nude. Da allora le due squadre non si sono più incontrate, a causa della retrocessione dei rossoblù dalla massima serie. Di conseguenza non si sono più incrociate neppure le tifoserie, che da quando hanno saputo di doversi incontrare all’esordio di campionato sono entrate in fermento (persino nelle amichevoli non sono mancati cori minacciosi sul tema). Insomma: non si tratta di una resa delle forze dell’ordine di fronte alla violenza ultrà, n ma di una misura eccezionale per arginare i rischi di una partita eccezionale. Per questo motivo, nella questura genovese non condividono le critiche del presidente della Federcalcio alla decisione del prefetto. “Bisogna avere in mano le carte prima di parlare” avverte un investigatore. Ma che cosa c’è in questi documenti? “Segnali inquietanti”. Per esempio la notizia che dopo 12 anni erano pronti a tornare allo stadio alcuni amici di Spagna, per vendicare l’amico ucciso. Ragazzi vicini ad ambienti dell’ultra-sinistra e dei centri sociali che da tempo si stavano aggiornando sulle idee politiche della tifoseria milanista, orientata su posizioni di estrema destra. Insomma c’era il rischio di trasformare una storica rivalità tra tifoserie in qualcosa di peggio: in un regolamento di conti con tanto di motivazioni ideologiche. Per arrivare a queste conclusioni gli investigatori, dopo che il calendario aveva spiacevolmente servito alla prima giornata di campionato proprio Genoa-Milan, hanno monitorato Internet, contattato fonti, ascoltato telefoni. Indagini che hanno dato una risposta inequivocabile: dal momento dell’arrivo del primo milanista alla stazione Brignole di Genova ogni occasione sarebbe stata buona per vendicare Spagna. A completare il quadro, occorre ricordare che sui muri di Genova prometteva vendetta pure una frangia di tifosi rossoblù di estrema destra. In questo clima da “«morte annunciata”, gli uomini della Digos non hanno potuto puntare sull’arma prediletta, quella del dialogo. Infatti le due tifoserie attraversano un periodo di grave turbolenza e disorganizzazione. Difficile da controllare. “A Genova tra gli ultrà non c’è più un referente unico con cui discutere, ma tanti cani sciolti” spiegano in questura. A Milano la situazione non è migliore: a inizio anno alcuni ultrà sono stati arrestati per una storia di ricatti nei confronti della società. Sullo sfondo una violentissima faida esplosa in curva, con tanto di sparatoria. Una vicenda simile si era verificata anche a Genova nei mesi precedenti. Un tifoso era entrato nella sede di un gruppo ultrà e aveva sparato a un altro supporter. Il prefetto non ha voluto che si versasse altro sangue su quelle bandiere. […]

  • Comialatt

    18 feb 2008 - 00:26 - #16
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    Up Down

    When I turned around and saw the magnets of my girlfriend, my uniform jumped.