WC 2006. Lippi e gli "stranieri"

Poche cose al mondo rischiano di diventare controproducenti come battere per 4-1, obiettivamente dominando a tratti, la nazionale del Paese ospite dei prossimi Mondiali di calcio, senza il proprio leader e uomo guida. In Italia dove, si sa, non esistono bicchieri mezzi pieni ma solo stracolmi o asciutti come deserti, stanno già iniziando i festeggiamenti per il quarto titolo mondiale e anche i giornalisti più cattivi si prostrano al cospetto di Lippi, cioè lo stesso ct che avrebbero personalmente linciato dopo le prime due gare del tecnico alla guida della Nazionale.


In realtà, diciamolo, l’Italia non ha ancora vinto i Mondiali e le sue possibilità di farlo sono intatte ma non altissime. Né il banco di prova con la squadra di Klinsmann può essere considerato attendibile: una Germania così brutta non può essere vera e comunque tra tre mesi non sarà così. Chiunque veda un po’ di calcio ha visto che in campo c’era una differenza di un paio di categorie tra le due squadre e solo qualche ingenuo può pensare che a generarla fossero solo i meriti degli azzurri. Insomma, non sarei così sicuro dell’esito di un Germania – Italia disputato, poniamo, nei quarti di finale a Monaco.


Senza dimenticare che nella rosa delle candidate al titolo, i padroni di casa devono essere per forza inseriti proprio come organizzatori, ma mi sembra arrivino una spanna dopo un drappello nutrito che comprende Brasile e Argentina in primis, ma anche Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda e la stessa Italia. Vero che anche l’Olanda è stata pesantemente asfaltata dagli azzurri, ma, chissà com’è, ciò che succede nelle amichevoli di preparazione ai Mondiali non conta più.


Quello che suscita perplessità, tuttavia, sono alcune scelte di Lippi, non tanto nel merito (siamo 57 milioni di commissari tecnici, credo che in caso di sondaggio non esisterebbero due liste dei 23 perfettamente identiche!), quanto nel metodo. In particolare per quanto riguarda i giocatori italiani all’estero. Da una parte gli osservati speciali Cassano e Vieri, emigrati con lo scopo dichiarato di “giocare più spesso per convincere Lippi” ai quali il ct concede il privilegio di cambiali in bianco, aperture di credito e interesse speciale, ben supportato dalla stampa specializzata. Dall’altra giocatori di classe che fanno da anni la loro parte in campionati difficili con ottimi risultati personali e di squadra ma per i quali la prospettiva di un posto dei 23 appare, chissà perché, più impossibile che improbabile.


1) Emiliano Moretti. Da anni al Valencia, l’unica squadra spagnola in grado di combattere contro i mega budget di Real e Barça, ha assorbito come una spugna tutto il sapere di nonno Carboni e da tempo è padrone della fascia sinistra di un’ottima squadra, aggiungendo di suo entusiasmo, gamba e corsa. Eppure nessuno lo calcola mai, in un settore dove dietro Zambrotta (ma perché deve fare il terzino, poi…) ci sono solo Grosso e Pasqual, peraltro troppo acerbo dopo solo mezza stagione di Serie A, anche se molto interessante in prospettiva.


2) Enzo Maresca. Celebratissimo in Italia, scomparso dalle pagine dei giornali da quando gioca (bene), segna (parecchio) e vince (spesso) con il Siviglia. Centrocampista di corsa, tecnica e visione come pochi in Italia, eppure continua a passare l’idea che un centrocampista che corre deve per forza avere i piedi storti (vedi Gattuso). Ma dov’è scritto?


3) Fabrizio Miccoli. Dopo aver segnato (e fatto segnare) in tutte le città e in tutte le categorie, la Juventus se ne è liberata come di un brutto male e non c’è stato lo straccio di una squadra italiana che gli abbia offerto un contratto. D’accordo, avrà pestato i piedi a qualcuno; d’accordo avrà un carattere difficile, ma almeno corre e segna a differenza di Cassano. A Lisbona se lo coccolano, in Italia?


Si potrebbe poi allargare il discorso a Matteo Ferrari (davvero è peggio di Barzagli?), Marco Di Vaio (vedi Miccoli) e addirittura Alessio Tacchinardi (nei quarti di Champions League non abbondano i centrali di centrocampo italiani…), invece chissà perché tutto sembra ruotare intorno a Vieri e Cassano, magari lasciando a casa anche Marchionni. Vero, Lippi?

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