Roma capoccia

Roma in finale


Inter-Roma atto III.

Per il terzo anno consecutivo il trofeo minore del calcio nostrano avrà la stessa finale.

Una finale lussuosa a dir la verità. Una finale tra le due squadre che esprimono il miglior calcio e stanno dimostrando di essere le più forti in questa stagione.

E' giusto così.

A dir la verità manca l'ufficialità a sigillo di quest'ennesimo scontro sull'asse Milano-Roma, perchè l'Inter scenderà in campo questa sera al Meazza contro la Sampdoria, partendo dal 3-0 dell'andata. Una formalità.

Così come una formalità è parsa la partita di una gran bella Roma, che ha disposto a piacimento di un Milan vecchio, lento e arrugginito, che ci ha messo buona volontà e orgoglio, ma nulla più.

Salta così il sogno di vedere Ronaldo contro la sua ex-squadra nella finale di Coppa.

I giallorossi si erano costruiti la qualificazione già a S. Siro, all'andata, dove il Milan aveva dilapidato un vantaggio di due reti nell'arco di 45 minuti.

Questo Milan non è in grado di imporsi fuori casa, contro un undici così compatto e frizzante come la banda Spalletti.

E' come far correre Valentino Rossi contro un esordiente in classe 125, per usare una terminologia cara agli amici di Motoblog.

I capitolini non hanno nessuna voglia di illudere gli avversari di potersi giocare la finale e dopo appena 8 minuti passano in vantaggio, senza sforzo: ci pensa la premiata ditta Costacurta-Dida, 72 anni complessivi, che fornisce a Mancini il più comodo dei palloni per sbloccare (o forse chiudere) la partita.

Il Milan, con Ambrosini al rientro e Cafù alzato a centrocampo, risponde in 10 minuti: percussione perentoria di Jankulovski, puntata freddissima di Gilardino che riapre i giochi, almeno in apparenza.

Ma è il canto del cigno.

Infatti, è ancora Costacurta, carriera gloriosa, applausi, ma adesso è finita, a complicare le cose 5 minuti dopo, sbagliando grossolanamente il fuorigioco che spalanca a Totti la via della porta: il capitano romanista dorme, complice un guizzo di Dida, non Perrotta che ristabilisce le distanze.

Il conto è chiuso. I rossoneri sono in balia della squadra di casa che attendono il primo minuto della ripresa per passare il "The end" sui titoli di coda: gran botta dell'ex-interista Pizarro e palla nell'angolo.

Probabilmente Spalletti ha ordinato ai suoi di non correre rischi e di cominciare a pensare al big-match di campionato, contro l'altra formazione di Milano, quella forte, almeno quest'anno.

Roma in surplace, che sfiora più volte il quarto e il quinto goal specie quanto Er Pupone si fa parare da Dida un calcio di rigore e l'ex Panucci centra la traversa.

Finisce così: 3-1 e può essere soddisfatto anche il Milan, perchè poteva finire molto peggio. I giallorossi non hanno voluto infierire e hanno amministrato una superiorità schiacciante.

E adesso sotto con l'Inter: domenica, per riaprire (?) un campionato già chiuso e poi per l'ennesima rivincita in Coppa Italia, competizione in cui i giallorossi arrivano in fondo per la quarta volta nelle ultime cinque stagioni.

Per ora hanno sempre perso.

Che sia la volta buona?

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