Una serpe in seno

Catania-Palermo


Cosa può aver provato l'ispettore Giuseppe Mancarella, venerdi sera mentre, seguendo minuto per minuto gli incidenti fuori dallo stadio di Catania è venuto a conoscenza che Filippo Raciti era rimasto ucciso?

Forse, oltre al dolore per la perdita di un collega, avrà pensato che avrebbe potuto esserci lui al suo posto.

Forse avrà pensato alla moglie e ai figli della vittima; a quale dolore avrebbero provato i suoi cari e suo figlio, nel caso fosse successa una disgrazia simile a lui.

Forse avrà provato disprezzo e rabbia, o addirittura odio nei confronti dell'ignoto assassino.

Forse.

E chissà cosa avrà provato l'ispettore Giuseppe Mancarella, venendo a sapere che tra gli ultra arrestati per la guerriglia scatenatasi a Catania, compare anche il nome di suo figlio Paolo, 29 anni.

Complice in qualche modo di quell'atto barbaro.

La speranza è che il giovane si sia trovato semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Glielo auguriamo.

Ma il timore è che dopo la famiglia Raciti, un'altra famiglia esca distrutta, pur per ragioni diverse, da questo vomitevole venerdi di sangue.

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