Giocare in Bolivia...


La Bolivia è sempre stata una nazionale non fortissima ma capace di mettere perennemente sgambetti pesanti alle rivali sudamericane più blasonate. Ha partecipato ai mondiali del 1930, del 1950 e del 1994 in cui ha fatto registrare il suo unico punto mondiale in un noioso zero a zero contro la Corea del Sud; se vediamo il palmares della Bolivia scorgiamo quindi risultati di bassissimo valore ma anche un sorprendente secondo posto nella Coppa America del 1997: accadde che la competizione si giocava proprio a La Paz e dintorni e fu così che per l'ennesima volta la Bolivia approfittò del fattore campo in modo "quasi" perfetto.
Eh sì, perché s'è sempre saputo che quando qualcuno va a giocare a casa loro, sulle Ande a quasi 4000 metri di altezza, cambia tutto e sia Brasile che Argentina anche di recente ci hanno rimesso le penne. In Coppa Libertadores però il Flamengo ha finalmente sbottato facendo notare alla Fifa che così le partite non sono regolari: di scena a Potosì, lo storico club brasiliano, ha dovuto addirittura fare varie pause durante il match perché i giocatori potessero attaccarsi alle maschere d'ossigeno. Il Flamengo ha così minacciato di non fare più trasferte del genere, se non altro perché mette seriamente a rischio la salute dei giocatori.

E sapete il club boliviano cosa ha risposto? Che anche per loro non è piacevole giocare tra il caldo, l'umidità e le zanzare di Rio ed ognuno è sfavorito fuori casa propria per le diverse caratteristiche climatiche e geografiche. Vagli a dare torto, però...

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