Non mollare mai, soprattutto se il contratto è della tua parte e in fondo l’allenatore è disposto a darti una chance: è quanto hanno imparato sulla loro pelle diversi giocatori che in questo avvio di stagione stanno trovando più spazio di quanto avrebbero immaginato tre mesi fa, a sudare nel ritiro pre-campionato ma concentrati soprattutto sul telefonino, aspettando una chiamata dal proprio agente che gli desse il via libera a fare le valige. Alla fine sono rimasti all’ovile e allora tanto vale dare il massimo per riconquistare i tifosi, per mettere in difficoltà il mister, per dimostrare di essere professionisti con la pi maiuscola. Oggi parliamo di tre calciatori del nostro campionato, indubbiamente tre stelle internazionali (chi più chi meno) che, con modalità diverse, hanno saputo ritagliarsi il loro spazio, una piccola grande rivincita nei confronti di chi li aveva forse un po’ frettolosamente cancellati dai radar del calcio che conta: si tratta di Vargas della Fiorentina, Fernandez del Napoli e Borriello della Roma, uno ad uno vediamo quale strada hanno percorso per essere, oggi quattro novembre, completamente reintegrati nelle loro squadre di appartenenza.

Juan Manuel Vargas

Nel 2008 fu pagato 12 milioni dai Della Valle per strapparlo al Catania, l’esplosivo laterale peruviano al Franchi fu accolto da star e i primi tempi, seppur con più bassi che alti, mise in mostra buone qualità, certificate da 12 gol in tre stagioni giocate da protagonista; nella sciagurata annata dei viola, quella 2011/2012, si contraddistinse per scarsa abnegazione e una vita fuori dal rettangolo verde tutt’altro che irreprensibile (con annessi chili di troppo). Naufragò insieme ai viola, così Pradé l’anno passato depennò il suo nome e lo girò ben contento al Genoa: neanche a dirlo, nemmeno in Liguria Vargas riuscì a tornare quello di un tempo, da cui il mesto rientro a Firenze e una gatta da pelare per la dirigenza gigliata: come fare per sbarazzarsi di lui (visto anche il lauto ingaggio)? Sembrava dovesse finire al Livorno, è rimasto in viola ma palesemente un esubero della rosa (tanto da non essere nemmeno inserito nella lista UEFA); poi Montella cerca di dargli fiducia: “Mi ha conquistato con gli allenamenti e la voglia di sacrificarsi, che è rimasta intatta anche dopo i gol. Non è al massimo per giocare 90 minuti ma l’ha fatto con grande tenacia” ha detto il tecnico dopo il gol al Milan (nella sua prima partita da titolare, quinta in generale), il secondo stagionale dopo quello al Parma. E a metà ottobre è arrivato il rinnovo: la scadenza è passata dal 2014 al 2015 ma con lo stesso ingaggio, dunque spalmato in venti mesi (come se l’anno prossimo giocasse gratis). Meglio di così…

Federico Fernandez

Titolare della difesa dell’Argentina ed ex colonna dell’Estudiantes, fu acquistato dal Napoli ad appena 22 anni nell’estate 2011: De Laurentiis sganciò 3 milioni di euro per assicurarsi le sue prestazioni, Mazzarri cercò di trovargli una collocazione adeguata nella sua amata difesa a tre. Niente da fare, Fernandez non convinse mai il tecnico di San Vincenzo che gli preferiva di gran lunga i vari Campagnaro, Britos e Cannavaro (se non Aronica!); così dopo un anno e mezzo con le uniche gioie all’Allianz Arena (doppietta inutile al Bayern Monaco in Champions), decise di andare in prestito al Getafe, in Liga, dove dal gennaio al giugno scorso giocò tanto e bene. Tornato all’ovile Rafa Benitez ha deciso di dargli una chance, pur mettendo subito le cose in chiaro e cioè che i titolari in mezzo alla difesa sarebbero stati Albiol e Britos: “Il Napoli e Benitez hanno promesso a Fede che avrebbe trovato spazio sufficiente per mettersi in mostra e non perdere il posto in Nazionale. In realtà c’è già un accordo con il club, se in questi mesi non dovesse esserci per lui lo spazio adeguato a gennaio verrebbe ceduto. In estate c’erano almeno dieci club su di lui e non sarà un problema trovagli una squadra che possa garantirgli continuità a sei mesi dal Mondiale” ha detto poco tempo fa l’agente Gustavo Goni. Beh? Fernandez dopo l’esordio balbettante col Sassuolo, ha giocato da titolare altre 4 gare, tutte vinte, in più ha disputato tutte e due le partite d’ottobre dell’Albiceleste. Rinascita?

Marco Borriello

La sua storia è più nota, perciò prima di rinfrescarvi la memoria riportiamo le frasi di Daniele De Rossi dopo la vittoria della Roma ai danni del Napoli due settimane fa: “Io vorrei spendere due parole per Borriello. A inizio anno una volta lo volevano dare al Genoa, una volta alla Cremonese, una volta alla Nocerina… Lui è l’esempio più grande che abbiamo nella squadra. E’ un esempio di professionalità, tiene alto sempre l’umore, non si lamenta mai. Lui è proprio l’esempio lampante che quando sei un professionista grande, nonostante all’inizio ricevesse qualche fischio assurdo, poi ti togli le soddisfazioni. Stasera è stato più decisivo di tutti“. In effetti l’attaccante napoletano, 31 primavere e una carriera che pareva dovesse continuare in provincia, è diventato protagonista nella capitale quando meno se l’aspettava: arrivò in giallorosso per 10 milioni di euro dal Milan, il primo anno subito la doppia cifra, poi il lento oblio con Ranieri prima e Luis Enrique poi; il prestito alla Juve, quello al Genoa (di nuovo ottima annata con 12 gol), il rientro alla base. Il giocatore era di troppo, sembrava dovesse tornare nel capoluogo ligure in una maxi-operazione di scambi di punte (con Quagliarella alla Roma e Gilardino alla Juve), rimane a Trigoria con un Rudi Garcia che all’inizio non sa bene come impiegarlo nel sue funambolico 4-3-3: Borriello suda e sgomita, alla fine ne gioca 9 su 11 (non entra in campo solo contro Verona e Inter) regalando pure i tre punti con un suo gol contro il Chievo. Araba fenice.

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ultimo aggiornamento: 04-11-2013


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