31ª giornata. Inter k.o. Parma vola!

Marchionni e Samuel Tifosi che escono dal Tardini con gli occhi che luccicano come ai tempi di Scala, Malesani, Prandelli; giocatori esultanti stretti in un caloroso abbraccio corale che parte dalla Curva Nord e coinvolge l’intero pubblico festante; dieci punti di vantaggio sulla terzultima comunque che significano salvezza non matematica ma al 99% e nove squadre dietro di sé in classifica; quarta vittoria consecutiva (bisogna scartabellare tra gli almanacchi per trovare un’altra serie così in Serie A…); quarto posto nella classifica del girone di ritorno con 23 punti.

Tutto questo (e tanto altro) è il Parma che supera anche l’Inter e regala ai propri tifosi una serata indimenticabile come non si era più abituati a vivere da queste parti. Un successo ottenuto con una prestazione che è ormai un marchio di fabbrica di questa squadra che lotta, soffre, si difende coi denti come una provinciale quale è, ma poi si avventa sulla preda con la lucidità, il cinismo, la qualità di quei due-tre fuoriclasse che ne fanno parte proprio come una grande. Proprio come avrebbe dovuto fare l’Inter che, a onor del vero, ha tanto fatto e tanto creato ma si è trovata davanti un Luca Bucci formato 1995 e ha avuto contro un Adriano ugualmente formato 1995: un tredicenne!

Tralasciando i discorsi dietrologici su valore dei giocatori e stipendi comparati tra le due rose, è però giusto sottolineare la vittoria di un Parma quasi autarchico (due oriundi e un solo straniero, peraltro il match winner, in campo) contro una squadra Internazionale di nome e di fatto per una precisa scelta, che tuttavia non può non andare a scapito di una coesione, di uno spirito di squadra, di un’identificazione con la propria maglia e con la battaglia che si sta combattendo che probabilmente nei quartieri alti della classifica non significa più nulla, ma nella sonnacchiosa provincia ancora sì, ed è bello credere che talvolta queste qualità extra-tecniche facciano ancora al differenza.

Poi la differenza la fanno spesso i singoli e forse è proprio qui che l’Inter è mancata: detto di Adriano, bisogna aggiungere che Recoba non è stato da meno, mentre sulle spalle di Wome pesa l’errore grave che ha spalancato la porta di Toldo al nono sigillo stagionale dell’ormai infallibile Fabio Simplicio. Su Materazzi pesano il solito nervosismo, che un arbitro più attento avrebbe punito con il rosso per il fallo su Marchionni in occasione dell’1-0, e una sostanziale sconfitta nel duello a gomitate e zuccate ingaggiato con Corradi.

Dall’altra parte, detto di Superbucci, c’è la solita maiuscola partita di Mark Bresciano che se continua così inizierà a spaventare anche il Brasile in chiave mondiale; c’è il capolavoro tattico di Marchionni che schierato quasi seconda punta, un passo dietro Corradi, andava a infilarsi costantemente alle spalle di Zanetti o Wome creando superiorità numerica con Bresciano o Pisanu; c’è la prestazione super della coppia centrale (ormai titolare) formata da Paolino Cannavaro e soprattutto Fernando Couto, che è stato convinto da Bucci di essere davvero nel 1995.

E, per una volta, un plauso meritatissimo a Mario Beretta. Gli si può imputare di tutto, a cominciare dal fatto che questa squadra poteva giocare (e vincere) così già a settembre (d’accordo non c’era Marchionni, ma…) e non l’ha fatto, ma oggi aver condotto in porto una nave che faceva acqua da tutte le parti e che a ogni refolo di vento rischiava di naufragare è impresa da grande skipper. Châpeau.

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