32ª giornata. Udine: sconfitta indolore per il Parma

Beretta Se la legge dei grandi numeri significa qualcosa, non poteva non trovare applicazione in Udinese – Parma e così è stato: i friulani non vincevano in campionato addirittura da dicembre, i gialloblù erano reduci da quattro vittorie consecutive e non perdevano dallo scorso 25 febbraio (2-4 casalingo con la Fiorentina); logico che le serie prima o poi si dovessero interrompere. Al di là delle curiosità statistiche, va detto che l’Udinese ha ampiamente meritato il successo. Ridisegnati ottimamente da Galeone, i bianconeri hanno preso subito possesso del centrocampo sfruttando la superiorità numerica e hanno imposto il loro ritmo a un Parma apparso piuttosto scarico rispetto alla recente cavalcata trionfale: l’errore dal dischetto di Fabio Simplicio (solitamente infallibile) è sintomatico di una prestazione sottotono che ha coinvolto proprio i leader di questa squadra.

I due gol, venuti di testa su due calci piazzati, hanno riportato alla luce antiche pecche e vecchi vizi della difesa gialloblù, accentuati dall’assenza contemporanea di Fernando Couto e Corradi; il solito ottimo Cannavaro non è stato assistito adeguatamente da Ferronetti e Contini, schierato a sorpresa al centro della difesa. L’assenza di Corradi, poi, si è fatta sentire oltre misura anche in avanti, complice una gestione un po’ confusa di Beretta che ha mischiato più volte le carte: annunciato Marchionni di punta con Cigarini a supporto, il tecnico ha invece lanciato dal primo minuto Ruopolo, salvo poi rimangiarsi tutto e inserire Morfeo al posto dell’attaccante, mentre Dessena rilevava Pisanu per arginare il centrocampo friulano e Cigarini restava inchiodato in panca. Paponi (addirittura annunciato titolare dalla Gazzetta dello Sport) non era nemmeno in panchina dove invece sedeva Delvecchio entrato a pochi minuti dalla fine, ma se era disponibile perché non lanciarlo prima nella mischia? E perché insistere ancora su Ruopolo nonostante il numero impressionante di chance fallite dal ragazzo tra questa e la scorsa stagione?

Insomma, la classica partita sbagliata che per fortuna ha partorito una sconfitta tutto sommato indolore: già anestetizzata dalla sconfitta del Messina a Milano si sabato sera, è stata resa ancora meno amara dalla serie di pareggi ottenuta dalle dirette concorrenti per la salvezza; il bilancio della giornata, quindi, lascia al Parma dieci punti di vantaggio sulla terzultima con una giornata da disputare in meno e la quota salvezza che si abbassa, probabilmente a quota 41, una quota raggiungibile già da domenica prossima nel fondamentale scontro diretto con la Reggina. Quello che aumenta è il distacco dal sesto posto del Chievo, anch’esso ora di dieci punti, e questo può essere un dato salutare, per togliere grilli per la testa a chi cominciava a fare pindarici voli europei e a riportare l’attenzione sul vero obiettivo della stagione; a cominciare dal match point di domenica prossima: battere la Reggina significherebbe lasciarsi paure e ansie alle spalle, il precedente di Parma - Siena dell’anno scorso deve essere un monito per affrontare la gara con lo spirito giusto.

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