Il tridente torna di moda

Una volta dicevi tridente e ti veniva in mente quel pazzo di Zeman che non rinunciava ai tre attaccanti per nessuna ragione al mondo; con lui alcuni seguaci come Delio Rossi che con la Salernitana in A andava al Delle Alpi a giocarsela contro la Juve con Di Michele, Chianese e Di Vaio (per perdere 3-0 con tripletta di Inzaghi), come Ezio Glerean o come il vecchio Giovanni Galeone. Sì, è vero, il tridente portò fortuna anche alla prima Juve di Lippi quando Del Piero, Vialli e Ravanelli mettevano scompiglio sui campi di Italia e d'Europa ma con gente come Paolo Sousa e Deschamps alle loro spalle questo modulo pareva l'unico possibile, anche perché tenerne fuori uno di loro tre era una eresia.
Poi il "signor 4-4-2" pian piano l'ha fatta da padrone, nelle piccole squadre così come nelle grandi, con eccezioni di Ancelottiana (il 4-3-2-1, o anche albero di Natale) o Trapattoniana memoria (4-2-3-1). Declino del 4-3-3 tanto caro ai fan del boemo Zeman? La prima giornata di campionato ha detto inequivocabilmente che questo schema è quello preferito dalle nuove leve di allenatori, che in casa come in trasferta, contro provinciali così come contro le big, non esitano a proporlo sul terreno di gioco.

Gasperini del Genoa lo ha utilizzato per tutta la scorsa stagione offrendo agli spettatori del Ferraris spesso calcio champagne: contro il Milan non s'è tirato indietro e ha proposto Di Vaio e Papa Waigo larghi a supporto di Gasparetto centrale. Non è andata bene, ma viva la coerenza. E non è andata bene neanche a Mandorlini del Siena che per la prima volta nella città del Palio ha proposto un offensivo trio formato da Maccarone, Chiesa e Frick.
A Parma, i tecnici litigiosi Di Carlo e Baldini, non esitato a schierare formazioni ultra-offensive, con 4 gol nei primi 45 minuti: i ducali schieravano il tridente Reginaldo, Pisanu e Budan, gli etnei Morimoto, Mascara e Spinesi. E poi gli esempi vincenti, quelli che hanno portato i tre punti a chi ci ha creduto: Marino a Milano, con una squadra che eccetto Chimenti aveva 23 anni come età media, è andato con Quagliarella, Asamoah e Floro Flores (in attesa di Di Natale che pare essersi riappacificato) e ha messo non poco in difficoltà la banda di Mancini; Giampaolo s'è presentato al San Paolo col giovane Matri come prima punta supportato dalla classe di Foggia e Fini, vincendo con merito la gara.
Insomma, non più 3-5-1-1 o 5-4-1 per cercare di contenere, soprattutto in trasferta, le folate avversarie ma da subito un gioco a viso aperto da parte di questa nuova leva di allenatori che vogliono giocare a calcio, prima che assicurarsi un punticino frutto di uno 0-0. Complimenti a loro, noi negli stadi o sulla poltrona di casa ci godiamo belle partite. Sicuramente migliori di quelle inglesi, in cui la fisicità e i milioni ormai lasciano il tempo che trovano: il Manchester City di Eriksson ha vinto partite mostrando il più brutto calcio d'Europa.

  • shares
  • Mail
16 commenti Aggiorna
Ordina: