Inter: che pena.




Colpita e affondata.

L'Inter che va in giro per l'Europa a farsi promozione con le altre aziende del gruppo, se fosse una barca, sarebbe il Titanic.

Con la sola differenza che anziché naufragare una volta per tutte, lo fa puntualmente ogni anno e in un modo, o nell'altro, lo fa con vergogna, colpevolmente.

E' bastato un solo siluro ben lanciato dal Villareal, quel gol che tutti dicevano di attendersi e per questo si dicevano pronti a farne chissà quanti per renderlo inoffensivo, per mandarci via, fuori dall'Europa, derisi, inevitabilmente, ancora una volta.

Ma questa volta potrebbe essere lo sfascio.

Perché la sconfitta di Villareal ha il sapore della fine di un progetto durato due anni, quello di Roberto Mancini alla guida dell'Inter.

Un alleatore che andrebbe difeso a spada tratta pe averci dato un gioco, ma che rischia di essere indifendibile, quando la sua lunga schiera di pomposi detrattori comincerà a massacrarlo.

E possiamo stare certi che lo faranno.

Un allenatore che si prende colpe che iniziano comunque dopo quelle di una squadra che gioca senza testa, senza grinta e senza voglia, una partita che avrebbe dovuto aggredire dal primo all'ultimo minuto, sino al punto di far dire a uno degli avversari, Tacchinardi, queste parole orribilmente sante: "Sono rimasto molto deluso dall'Inter: pensavo si giocasse la vita stasera dopo aver perso da tempo il campionato".

Intelligente e puntuale osservazione, che però non basta: io sono rimasto schifato dalla mia squadra, offeso da gente come Adriano e Recoba, ferito dall'inconsistenza di Veron e Stankovic.

Poi, ma solo poi, sono anche arrabbiato per la creatività dell'allenatore che schierando J. Zanetti a sinistra e Cordoba a destra ha confuso le idee a una squadra che non chiedeva altro per ferire a morte i propri tifosi.

Ciao Inter, vorrei urlarti di non farti più vedere, ma so già che domani sarò ancora quì a morire per te.

  • shares
  • Mail
7 commenti Aggiorna
Ordina: