Parma ringrazia gli eroi dei due mondi

Fabio Simplicio portato in trionfo da Corradi E’ un Parma sereno quello che torna oggi al lavoro dopo lo splendido successo di domenica con la Reggina. Una vittoria che in pratica regala ai gialloblù un altro anno di permanenza in Serie A, anche se la matematica richiederebbe altri cinque punti per stappare lo champagne, o almeno un paio di passi falsi del Messina (o del Cagliari) nelle prossime gare. L’ideale sarebbe vincere già sabato a Genova contro una Sampdoria in disarmo (un punto in otto partite) ma il precedente di Udine invita a diffidare di avversarie con l’acqua alla gola che rischiano di essere risucchiate pesantemente all’indietro da squadre che volano, come l’Empoli o la stessa nuova Udinese formato Galeone.
Non c’è dubbio che questo primo poker stagionale, coronamento di un girone di ritorno entusiasmante, porti la firma soprattutto di tre persone. La prima è il tecnico Mario Beretta: credo sia stato giusto criticarlo quando la squadra non girava perché gran parte delle colpe erano comunque sue, giustissimo ora riconoscerne i meriti, soprattutto perché da qualche tempo non sbaglia una mossa. La difesa, finalmente imperniata su Paolo Cannavaro (la sua miglior stagione di sempre in Serie A, peccato doverlo lasciare a fine stagione…) è ora blindata, nonostante i gol subiti a Udine su calcio piazzato; il coraggio di lasciare fuori un Morfeo non al meglio per insistere su un tipo di gioco e una batteria di mezze punte di cui si fida ciecamente; il rilancio di Ferronetti, sempre più convincente a destra dopo il lunghissimo stop, aiutato anche dalla diligenza di Bonera nel reinventarsi terzino sinistro; il rilancio di Fernando Couto; la sapiente gestione di ragazzi come Dessena (in pratica il dodicesimo titolare), Cigarini e Camara, schierato domenica a sorpresa al posto di Pisanu e autore di un’autorevole prestazione. Tutti meriti che vanno ascritti a Beretta che, detto fuori dai denti, si sarebbe ampiamente meritato la conferma, se solo esistesse una società in grado di farlo.

Le altre persone verso le quali i tifosi crociati si sentono in debito sono gli eroi dei due mondi Fabio Simplicio e Mark Bresciano. Il brasiliano, dopo un girone di andata lontanissimo dai livelli dell’anno scorso (tanto che l’ipotesi di una sua cessione al Palermo a gennaio non sarebbe stata ostacolata da nessuno), dal girone di ritorno ha cambiato marcia, prendendo in mano la squadra ben protetto da Grella e approfittando del gran lavoro dei trequartisti per i suoi letali inserimenti che gli hanno consentito di segnare otto gol nella seconda parte del campionato per un totale di dieci, che ne fa il capocannoniere della squadra.
L’italo- australiano ha vissuto gran parte dell’andata in panchina e, quando schierato, faticava a dare il suo contributo a causa di un problema alla caviglia; risolto questo, Mark si è ripreso il suo posto di incursore dalla sinistra e ha infilato prestazioni eccellenti e gol pesanti: otto reti per lui, come nella splendida stagione 2003-2004 con Prandelli in panchina e un quinto posto (Champions League sfiorata) da festeggiare.
Una squadra così è il miglior spot di se stessa e l’auspicio ora è che chi di dovere si muova per assicurarle un futuro, prima che dopo Marchionni e Cannavaro altri buoi scappino dalla stalla.

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