Lo sciopero dell'interista




Ringrazio l'amico Gianluca di Motoblog, (cui devo tante risposte e una notizia...) per avermi segnalato il primo sciopero dell'interista, fatto con tanto di campagna sindacale.

Ma, visto che mi ha sfidato, chiedendosi se avrei avuto il coraggio di scriverlo, rilancio sfidandolo a scrivere di Milan, se ne ha -LUI- il coraggio.

Tornando al tema del post, il significato dell'iniziativa denominata SenzaInter, sta tutto nella prima riga del manifesto on-line:

"Per quale motivo dobbiamo continuare a farci del male dando appoggio ad una squadra apatica e smorta ?"

Bella domanda, molto più complessa di quanto possa sembrare a prima vista; alla quale io rispondo che il motivo non lo so, ma un anno senza Inter è un'autopunizione che non merito.

Io l'Inter la voglio e la voglio forte.

E penso che in fondo non mancherebbe poi molto per avere quello che voglio.

Fino a due anni fa, il cruccio dell'interista era il gioco, che non vedevamo da tempo immemore.

Da due anni giochiamo a fasi alterne, ma è chiaro che c'è un impianto di gioco su cui basarsi; ci sono idee che funzionano a volte bene, a volte male, ma almeno ci sono.

L'Inter ha un impianto di gioco talmente evidente che sovrasta la bravura dei singoli, gli stessi che fino a due anni fà erano la sola ancora di salvezza, secondo tutti gli opinionisti del ramo.

Si è detto così di Ronaldo e di Vieri, (a ragione) e si è provato a dirlo di Adriano, sbagliando: se l'Inter giocasse male, Adriano segnerebbe tra i venti e trenta gol all'anno, ci scommetto, ma scommetto anche che non vinceremmo niente comunque.

A mio parere, anziché scioperare, sarebbe meglio concentrarsi e togliersi di dosso gli istinti auto-lesionisti.

E' la stessa cosa che dovrebbe fare la società che possiede i nostri colori: basta isteria collettiva, basta sovrapposizioni, basta personaggi ambigui, basta lamenti di ogni genere.

Si può solo lavorare; la Ferrari ha preso bastonate per vent'anni, poi ne è uscita così.

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