Chivu dice no al razzismo

In seguito all'omicidio da parte di un rom della signora Reggiani in Italia si è scatenata un'ondata di intolleranza verso i romeni. L'atteggiamento deprecabile ovviamente non poteva mancare di estendersi anche al calcio. Succede così che gli atleti romeni vengono apostrofati con epiteti poco onorevoli, è successo a Mutu allo stadio Olimpico nella sfida della sua Fiorentina contro la Lazio e già l'attaccante aveva rimarcato il suo disappunto.

In questi giorni un altro romeno, il difensore Cristian Chivu, ha voluto dire la sua sull'argomento. Lui che lasciò il suo paese a 18 anni per certi versi ha condotto una vita da nomade, miliardario però. E' arrivato in Italia da quattro anni grazie alla Roma che lo strappò all'Ajax.
Chivu è ben cosciente della poca simpatia che il nostro paese prova per i suoi concittadini di questi tempi, è dispiaciuto per quello che è accaduto ma non perché il protagonista del fatto di cronaca sia stato un suo connazionale, il suo disappunto è quello di un essere umano che non accetta che accadano cose del genere.

Quello che più fa male però è che per colpa di qualcuno devono vivere il disagio in tanti:

"In questi casi paghiamo noi, noi romeni che lavoriamo, che cerchiamo di comportarci bene. Noi che teniamo alta la bandiera del nostro paese."

Il problema del razzismo che a volte la fa da protagonista nelle curve italiane però non è nuovo, lo stesso giocatore dice che da quando è arrivato ha sempre dovuto sentire insulti nei suoi confronti. Lui ci ha fatto l'abitudine, purtroppo però ci sono persone che non riescono ad ambientarsi nel nostro paese anche a distanza di anni.

Sarebbe sbagliato fare di tutta l'erba un fascio, puntualizza, perché purtroppo, ovunque, in mezzo alle persone oneste ci sono delle mele marce, le famose minoranze alle quali ci appigliamo anche noi italiani quando ad esempio parliamo dei nostri tifosi.
Lo stesso discorso ovviamente lo si può fare per i romeni:

"Mi dà molto fastidio il modo in cui vengono descritti i romeni che vengono a lavorare in Italia. C’è tanta gente che lascia la famiglia e viene in un altro Paese con la voglia di lavorare e di mettere in gioco le sue conoscenze e tutto quello che ha imparato nel cammino della vita. C’è tanta gente che ha voglia di lavorare e guadagnare quelle cose che in Romania non riuscirebbe a raggiungere."

Poi c'è chi invece in Italia non trova la terra promessa che sperava e imbocca strade meno pulite, così si arriva alle tragedie come quella di Roma.
Questo problema, secondo Chivu, non è di natura prettamente sociale ma anche politico e cercare una soluzione è compito dei politici:

"Credo che debbano pensarci i governi: quello italiano e quello romeno. Parlino i nostri governanti, anzi facciano qualcosa insieme. Il nostro interesse, dico di noi romeni, ma parlo di tutti, chiede di reagire perché certe cose non accadano più."

In effetti anche la stampa di tutta Europa, compresa quella romena, si è espressa in questo senso; l'entrata della Romania nella comunità europea forse è stata un po' prematura. Il paese è governato da una classe politica ampiamente corrotta e i cittadini di questo ne hanno coscienza.
In attesa però di qualche provvedimento intelligente, non come quello affrettato preso in Italia, non possiamo far altro che mettere da parte i luoghi comuni e guardare alle persone per quello che sono. Ci sono onesti e disonesti senza distinzione di nazionalità, è ingiusto che paghino gente come Chivu o Mutu, com'è ingiusto che paghino tutte quelle persone per bene che come unico difetto hanno quello di essere della stessa nazionalità di qualche scellerato.

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