Platini: "La violenza è il cancro del calcio"

Il presidente dell'Uefa Michel Platini, intervistato oggi da Repubblica in merito ai fatti avvenuti in seguito alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ha rilasciato dichiarazioni molto dure nei confronti degli ultras che si rendono protagonisti di episodi di violenza, sostenendo che:

"La violenza è il cancro, il vero cancro del calcio." [...] "Bisogna fermare questa gente che tiene il calcio in ostaggio e allora sì, certo, sono d'accordo, nell'impedire le trasferte dei violenti. Così è stato deciso di fare in Italia e mi sembra una soluzione giusta: può servire, per un periodo di tempo limitato. Così quella gentaglia non si affronta più lungo le autostrade e così si ha anche più tempo per ripulire le curve. Penso ad Atene, ad esempio, alla finale di Champions League, a quei diecimila tifosi del Liverpool arrivati senza biglietto. Ma chi li ha fatti partire?"

precisando però di non essere d'accordo sulla decisione di fermare i campionati per una settimana. Infatti Platini sostiene che:

"Il presidente dell'Uefa si stupisce perché non si gioca a pallone. Che c'entra il calcio con quello che è successo ad Arezzo? Niente, è un problema della società, è un problema di ordine pubblico: il calcio è solo preso in ostaggio. Perché allora il lutto al braccio, perché fermare le partite? Troppo facile. Certi episodi succedono a 300 chilometri dagli stadi, che colpa ne hanno le società di calcio? Io sono qui per difendere il valore del calcio e voglio dare un aiuto anche all'Italia per uscire da questa situazione. Io aiuto l'Italia, non la affosso...".



Riguardo al possibile 0-3 a tavolino per l'incontro Atalanta-Milan, sospeso a causa degli incidenti provocati dagli ultras bergamaschi, dichiara che:

"Ci devono aiutare i giudici. Tocca a loro, più che alla polizia. Il tifoso del Celtic Glasgow che ha invaso il campo col Milan nella partita di Champions è stato messo al bando dagli stadi per tutta la sua vita. Non ha deciso il club scozzese, ma i giudici. Solo la giustizia può aiutarci, i club di calcio non ne hanno la forza".

indivuduando una possibile soluzione del problema in una "polizia europea per lo sport":

"Non solo contro la violenza, ma anche contro il doping, contro chi trucca le partite, contro le scommesse clandestine, eccetera. Una polizia per lo sport, non solo il calcio. Abbiamo già avuto incontri con le polizie e il 28 e 29 novembre a Bruxelles ci vedremo anche con tutti i ministri degli Interni d'Europa. Ci devono aiutare, noi da soli non ce la possiamo fare: il calcio deve essere una festa, deve tornare ad esserlo. Tutti devono avere la possibilità di poter andare in uno stadio, altro che chiuderli. Il 95% delle persone che va in uno stadio d'altronde vuole godersi solo lo spettacolo, magari coi figli. Il 5% sono dei violenti: e questi vanno fermati. In Italia come in Germania, in Polonia, a Barcellona".

e sottolineando i passi avanti fatti sul razzismo da quando ha assunto la presidenza dell'Uefa:

"I violenti, i razzisti, sono sempre gli stessi. [...] Io ho voluto la tolleranza zero e non cambio certo idea, devo soltanto convincere i giudici sportivi: quindi meno multe che in qualche caso servono a poco, ma più curve chiuse e nei casi estremi anche club esclusi dalle Coppe europee".

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