Supermarket Parma?

Luca Cigarini
Come ogni anno ad aprile, indipendentemente dai risultati ottenuti dal Parma nel corso della stagione, secondo i quotidiani sportivi nazionali si aprirebbe il Supermarket Parma, una sorta di svendita fuori stagione di giocatori, destinati naturalmente a lenire le ferite dei tifosi delusi da stagioni sotto tono dei propri beniamini.
Da un lato è comprensibile che una volta sfumati i vari obiettivi stagionali (fatta salva la squadra che vince lo scudetto ma, ahimé, questa è e rimane una soltanto…), sia necessario consolare i tifosi con qualche titolone riguardante quel grande campionato parallelo che è il calciomercato. E il Parma, storicamente, è da sempre preda privilegiata a sentire i vari esperti di mercato o presunti tali, vuoi per una consolidata tradizione nell’allevare giovani talenti, vuoi per il limitato bacino d’utenza che ne fa una comoda vittima sacrificale sull’altare delle copie vendute.

Quest’anno, complice la situazione societaria particolarmente incerta, le danze si sono aperte già a gennaio, non solo con la caccia ai giocatori in scadenza di contratto, ma anche a quelli ancora legati alla società gialloblù, al di là del fatto che la stagione fin lì fosse stata più o meno buona. Ecco allora che accanto a Marchionni (sfortunatamente e irresponsabilmente perso a costo zero) si comincia a parlare dei soliti noti come Bonera, Cardone, Bresciano e soprattutto Fabio Simplicio. Se a gennaio il brasiliano (reduce da quattro mesi decisamente sotto tono) era nelle mire del Palermo di Zamparini per una cifra vicina ai 7 milioni di euro, dopo il travolgente girone di ritorno che l’ha visto protagonista, ecco farsi avanti la Lazio (almeno secondo il procuratore del giocatore) e francamente riesce difficile capire dove potrebbe trovare Lotito i soldi per il giocatore, la cui valutazione ormai sfiora i 10 milioni. Lo stesso discorso vale per Grella (Everton), per Bresciano (Fiorentina), per Bonera (Palermo, Fiorentina e la solita Juve) e per le compartecipazioni in giro per l’Italia (Frey, Bonazzoli, Rosina…) a sentire i quali piuttosto che tornare a Parma si farebbero tagliare un mignolo.

Insomma, a dare retta ai giornali l’anno prossimo il Parma dovrebbe davvero giocare con la Primavera (come cantano in Curva Nord la domenica), ma al di là del fatto che è un’ipotesi che non spaventa (come dimostra la straordinaria stagione di Cigarini, Dessena, Savi e Rossi, e le potenzialità di Paponi, Mattiuzzo, Pambianchi e Mandorlini), questo scenario si sarebbe dovuto verificare in tutte e quindici le stagioni precedenti in cui il Parma ha militato in Serie A e alla fine delle quali, l’appetito delle grandi si è sempre soffermato sui gioiellini di casa gialloblù, da Osio e Melli , Apolloni e Minotti in poi. La realtà, poi, è sempre stata diversa: i giocatori sono sempre partiti per loro volontà (l’ultimo è Gilardino), per tanti soldi (Buffon, Thuram, Veron, Di Vaio…) o per adeguata contropartita tecnica (Crespo) o più spesso per le tre cose insieme. Ma il patrimonio del Parma non si è mai depauperato, e la squadra ha sempre dato l’impressione di valere le prime dieci d’Italia anche nei momenti più neri in cui si è seriamente rischiato la B. Si pensava che dopo Crespo nessuno ne avrebbe raccolto l’eredità e invece è spuntato subito Di Vaio; si diceva che senza Di Vaio il Parma sarebbe stato condannato alla retrocessione e sono arrivati Adriano e Mutu; in preda allo sconforto per l’addio del rumeno ci si è dovuti ricredere sul conto di Morfeo; e quando infine Adriano è tornato alla casa madre dell’Inter, nessuno avrebbe scommesso una ghinea su Gilardino. E finalmente il colmo dei colmi: con Gilardino (24 gol) il Parma si salva allo spareggio, con Corradi (7 gol) si salva in carrozza a quattro giornate dalla fine.
Naturalmente mai come quest’anno il tipo di mercato del Parma dipenderà dai tempi dell’ingresso dei nuovi proprietari, ma l’impressione è che ancora una volta chi pensa di saccheggiare impunemente il supermarket Parma dovrà accontentarsi degli articoli effettivamente posti in vendita, e null’altro.

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