Il nuovo Milan di Allegri: "italianità" stile Juventus, ma l'uomo chiave è Nigel De Jong

Il Milan di oggi non è il Milan dei sogni. Questo è acclarato. E l'analisi va oltre il successo ottenuto a Bologna. Ma il Milan è una società che ha un'anima e guardando a mente fredda la rosa a disposizione di Massimiliano Allegri bisogna constatare che ha anche i giocatori. Non visti uno a uno, ma nella globalità. Sotto questa ottica il Milan è anche una società che ha una certa intelligenza-scaltrezza figlia del suo massimo dirigente Adriano Galliani: in un'estate mai come prima di vacche magre la gestione Berlusconi un po' di creatività l'amministratore rossonero ce l'ha messa.

A guardar bene, anche più di altri. Partendo da un postulato che era il diktat della “famiglia”, disunita e quindi poco portata a investire, perché i soldi nel calcio possono essere una questione di pancia prima ancora che di testa: bilancio estivo necessariamente in pareggio e squadra meno pretenziosa in Europa (la Champions League era la richiesta esplicita ad Allegri nella passata stagione, ora non più), ma attrezzata per provare a vincere il campionato riconquistando anche un po' di italianità.

Bologna - Milan 1-3: Le foto della Partita

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Insomma, verrebbe da dire: è stata in grossa parte appresa e fatta proprio la lezione impartita dalla Juventus di Antonio Conte l'anno passato.
Tecnicamente, si diceva, quella del Milan è una rosa infine completa e ben amalgamata. Mancano i senatori, chiaro. Ma quelli sono utili quando si lavora sulla continuità. Diversamente, sono soltanto problemi: anche qui una Juventus, quella di Ciro Ferrara, ha fatto da apripista. Tornando ai rossoneri, non ci sono le superstar, ma c'è un buon mix di esperienza, fame, voglia di rivincita e giovani alla prova del nove, liberati da coperchi insostenibili, se vogliono consacrarsi.

Tra questi ultimi El Shaarawy e De Sciglio che di fatto è la prima alternativa sulle fasce in difesa sia a destra che a sinistra. Il resto dei nomi e dei connotati sono ben noti.
Meglio allora ragionare in termini macrocalcistici, ovvero dalla visuale di Allegri: con questo organico e con queste personalità meno ingombranti il tecnico può riproporre il suo calcio, non entusiasmante ma pratico e lineare, che poi è quello mostrato nei 2 anni di Cagliari. Più rapidità, miglior sfruttamento del contropiede (che in Italia resta alla base del 30% dei gol segnati, secondo solo agli sviluppi delle palle da fermo) e forza in mezzo al campo.

Ed è proprio lì, a centrocampo, che esiste un nome, volendolo spendere, che può essere la chiave della stagione. Si tratta di Nigel De Jong, calciatore mai da copertina ma determinante per carisma, personalità ed equilibri in campo, cioè quanto di meglio chiede una buona pretendente in un campionato come quello italiano. Più lui che i tanto discussi reparti di difesa e attacco (Pazzini-Boateng-El Shaarawy-Robinho-Bojan sono un quintetto superiore per esempio a quello dell'Arsenal), dove si tiene fuori dal conteggio un certo Alexandre Pato più per prudenza che per presunta involuzione: se il brasiliano si ritrova, il ragionamento va moltiplicato per due.

E anche la retroguardia non è quello spauracchio che tanto temono i tifosi rossoneri: nessuno è Nesta, nessuno è Thiago Silva, ma forse questo aiuta ad entrare nell'ottica moderna, rappresentata da quasi tutti i top-club ad eccezione forse di Real Madrid e Manchester United, che dietro bisogna agire e ragionare da reparto. Altra lezione bianconera: chi avrebbe scommesso un euro sul tandem Bonucci-Barzagli? Prandelli certamente no, poi ha ringraziato il cielo.

Ecco perché De Jong è la chiave, quindi: può schermare la difesa dandole sicurezza nelle chiusure e negli appoggi, può coprire le spalle ai Nocerino, ai Constant, ai Flamini (giocatori che danno il meglio se guidati dall'istinto), può soprattutto dare coraggio e compattezza nei momenti difficili. Che, e di questo ne sono consapevoli sia in società sia nelle redazioni dei giornali, ci saranno eccome.

Foto | © TM News

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