“One nil to the Arsenal” è il coro che per decenni i tifosi della North Bank hanno intonato con buona dose di autoironia (e tanto sfottò) per sottolineare che il boring boring Arsenal (di George Graham e di altri) stava ancora una volta vincendo, ancora una volta per 1-0, ancora una volta senza meritarlo; oggi è il punteggio che può permettere ai gunners la prima finale di Coppa dei Campioni (perché la Champions League assegna la Coppa dei Campioni…) della gloriosa storia della squadra di Londra Nord.
Chissà cosa ne penserebbe Nick Hornby, il grande scrittore inglese autore di Febbre a 90, il più bel libro sul calcio mai scritto, e interamente dedicato proprio alla sua passione per l’Arsenal? Chissà cosa penserebbe di questo tragurado così vicino, sognato per tanti anni e ottenuto (forse) proprio nell’anno in cui Highbury saluta palcoscenici britannici ed europei e si avvia a una malinconica pensione. Forse penserebbe all’inizo di una nuova era di successi, ma soprattutto alla fine di una storia romantica, fatta di personaggi rimasti indelebili nelle memorie dei tifosi, rappresentanti di quell’essere così londinese, così Arsenal da diventare un marchio di fabbrica, un segno sulla pelle.
Oggi l’Arsenal non è più il
noioso noioso Arsenal degli anni ’80, oggi è la squadra spettacolo di
Arsène Wenger, il tecnico alsaziano venuto a miracolo mostrare, adeguandosi però alla dilagante moda di raccogliere talenti in giro per il mondo, non solo nei quartieri popolari e nei pub di Londra Nord. Oggi i giocatori inglesi dell’Arsenal si contano sulle dita di una mano e, complici gli infortuni di
Sol Campbell e Ashley Cole, è piuttosto raro trovarne uno nella lista dei 18. I nuovi idoli vengono dal Sudamerica come
Gilberto, o da continenti una volta ignorati, hanno nomi immaginifici come
Touré,
Eboué o
Adebayor; i goleador sono nuovi talenti (
Thierry Henry, Robin van Persie, Arturo Lupoli e José Antonio Reyes) o vecchie volpi (
Dennis Bergkamp e Robert Pires) del vecchio continente, come le menti
Fredrik Ljungberg, Alexander Hleb e Francesc Fabregas, i difensori
Flamini e
Senderos e addirittura il portiere
Lehmann. Là dove una volta si ergeva il monumento
David Seaman, dietro a quella fantastica linea di vecchi, brutti, sporti e cattivi per i quali, una volta tanto, si può sprecare l’aggettivo “mitico”:
Lee Dixon, Nigel Winterburn, Martin Keown e soprattutto il grande “
one Tony Adams, there’s only one Tony Adams“, con la sua faccia da sbornia perenne, con la sua tecnica approssimativa, ma con un cuore e un coraggio come nel terzo millennio non usa più.
A fronte di questa ridefinizione della sua identità, che l’ha trasformata in una (fortissima) squadra come tante altre,
l’Arsenal domani sera vola a Villarreal (senza Bergkamp, unica concessione a un calcio che non c’è più: rifiutarsi di prendere un aereo per giocare) per giocarsi la partita più importante della sua storia e lo fa con la formazione migliore di questo momento, quella che all’andata ha confezionato il
one nil che dovrebbe metterla al sicuro da ogni sorpresa se solo Lehamnn manterrà la sua imbattibilità che dura da più di 800 minuti in Champions League. L’unico dubbio riguarda l’impiego di
Reyes, squalificato all’andata, cui potrebbe fare posto
Pires, mentre
preoccupa un po’ il ginocchio di Senderos, tanto da far balenare l’idea di rilanciare addirittura
Sol Campbell al suo posto, reduce dall’intervento al naso.
Poi la mente passerà a Parigi, e in attesa di Barcellona o Milan, i tifosi riandranno con la mente agli scudetti di George Graham suggellati da
David Rocastle e
Alan Smith, ai baffi e al codino di Seaman, alle sgroppate di
Ray Parlour, alla loro cattivissima e temutissima difesa, ai sabati pomeriggio a Highbury, a realizzare che coppa o non coppa non sarà più così.
Chissà cosa ne pensa Nick Hornby?
vieni_127
24 apr 2006 - 12:32 - #1Quasi quasi mi facevi piangere, caro mattia… avevo deciso di non tifare domanisera per nessuna delle due, ma dopo st’articolo ho preso la mia decisione: viva Arsenal!
zebitta
24 apr 2006 - 15:47 - #2Già già, è proprio una bella squadra l’Arsenal. Io, da juventino, sono invidioso di quei tifosi che si divertono guardando giocare la propria squadra quando a me tocca subire inutili e odiosi silenzi stampa oltre che due anni di “gioco” orribile o meglio di non gioco.Infatti la Juve scende in campo cercando di ammazzare il gioco altrui e non imponendone uno!Ecco perchè l?arsenal ci ha buttati fuori a calci, perchè gioca!E gioca proprio bene!!!
Mattia
24 apr 2006 - 16:08 - #3Sempre troppo buono con me, vieni_127. So di deludere molti fan rossoneri, ma mi auguro sinceramente che la finale sia Barcellona - Arsenal. Per cui nonostante l’istintiva simpatia per il Villarreal (per similitudine con il mio Parma, soprattutto…) domani sera sarò un Gunner anch’io.