L'affare Boumsong si tinge di grottesco

La cessione di Jean-Alain Boumsong sembrava ormai cosa fatta, il calciatore aveva salutato i suoi, ormai vecchi, tifosi con l'importante gol di San Siro ed era poi volato alla volta di Lione per cominciare la sua nuova avventura. Sembrava quasi un finale perfetto, sembrava appunto, perchè la vicenda si è complicata tantissimo e ad ascoltare i francesi, che sono anche piuttosto seccati, la colpa sarebbe della Juventus.

Secondo un comunicato ufficiale pubblicato sul sito ufficiale della squadra francese l'accordo con la Juve era quello di far disputare l'ultima partita al difensore proprio in Coppa Italia per poi mandarlo in Francia in modo da renderlo disponibile per il derby contro il St. Etienne. E infatti dalla Francia è partito un volo privato per Torino che ha prelevato il giocatore e lo ha portato in quel di Lione. Fin qui tutto secondo gli accordi.

All'improvviso però la dirigenza bianconera sembra essersi accorta che rinunciare a Boumsong senza avere prima un'alternativa, dopo aver ceduto alla leggera anche Criscito, potrebbe risultare una scelta azzardata. Allora hanno richiesto indietro il giocatore che però ragionevolmente si è rifiutato di tornare in Italia. Il Lione intanto ha parlato per voce del suo direttore amministrativo, Maerino Faccioli, e il tono della sua dichiarazione è ovviamente duro.

"La Juventus ha rifiutato la scadenza del trasferimento dopo averci dato la sua parola". Rincarando poi la dose: "La Juventus aspetta un nuovo arrivo. Ma è un comportamento che non ho mai visto in trenta anni di carriera. Sono sorpreso da questo atteggiamento della Juve che è fortemente criticabile". Anche Boumsong sfogandosi con il suo procuratore pare non abbia speso parole d'amore per Secco e soci. Insomma un bel pasticcio diplomatico da cui non sarà semplice uscir fuori.

Di questi tempi si parla dei bianconeri e delle loro carenze a livello di organico, di giocatori che dovrebbero arrivare e di chi deve invece partire. Forse però ai piani alti della società dovrebbero riflettere se anche a livello dirigenziale ci sono uomini capaci di gestire una delle società di calcio più blasonate al mondo. Visto come sono andate le cose finora sembrerebbe che qualcosa da aggiustare ci sia anche dietro le scrivanie e non solo sul campo.

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