Sostituzioni: ogni allenatore le usa a modo suo

In principio non esistevano i cambi: gli undici che entravano in campo erano gli stessi che poi tornavano negli spogliatoi, alcuni malconci e spesso messi sulla fascia per correre di meno. Poi dal 1965 in poi fu introdotta la prima sostituzione e subito divenne celeberrima la staffetta tra Rivera e Mazzola nei mondiali messicani del '70, così come famoso fu Altafini e la sua attitudine a entrare a partita in corso piazzando gol pesanti. Dal 1980, poi, i cambi a disposizione degli allenatori furono due e così è stato per i 15 anni successivi.

Prima di arrivare alle 3 sostituzioni attuali ci fu un breve periodo di transizione in cui gli avvicendamenti rimanevano due, ma potevano diventare 3 se a essere sostituito era il portiere. Fino alla formula dei giorni nostri: per tre volte un allenatore può scegliere di mandare in campo un panchinaro e, osservando bene il comportamento dei tecnici nostrani, si può notare come ognuno di essi abbia un modo tutto proprio di scegliere modo e momento di effettuare le sostituzioni.

Il primo teorico fu Marcello Lippi, stratega da bordo campo, uno che le tre sostituzioni le ha sempre usate tutte e con grande intelligenza tattica; poi via via tutti gli altri, con Capello che è diventato famoso per la sua cronica attitudine a sostituire perennemente Montella alla Roma e Del Piero alla Juve. Nel 2008 le scuole di pensiero sono tante, sebbene ancora esistono i giocatori "sempre" sostituiti e quelli che invece entrano a partita in corso: tra i primi spicca Mancini della Roma, tra i secondi Vieri della Fiorentina.

Gasperini ha l'abitudine di sostituire sempre Peppino Sculli ad inizio ripresa: "E' vero, Sculli spende molto e spesso lo cambio, gli esterni sono più passibili di sostituzione, anche se quelli più a rischio sono gli attaccanti". Perché sono proprio i giocatori offensivi i più "cambiati", mentre il pacchetto difensivo è sacrilegio scombinarlo; ed infatti Del Neri ha tolto per ben 18 volte Langella, uno che corre e si spende per poco più di un'ora. C'è chi poi, al contrario di Lippi, non cambia molto.

Pasquale Marino dell'Udinese, ad esempio, ha una teoria tutta sua: "La terza sostituzione me la tengo fino alla fine perché non si sa mai e finora mi ha portato bene. Poi non voglio prendere in giro nessuno facendo un cambio per cinque minuti. Difficile che faccia cambi oltre l'80°, significa stravolgere l'assetto di base. Così come non si fa mai la terza sostituzione a 30 minuti dalla fine" le sue parole. E anche Ranieri non sempre fa il terzo cambio, lui forse più per la pochezza delle opzioni a disposizione in panchina. Infine Spalletti, un altro che i 3 cambi li sfrutta in toto, ma dal 70° in poi: "E' vero. Ma significa che ho scelto bene la formazione iniziale. Però, tardo anche perché spesso il giocatore più usato può avere il picco finale".

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