Palermo, solito copione: Zamparini e Gasperini "super amici" in conferenza stampa

Oggi è stato il giorno della presentazione a tifosi e stampa del nuovo allenatore del Palermo: dopo l'esonero lampo di Giuseppe Sannino, il patron dei rosanero ha chiamato Gian Piero Gasperini, allenatore dal caratterino pepato che solo un anno fa proprio Maurizio Zamparini aveva definito "un presuntuoso" per via di un suo rifiuto per quella che oggi è diventata la panchina su cui siede. Cosa è cambiato dopo qualche mese appena? "L'anno scorso non ho accettato Palermo perché chi collaborava con Zamparini, forse, non era convinto. Mi voleva solo il presidente, adesso vogliamo fare squadra insieme" ha tagliato corso il tecnico di Grugliasco che comunque si è tutelato a modo suo: la redazione sportiva di Sky parla di una clausola che potrà fare scuola quando si tratta di Palermo e di Zamparini, quella cioè di un'indennizzo molto lauto in caso di esonero.

Tant'è, il matrimonio c'è stato e oggi i novelli sposi hanno mostrato il loro amore alle telecamere. Zamparini è tutto in ghingheri e parla con buona lena; tralasciando le motivazioni, sempre le stesse, che lo hanno portato a dare il benservito a Sannino (che comunque rimarrà a libro paga), l'imprenditore friulano affila le corde del suo violino per presentare il Gasp:

"Ci sono rimasto male quando Gasperini ha detto di no al Palermo, ora era libero ed ha qualcosa in più: lo scorso anno veniva da campionati di un certo livello, senza frustrazioni. Ora viene con una rabbia dentro che ognuno di noi ha quando qualcosa va male, come all'Inter. Non siamo una squadra di brocchi, solo una squadra senza gioco. Questi mesi ci faranno vedere se ci saranno delle manchevolezze da ovviare a gennaio; vogliamo fare un team, dove lavoriamo tutti insieme. Vediamo dalle prossime gare; la difesa è sotto osservazione. Ci sono giocatori esperti e giovani non amalgamati, vedremo il lavoro del mister che cercherà di farlo rendere al meglio. Non sono preoccupato per la classifica, l'Udinese ha un punto come noi. Il Cagliari, per esempio, è più scarso di noi, ma non siamo squadra, non mi sarebbe piaciuto neanche vincere giocando così. Voglio aprire un ciclo e diventare, con lui, una squadra: da noi farà benissimo".


Gasperini è disteso, determinato, per la prima volta prende una squadra a stagione in corso e sa che il suo potrebbe essere un lavoro a tempo; perciò stempera la tensione con una battuta: "La sfida Inter-Palermo? Il mio obiettivo è di restare fino a quel momento" e poi ammicca verso il presidente che risponde con una risatina. In realtà Gasperini rende ai taccuini quello che la gente, giornalisti compresi, si aspettano di sentire:

"Sono fermo da un anno, c'è voglia di ripartire. Qui ci sono le condizioni per sfatare i presupposti che paiono negativi. Ho stima di Zamparini e di Perinetti; è un momento non felice, manca entusiasmo, ma è una scommessa sotto tanti profili e c'è la possibilità di vincerla. Voglio dare grandi soddisfazioni al presidente, lavorerò per costruire un bel Palermo. Qui c'è scetticismo, ma essendoci tanto entusiasmo è normale che ci possa essere negatività. E' una grande opportunità per far qualcosa di buono, per riportare il Palermo su binari che gli competono. Possiamo giocare con tranquillità, sicurezza e voglia di far bene: voglio convincere il presidente ad aprire un ciclo, come con Preziosi".

Il Palermo dunque passa alla difesa a 3, marchio di fabbrica gasperiniano che lui stesso continua a difendere dopo la debacle interista ("rimango convinto che l'Inter fosse adattissima a giocare con la difesa a tre. Anche per dare nuovi stimoli, nuove motivazioni. Adesso, a tre giocano anche la Nazionale, la Juventus, il Napoli..."), accantonando quel 4-4-2 che tanto di moda andava negli anni '90 e che ora è utilizzato alla spicciolata. L'ultimo strenuo difensore di questo modulo era proprio Sannino, esonerato: a memoria in Serie A resiste solo Ventura del Torino, che ad esser pignoli gioca col 4-2-4. Chiosa finale su Giorgio Perinetti, un uomo tra i più abili nelle trame calcistiche italiane che si era portato al Barbera il suo ultimo pupillo, un Sannino a cui non è stato dato il tempo di lavorare.

"E' stata una grandissima delusione. Credo che Perinetti sia il più deluso, si è ritrovato un Sannino diverso" ha detto, sempre questa mattina, Zamparini. E il povero Perinetti non ha replicato, dando per buone le parole del suo presidente; il ds rosanero si è limitato a dire:

"Posso assicurare che non mi dimetto. Darò le dimissioni esclusivamente quando penserò di non essere utile, ora la situazione non è questa. Con Zamparini ci siamo confrontati, ma non credo che in passato Foschi o Sabatini dovessero dimettersi per ogni esonero del presidente".

Così, giusto per dare voce in capitolo anche a chi di voce in capitolo, in questa vicenda, ne avrà avuta sicuramente ben poca.

Foto | © palermocalcio.it

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