Gigi Delneri torna a parlare: "Il Chievo, la Samp e quell'anno alla Juve..."

Dopo un anno di silenzio ad assorbire la delusione per aver dovuto lasciare la panchina della Juve dopo appena una stagione, Luigi Delneri rompe il silenzio e si racconta; lo fa su Sky, ma anche su TeleArena, il tecnico di Aquileia dopo dodici mesi di riflessione è di nuovo pronto a mettersi in gioco: "A volte serve anche stare a riflettere, a pensare" confida l'ispettore Clouseau del calcio italiano. E proprio oggi che si gioca Juve - Chievo, impossibile non riavvolgere il nastro della memoria. Perché c'è stato il bianconero e prima ancora il blucerchiato, il nerazzurro atalantino, la Roma, il Palermo e il Porto, ma in principio fu il Chievo dei miracoli, stagione 2001/2002:

"Quell'anno, se non ci avessero fermato, chissà cosa poteva accadere. Sì, potevamo vincere anche lo scudetto, l'ho detto altre volte, lo penso. Facemmo 35 punti all'andata e il campionato era a 18 squadre, eh... Poi, cominciarono ad arrivare certe "botte", per forza ci fermammo... Ma nonostante tutto, arrivammo quinti a un punto dal Milan che doveva andare in Champions... La sfida della nostalgia? Avete dubbi, la vincerebbe il Chievo. Lì ho vissuto gli anni più belli, quel Chievo resterà per sempre un capolavoro unico. La Juve è stata una bellissima storia, ma è durata un anno, sono diverse le situazioni e gli stati d'animo...".

Già, la Juve. Dopo una stagione pazzesca a Genova, sponda Samp, Marotta gli propose di seguirlo poco più a nord: "Avrei fatto la Champions, c'era grande entusiasmo, a me bastava. Poi Marotta mi chiese, vieni a Torino? Come si fa a dirgli di no?". E Vecchia Signora fu, una stagione dalle due facce: anno solare 2010 alla grande con vittorie di lusso e gioco spumeggiante (ma dolori in Europa League), nel 2011 il naufragio:

"Io so che a gennaio sembrava che tutto filasse alla grande, eravamo lì, ce la giocavamo. Pensa che c'era gente pronta a scommettere che sarei rimasto a lungo, alla Juve. Poi il vento è cambiato, si fece male Quagliarella che per noi era fondamentale e stava giocando benissimo. Perdemmo qualche punto, perdemmo sicurezze, ritrovarsi in mezzo alla bufera è stato un attimo...".

Scelta, quella di lasciare Marassi per sedere sulla panchina dell'Olimpico di Torino, che Delneri non ha mai rinnegato:

"Indubbiamente se non fosse arrivata la Juventus sarei rimasto a Genova, però Garrone arrivò tardi. Forse sarebbe stata la scelta più giusta rimanere alla Sampdoria, vedendo poi quel che è successo l'anno dopo. Però non bisogna tornare indietro, sicuramente rifarei le stesse scelte. E magari ripagherei dazio con la Juventus, ma nel calcio ci sta di inserirsi in contesti sbagliati e avere difficoltà. Col senno di poi sarei forse rimasto a Genova, ma non rinnego quella stagione a Torino. Anzi, sono contento di aver conosciuto un ambiente e persone che ti hanno lasciato un segno positivo. A Torino si stava vivendo un momento di ricostruzione, probabilmente c'era poca pazienza, o forse non ero io l'uomo giusto. Fino a gennaio eravamo terzi con diciottenni in campo. Finchè Quagliarella, Iaquinta e De Ceglie erano a disposizione la squadra girava".

Sportività, signorilità, e un piglio testardo che diventa virtù quando appiccicato al carattere di un friulano come Delneri. In attesa di una nuova chiamata. I tempi sono maturi.

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