Andrei Arshavin: il genietto di San Pietroburgo


Andrei Sergeyevich Arshavin nacque nell'allora Leningrado il 29 maggio del 1981: in 27 anni sono cambiate mille cose, l'Unione Sovietica non esiste più e anche la sua città ha cambiato nome, il calcio in Russia sta crescendo esponenzialmente e San Pietroburgo, da ieri sera, è al centro del calcio europeo. Se s'associa il fatto che la finale di Champions di mercoledì prossimo si giocherà a Mosca, che la Russia sarà presente ai prossimi Europei (grazie a Guus Hiddink che ha estromesso l'Inghilterra) e che ormai economicamente i magnati russi spadroneggiano in mezza Europa, beh, ecco che non è difficile intuire un prossimo boom del calcio sovietico.

Già il CSKA Mosca tre anni fa aveva strabiliato andando a vincere ai danni dello Sporting Lisbona una Uefa insperata; ma quella era una squadra un po' troppo internazionale, con Vagner Love assoluto protagonista e con un progetto più a breve termine. Lo Zenit delle meraviglie è invece una macchina che potrà avere un futuro, un gioiellino firmato Gazprom che per la vittoria della Coppa ha sganciato 15 milioni di euro solo come premio. Gingillo fresco e veloce plasmato dalla volpe di Advocaat, coi tifosi illustri Medvedev e Putin che stravedono per Pogrebnyak e Arshavin, cannoniere e fantasista, russi purosangue. Anche se Arshavin, forse, scalda di più i gelidi cuori russi (Fotogallery).

Un metro e 75 e due piedi morbidissimi, Andrei anche nella finale continentale di ieri ha fatto strabuzzare gli occhi ai tifosi russi e non solo: visione di gioco superba e assist al bacio, come quello che ha mandato in gol il compagno Denisov, al 72°. E poi il "là" per il secondo gol dello Zenit: apertura per il turco Tekke e gol di Zyrianov su cross basso dello stesso. E lui, Arshavin, senza frenesia ad alzare le braccia al cielo, con naturalezza, come chi non fa fatica ad offrire palloni d'oro ai compagni. Undici gli assist nella stagione dello scudetto del San Pietroburgo che l'anno prossimo farà parte degli 8 gironi Champions, undici palloni serviti ai compagni che si sommano ai dieci spediti direttamente in rete dal numero 10 biancoazzurro.

Partito come centrocampista di destra, avanzato poi dietro le punte, Arshavin associa una visione di gioco eccellente a forza fisica e corsa che lo rendono perno inamovibile della squadra baltica. Ben coperto dall'ucraino Tymoschuk, le sue giocate sono risultate linfa vitale e non da quest'anno. In squadra dal 1999 (suo unico team) ha collezionato 214 presenze sfiorando le 50 marcature, risultando utilissimo anche a Guus Hiddink per la Nazionale russa in cui è stato anche capitano (33 partite e 10 gol): peccato però che ai prossimi Europei dovrà saltare le prime due partite del girone contro Spagna e Grecia, a causa di una stupida espulsione contro l'Andorra nell'ultimo match delle qualificazioni.

Insomma, segnatevi sul taccuino il nome di Andrei Arshavin. Anche se, coi soldi che girano a quelle latitudini, probabilmente non si muoverà da San Pietroburgo: il luogo dove è nato, il luogo dove è diventato una stella del calcio europeo.


Le migliori foto di Andrei Arshavin

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