Soros rinuncia: la Roma è ancora dei Sensi, ma i debiti restano


Sembra concludersi la telenovela della cessione della Roma al magnate americano George Soros. Quando sembrava "tutto fatto" e si attendeva soltanto l'annuncio la trattativa è saltata, o meglio, bisognerebbe dire che non è mai stata vicina alla conclusione come i rumors, alimentati in un gioco perverso dalle enormi crescite del titolo in borsa, lasciavano intendere. Soros non vuole investire nella Roma, la famiglia Sensi resta al timone di una barca sempre meno solida.

La situazione debitoria della ItalPetroli, la società dei Sensi, è di difficile soluzione e la vendita della Roma avrebbe permesso di portare a termine un piano di rientro con la banca creditrice. Proprio l'Unicredit, che ha ereditato i pesanti debiti di ItalPetroli al momento dell'acquisizione del gruppo Capitalia, avrebbe condotto l'ultimo assalto a Soros per cercare di portare a casa la cessione dell'A.S. Roma. Tutto inutile: la Inner Circle Sports, società d'intermediazione che curava l'affare, ha comunicato l'intenzione definitiva del finanziere di ritirare la sua disponibilità a rilevare la società.

Quello che appare sempre più concreto è che le "cassandre" pronte a giurare sulla mancanza di una reale volontà di Soros sin da metà aprile erano le poche persone realmente informate sulla situazione. Era esattamente il 17 Aprile quando di fronte alla concreta offerta dell'americano (210 milioni per il 66% delle azioni e il resto per l’Opa, per un totale di 283 milioni) si vide spuntare una fantomatica offerta proveniente dal Medio Oriente in grado di bloccare tutto.
Probabilmente si trattava di un tentativo di far alzare la posta a Soros che non ha gradito e si è indispettito al punto dal togliere dal tavolo la sua offerta, in una maniera che ora appare effettivamente definitiva.

Il disappunto che filtra dagli ambienti Unicredit è forte: l'ItalPetroli dovrà rinegoziare un nuovo piano di rientro quando ad ottobre sarà chiaro, in assenza di novità sul fronte Roma, che non potrà tenere fede al precedente. Il gruppo bancario di Alessandro Profumo ne avrebbe fatto volentieri a meno.

I tifosi che sognavano una nuova Roma arricchita dai dollari di Soros si risvegliano in un rassicurante "incubo", con la famiglia Sensi costretta a sacrificare ancora parte del suo patrimonio in attesa di un compratore con il quale si possa realmente andare fino in fondo. Il timore più ovvio è che in questa situazione a pagare siano le prospettive del Calciomercato già avviato per le principali contendenti dei giallorossi in campo italiano ed internazionale.

La cifra che avrà a disposizione Daniele Pradè è ancora da determinare, quello che è certo è che Soros gli avrebbe potuto rendere la vita molto più semplice.

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