Le telecamere fisse sui tifosi che esultano al San Paolo. Ma ai napoletani piacciono?

L'era De Laurentiis nella Società Sportiva Napoli ha riportato l'entusiasmo di un tempo tra i tifosi azzurri. Un obiettivo dichiarato al momento dell'acquisto e centrato in pieno dal presidente. De Laurentiis, conti e risultati sportivi alla mano (il Napoli ha un monte ingaggi non certo elevato), è sicuramente uno dei dirigenti più capaci della Serie A. L'unico importante club calcistico della città non poteva che attirarsi le simpatie della stragrande maggioranza degli abitanti del posto e le manifestazioni di gioia dei tifosi, più di ogni altra parte d'Italia, sono spesso elevate a riscatto sociale, a piccola panacea dei mali che affliggono il capoluogo partenopeo.

Quello napoletano è un bacino di utenza molto appetibile dalle televisioni. Lo si può notare dal trattamento speciale che viene riservato sulla Rai e sulle tv a pagamento ai tifosi del Napoli con inquadrature fisse sulle esultanze dopo i gol del Napoli. Non succede per nessun'altra squadra in Italia, almeno in questi ultimi anni. Tifosi che sanno dov'è la telecamera perché posizionata nei paraggi vanno a cercarla per urlare a squarciagola, dita medie che spuntano nell'obiettivo, bambini presi in braccio e sballottati in aria come bambolotti.

E senza dimenticare le consuete inquadrature, tra il sacro e il profano, ad inizio partita sui santini incastonati in prossimità delle scale che portano al campo di gioco. In tutti gli stadi italiani si esulta più o meno sguaiatamente, è il calcio e l'esultanza è folclore. Non è questo il punto. Ci chiediamo semplicemente che razza di servizio e di messaggio rappresenta per il Napoli e per la città di Napoli quello in cui delle televisioni sfruttano sistematicamente queste immagini per mettere a fuoco i comportamenti o peggio, ridicolizzare implicitamente un insieme di persone prendendo spunto da un momento di enfasi emotiva come quella dei gol.

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