Napoli: curve chiuse fino a fine ottobre


Il ministro Maroni era stato categorico già la settimana scorsa: stop alle trasferte dei supporters napoletani, dopo gli incidenti di Roma non era più ammissibile il tangibile rischio di assistere a scene di violenza di sedicenti gruppi di tifosi organizzati del Napoli. Oggi è arrivata anche la sentenza del Giudice Sportivo che chiude le Curve A e B del San Paolo fino al 31 ottobre, un periodo nel quale gli azzurri giocheranno contro Fiorentina, Palermo, Juve e Reggina.

In più, il club di De Laurentiis dovrà pagare un'ammenda di 10mila euro: il patron dei partenopei ha di recente lasciato dichiarazioni amareggiate, spiraglio ad un preludio catastrofico. "Ora basta, a questo punto potrei mollare tutto e andare via" le parole del presidente, che già aveva usato parole di rabbia e sconforto sette giorni fa. Ma da cosa scaturisce questa sentenza? Le motivazioni che l'accompagnano paiono abbastanza chiare:

"All'inizio del secondo tempo, preceduto dallo scoppio di forte intensità di petardi nella zona antistante, faceva ingresso nello stadio un folto gruppo di sostenitori del Napoli che, a stento, venivano accompagnati dalle Forze dell'Ordine nel settore loro riservato. Da tale settore i tifosi napoletani, o sedicenti tali, procedevano ad un intenso lancio di oggetti vari (bottigliette, monete e così via), di bengala accesi e di petardi contro gli addetti alla sicurezza della società ospitante e nel settore occupato dalla tifoseria avversaria, scagliandosi contro le vetrate divisorie, una delle quali veniva danneggiata, e costringendo in tal modo parte del pubblico ad allontanarsi dalla zona a rischio"

Il bilancio dell'irresponsabile comportamento dei tifosi campani s'è accompagnato a un bilancio piuttosto grave come sette agenti di polizia e tre carabinieri contusi nel corso dell'iniziale accompagnamento; due carabinieri e due stewards lievemente feriti dallo scoppio di petardi; alcuni tifosi della Roma ricorsi alle cure del Pronto Soccorso per lesioni cagionate dal lancio di petardi nel settore loro riservato. Considerata anche la recidività (e per converso l'attitudine sempre collaborativa della dirigenza societaria del Napoli), ecco che la sentenza è sì dura ma in un certo qual senso comprensibile.

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