Tiberio Guarente: rinascere si può


Tiberio Guarente è un ragazzone di un metro e ottanta, pisano di nascita, timbro vocale profondo: di mestiere fa il calciatore, una carriera come tante. Cresce nel vivaio dell'Atalanta, quindi va al Verona dove guadagna la stima dell'ambiente gialloblu, infine torna alla Dea; domenica scorsa ha realizzato il primo gol in Serie A, un gol di furbizia ad Antonioli del Bologna, una rete da tre punti e con la quale i bergamaschi hanno mantenuto la vetta della classifica di Serie A. Sarebbe una storia come tante, se non fosse che tre anni e qualche mese fa Guarente dichiarò: "Mi sto abituando a una vita senza pallone".

Era il 3 febbraio 2005, al Bentegodi andava in scena Verona-Venezia, un derby a cui il 19enne Guarente avrebbe preso parte; il condizionale è d'obbligo perché durante il riscaldamento si sente fiacco, stanco, i muscoli gli iniziano a duolere. Negli spogliatoi ammette che non se la sente di giocare, lo staff medico pensa a una influenza di stagione; ma in 24 ore la situazione precipita, inizia a sentire dolori lancinanti in tutto il corpo, il giorno dopo Tiberio non riesce a muoversi. Immobilizzato. La diagnosi non è delle più "leggere": poliradicolonevrite, una rara infiammazione alle radici dei nervi spinali, quelli insomma periferici che mandano le informazioni ai muscoli delle gambe e delle braccia per muoversi.

Lui si arma di forza e coraggio e inizia la sua battaglia contro il virus che lo tiene su una sedia a rotelle; rimane all'ospedale Sacro Cuore di Negrar per un bel po', guardato a vista dal compagno di squadra e amico vero Carlo Gervasoni: il difensore gli racconta tutto, ciò che succede in campo, durante gli allenamenti, gli scherzi nello spogliatoio. Tiberio si sente ancora uno di loro. Ma la malattia si protrae, deve prima pensare a rimettersi in piedi, poi penserà alla carriera da calciatore. Va a trovarlo anche Marcello Lippi, ct della Nazionale, lui inizia a vedere la luce in fondo al tunnel.

Dopo un mese di sofferenze si rimette in piedi pian pianino, inizia la riabilitazione che per cinque mesi lo tiene impegnato giorno e notte. Ma alla fine ce la fa, si rimette, va in ritiro col Verona di Ficcadenti nel 2005, la stagione successiva non riesce a collezionare più di 4 presenze stazionando spesso in tribuna. Nel 2006/07 però è completamente ristabilito, gioca da titolare nella sfortunata stagione della retrocessione veronese, in C1 però non ci va. No, perché l'Atalanta si ricorda di quel giovanotto che ha indossato anche le maglie della Nazionale giovanile, Del Neri dà il lascia passare all'operazione.

Ventisette presenze con la maglia degli orobici, 23 da titolare, finalmente è Serie A, a soli 21 anni. E la stagione corrente non poteva iniziare meglio: il posto da titolare è ancora suo e Tiberio ha pure siglato il primo gol in Serie A, come detto al Bologna. Ventitré anni il prossimo primo novembre, il ricordo della malattia appare lontano, non abbastanza però per sapere come si fa a soffrire nella bagarre di centrocampo: per uno come lui che pareva dovesse smettere col calcio, dare tutto se stesso all'Azzurri d'Italia è qualcosa di scontato, quasi di necessario, terapeutico...

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