Saras: in Borsa con il trucco per salvare l'Inter?

Saras, conti gonfiati per favorire l'Inter? La Saras S.p.a. è una società per azioni italiana, costituita nel 1962, operativa nel settore della raffinazione del petrolio e nella produzione di energia elettrica. Fondata da Angelo Moratti, è a tutt'oggi controllata dalla famiglia Moratti che possiede oltre il 62% delle azioni. In questi giorni, il nome di questa Azienda è tornato alla ribalta delle cronache per dei presunti dati truccati. In parole povere avrebbero "gonfiato" dei dati a vantaggio della Borsa e...dell'Inter.

Premetto che non ne capisco un'acca di finanza, Borsa, giochi economici e quant'altro, pertanto mi limito a riportarvi quanto emerso dai quotidiani. L'accusa, parla di una pubblicazione, relativa al 2005, di un utile di circa 293 milioni di euro, che sarebbe stato "gonfiato" per tappare i debiti dell'Inter. Il tutto, ovviamente, a discapito dei risparmiatori, e della giustizia. E del Mercato, che avrebbe visto andare in fumo qualcosa come 770 mln euro.

Questa è l'accusa. Al momento, la difesa si limita al "Sono tutte calunnie" e al "Lasciatemi in pace" di Massimo Moratti, nonchè alla risposta ufficiale della Saras S.p.a sul proprio sito. Ovviamente ora, la giustizia farà il suo corso e scopriremo se, veramente, i lavoratori che hanno investito i loro risparmi nella Saras, si sono visti truffare a beneficio di Ibraimovich & Co. o se, come sostiene la difesa, è tutto falso ed uno squallido tentativo di gettare fango sull'unica Società calcistica dimostratasi, fino ad oggi, pulita. Di seguito, il testo integrale dell'articolo di Milano Finanza.

Saras: gonfiata per la Borsa e per l'Inter (Repubblica)
23/09/2008

MILANO (MF-DJ)-- Il titolo Saras valeva tra 4 e 5 euro per azione, mentre le banche e la famiglia Moratti lo hanno piazzato sul mercato a 6 euro e "per farlo, secondo la ricostruzione del consulente tecnico della pocura di Milano, Marco Honegger, non avrebbero pubblicato alcuni dati rilevanti nel prospetto informativo".

E' quanto si legge in un'inchiesta de La Repubblica, secondo cui Honegger ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi del tonfo in Borsa delle azioni Saras subito dopo lo sbarco a Piazza Affari ed ha ipotizzato che l'incasso della quotazione sia servito soprattutto a Massimo Moratti per far fronte ai debiti dell'Inter con contestuale danno per il mercato di 770 mln euro. Dall'analisi di Honegger emerge che i risparmiatori non erano stati informati che l'utile 2005, pari a 292,6 mln euro, era "gonfiato" da utili derivanti dalle scorte di magazzino.

Dai documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza presso Jp Morgan, advisor per l'Ipo, emerge inoltre chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle societa' di raffinazione. Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. Non vi e' insomma nessuna giustificazione di un prezzo di 6 euro nemmeno negli studi delle tre banche che hanno partecipato alla quotazione: "Sulla base delle valutazioni rettificate delle banche d'affari partecipanti all'operazione, il range avrebbe dovuto collocarsi tra i 4 e i 5 mld euro (ossia tra i 4,4 e i 5,6 euro per azione); dunque inferiore di 700 mln a quello definito in Prospetto Informativo", sostiene la consulenza. Non e' un caso, quindi, che le quotazioni di Saras, dal giorno dello sbarco in Borsa a oggi, si siano allineate ai valori stimati dagli analisti.

Perche' allora spingere il prezzo di quotazione? Le email sequestrate dagli inquirenti offrono qualche indicazione. "E' vitale che davanti al prezzo ci sia un 6", scriveva il numero uno di Jp Morgan, Federico Imbert, a un suo collega, mentre il bookbuilding attraversava una fase critica. Jp Morgan, oltre alle commissioni per il collocamento, otterra', cosa taciuta nel prospetto, anche il mandato dalla famiglia Moratti per gestire attraverso la sua filiale di private banking, i lauti proventi della quotazione. Un altro banchiere di Jp Morgan, Emilio R.Saracho svela in una email un ulteriore dettaglio: "Devi essere al corrente del fatto che abbiamo ottenuto 1,6 mld euro, cioe' da entrambi fratelli, ma uno dei due deve ripagare 500 mld di debiti, e cosi' quella parte non la vedremo per lungo tempo".

Sempre Imbert, il 14 marzo 2006, alza il sipario sui presunti interessi di Banca Intesa, mentre in un documento, trovato presso la Jp Morgan, si spiega la scelta di affiancare un aumento di capitale, non necessario, alla vendita di titoli da parte della famiglia. Se cosi' non fosse, "verrebbe videnziata una scarsa propensione ad investire e si darebbe l'idea che la proprieta' vuole solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell'Inter)".

Nota: Il grassetto e il corsivo sono nostri. L'articolo originale su Milano Finanza.

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