Italia, parla Ventura: "Le sconfitte non hanno una sola verità"

L'ormai ex CT Gian Piero Ventura ha rotto il silenzio, ma non ha rilasciato nessuna intervista nonostante i numerosissimi corteggiamenti. L'ex CT ha affidato i suoi pensieri ad una lettera che ha inviato all'ANSA, nella quale ha parlato della sua sofferenza per il Mondiale mancato, senza però parlare di rimpianti. Il CT si sente a posto con la sua coscienza perché ha "lavorato con tutto se stesso, con serietà e professionalità" qualità che, aggiungiamo noi, non sono sufficienti per guidare nel modo opportuno la Nazionale Italiana. Servono soprattutto le capacità, mentre la serierà e la professionalità dovrebbero essere scontate.

Nessun cenno, poi, al suo esonero da parte della Federazione, che sarà costretta a pagargli tutto lo stipendio (ancora circa 700mila euro) fino alla scadenza del prossimo 31 luglio. Oggettivamente, Ventura non ha regalato una dimostrazione di stile e di dignità. Il suo progetto tecnico è clamorosamente fallito e le dimissioni, in tal senso, servono anche ad assumersi le proprie responsabilità. A tal proposito Ventura si è concesso un'uscita piuttosto ambigua e infelice: "Le sconfitte non hanno una sola verità". Cosa voleva intendere? Di fronte ad un tale fallimento, anche qualora ci fossero stati dei contrasti, la questione sarebbe veramente di scarso interesse. Se ha davvero qualcosa da rimproverare a qualcuno, dovrebbe parlare chiaramente e permettere ai presunti corresponsabili di replicare.

Questo il testo della lettera che Gian Piero Ventura ha inviato all'ANSA: "Sono stati, e sono, giorni difficili e di profondo dispiacere: provo una sensazione di incompiutezza dal momento in cui non ho raggiunto il traguardo dei Mondiali. Guidare la Nazionale mi ha trasmesso senso di appartenenza ed orgoglio mai provati prima perché non ci può essere niente di più grande. Ho lavorato con tutto me stesso, con serietà e professionalità: non sono riuscito là dove ero convinto di farcela alla guida di un gruppo di ragazzi che non smetterò mai di ringraziare. Ho lavorato anche per preparare i più giovani al grande salto che potevano, e possono, ancora fare in modo da arricchire tutto il nostro movimento. Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti. Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell'insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi. Ora nel momento della ripartenza sarò il primo tifoso: al mio successore auguro di riportare l'Italia dove merita".

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