Vieri non molla: continua a pretendere di essere risarcito per la questione pedinamenti e racconta la sua depressione



Nello scorso aprile Christian Vieri aveva fatto causa alla Telecom e all'Inter per la questione dei pedinamenti. Il bomber aveva chiesto come risarcimento ben 21 milioni di euro, 12 alla compagnia telefonica e il resto alla sua ex squadra, per danni all'immagine, alla vita di relazione e per mancati guadagni. Negli ultimi giorni il fascicolo della causa civile si è arricchito di nuovo materiale dopo che i pm di Milano hanno chiuso l'inchiesta chiedendo il processo per 34 persone oltre che per la Telecom e la Pirelli.

L'avvocato di Vieri, Danilo Buongiorno, ha depositato nella causa civile una perizia medica, che certifica la depressione di cui è stato vittima l'attaccante, e alcune pratiche del processo penale contenti in particolare dichiarazioni dell'investigatore privato Cipriani e dell'ex numero uno della security Telecom, Tavaroli. In particolare la richiesta di risarcimento cerca di far leva su un verbale del 22 settembre 2006 nel quale proprio Tavaroli spiega al gip di essere stato contattato dalla segreteria di Tronchetti Provera per spiegargli che Moratti avrebbe avuto bisogno di una sua consulenza.

Ma oltre a tutte le questioni legali non vanno sottovalutati gli aspetti che hanno coinvolto la vita privata del giocatore fino a portarlo a soffrire di depressione, tanto che in questi ultimi due anni più volte ha pensato di appendere le scarpette al chiodo. Vieri racconta di aver passato un lungo periodo rinchiuso in casa, aveva paura di tutto ed era molto sospettoso. La diffidenza nel prossimo è una caratteristica che si porta dentro, nonostante quei mesi bui siano ormai alle spalle.

Bobo si è detto molto deluso dal comportamento di Massimo Moratti con il quale aveva un ottimo rapporto che poi è mutato radicalmente quando sono venuti a mancare i gol. Vieri precisa che la causa è stata fatta prima di tutto per ottenere giustizia, relegando in secondo piano la questione prettamente economica. Questa vicenda lo ha molto danneggiato sia come persona che come sportivo: "Non avevo la testa per pensare a nulla. Le trattative con alcune società straniere si interruppero a causa dell'eco internazionale che ha avuto la mia vicenda. Mi telefonavano e mi chiedevano che cosa avevo combinato, che nascondevo".

Ora Bobone si è ripreso, domenica scorsa è tornato al gol con la maglia dell'Atalanta dopo un lungo periodo d'astinenza, a quanto pare anche la voglia di tirare calci ad un pallone è ritornata. A 35 anni è ancora a caccia di sfide e di soddisfazioni personali e promette che continuerà a fare ancora per un po' la cosa che gli viene meglio: segnare.

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