Mancini: un futuro lontano dall'Italia per i due omonimi?


Cinque anni fa Amantino Mancini segnava, a 24 anni ancora da compiere, un gol da favola nel suo primo derby romano: tacco fantascientifico, corsa matta verso la Sud, Roma in vantaggio. Sulla panchina della Lazio siedeva il suo omonimo, o forse qualcosa di più, quel Roberto Mancini che aveva prestato il cognome al castigatore della sua Lazio: da piccolo il nonno del brasiliano lo soprannominò Mansinho (mansueto, storpiato in "mancine"), quindi Cerezo che aveva vinto lo scudetto alla Samp proprio col fantasista jesino gli appiccicò addosso il definitivo Mancini, in onore del suo amico. Storie che si incrociano, di gol di tacco e non solo.

La maglia dell'Inter, per esempio. Roberto non l'ha mai indossata ma ha guidato i nerazzurri dalla panchina per quasi un lustro, Amantino l'ha trovata quest'anno grazie ai 13 milioni di euro che Moratti ha sganciato alla Roma. Non si sono incrociati, ma ora il loro destino torna ad accomunarli: entrambi "scaricati" dalla Beneamata, entrambi sui giornali esteri per probabili trasferimenti. Roberto è il disoccupato più ricco del mondo, ma lui vuole allenare: sfumato il West Ham, saltato il Real, in Inghilterra hanno pensato nuovamente a lui per la panchina del Sunderland. O lui o Schuster, assicurano lissù, per sostituire Roy Keane.

Amantino, invece, aveva iniziato benino ma alla fine Mourinho ha preferito la vecchia guardia per sbrogliare le più intricate situazioni: mercato fallimentare per l'Inter? Escluso Muntari parrebbe di si, così l'esterno sta pensando seriamente di fare le valigie. Ieri era addirittura in tribuna contro il Chievo, dalla Spagna si rincorrono le voci che vogliono Juande Ramos un suo estimatore: trasferimento nella capitale spagnola, sponda Real, già da gennaio?

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