Tocca alla Spagna, Torres lancia le furie rosse

Fernando Torres
Nella caccia alla possibile antagonista del Brasile , apparso un po’ in affanno ieri sera nella gara con la Croazia, scende finalmente oggi in campo la Spagna. Dopo Germania, Olanda, Argentina, Inghilterra, Portogallo, Repubblica Ceca, Italia e Francia, è ora quindi di testare la consistenza della squadra di Luis Aragonés, che si presenta alla Coppa del Mondo 2006 forse con la squadra più forte di sempre e divorata, come di consueto, dalle polemiche interne.

Quelle stesse polemiche che, insieme a una buona dose di sfortuna e ad avversari scatenati, hanno sempre negato agli spagnoli, unica tra le grandi d’Europa, la gioia di una finale, proprio a partire dalla disastrosa edizione casalinga del 1982 che tanta fortuna portò, per contro ai colori azzurri. Quell’anno la Spagna partì con un pari con Honduras e una sconfitta con l’Irlanda del Nord di Norman Whiteside, aggiudicandosi un secondo posto nel girone (tra contestazioni e aiuti arbitrali) che la catapultarono dritta dritta nel girone di ferro con Inghilterra e Germania e di lì presto a casa.
Quattro anni dopo, ricambio generazionale e fu la gloriosaQuinta del Buitre a mostrare meraviglie in Messico: i madrididisti Michel, Chendo, Sanchis, Martin Vazquez ben supportati dai barcelonisti a lanciare il grande Emilio Butragueño, autore di un clamoroso poker negli ottavi, 5-1 alla rivelazione danese di Elkjaer e Laudrup, Lerby e Arnesen, Morten e Jesper Olsen e Danish Dynamite a casa, salvo poi arrendersi nei quarti al Belgio e ai rigori parati da Preud’Homme.

Il mondiale delle notti magiche sembrava perfetto perché l’Italia ricambiasse il favore di otto anni prima: le giovani promesse del Real Madrid erano ormai realtà consolidate e accanto a loro crescevano Hierro, Nadal, Caminero… invece furono le magie di Dragan Stojkovic a interrompere il sogno già negli ottavi. Poi, l’improvvisamente ritrovata Italia di Sacchi (e una sapiente gomitata di Tassotti a Luis Enrique) fermò le furie rosse nel 1994, proprio quando sembrava aprirsi uno spiraglio dritto verso la finale di Pasadena, un varco che poi gli azzurri percorsero fino in fondo. Era la Spagna di Guardiola e Goicooechea, del torpe Julio Salinas e di Txiki Beguiristain.
Altra delusione, altro ricambio generazionale: in Francia tocca a Kiko e Hierro, ai giovanissimi Raul e Morientes e questa volta è la Nigeria che si mette di traverso, la goleada alla Bulgaria è inutile, vince anche il Paraguay e passa il turno. Infine il 2002, beh… se noi ci siamo lamentati di Byron Moreno, che dire della Spagna, ancora una volta stoppata in malo modo ai quarti sulla via della finale dalla Corea del Sud e dai suoi arbitri?

Quest’anno le polemiche riguardano i giocatori lasciati a casa come Morientes, Vicente e Baraja (che dovremmo dire noi di Lippi?) e la probabile variazione di modulo (dallo spagnolissimo 4-2-3-1 al 4-3-3 barcelonista) con relativa esclusione di Raul. In realtà mai come quest’anno le furie rosse dispongono di tanto potenziale offensivo, a cominciare dal talento di Fernando Torres fino al pichichi David Villa, 25 gol col Valencia: basti pensare che uno come Reyes è relegato al ruolo di sesta punta! Ma anche altri titolari come Fabregas e Iniesta rischiano il posto a beneficio di Senna e Xabi Alonso, mentre l’ala Joaquin si vede contendere dall’altro red Luis Garcia come terzo uomo del tridente d’attacco.

Insomma la varietà di uomini e di schemi non difetta certo ad Aragonés, il cui sono forse è più che altro turbato dalla poca consistenza difensiva, dove fatto salvo il solito immenso Carles Puyol non è che abbondino i talenti (specie dopo l’infortunio che ha depennato Del Horno dalla lista dei 23), tanto che potrebbe partire titolare il giovanissimo Sergio Ramos del Real Madrid. Proprio la giovanissima età di tanti giocatori (Cesc Fabregas 19, Sergio Ramos 20, Reyes 22, Torres 22, Iniesta 22, Villa 24, Joaquin 24, Pablo 24, Antonio Lopez 24, Xabi Alonso 24). Da una parte una forte carica di esperienza e gioventù, dall’altra un pizzico di inesperienza che in un Mondiale si può pagare.

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