Torino - Mozart: sfuma l'affare tra i granata e il brasiliano, la delusione del procuratore


La triade del Torino, formata dal presidente Cairo e dagli esperti di mercato Foschi e Pederzoli, aveva promesso a tutti i tifosi granata un mercato di riparazione col botto: non solo perché attitudine di questa squadra nelle ultime stagioni, ma soprattutto perché il Toro è in zona retrocessione e qualcosina doveva cambiarsi. Alla fine però non ci sono state rivoluzioni: Rivalta e Dellafiore per puntellare la retroguardia e Gasbarroni in attacco, anche se è poco chiaro dove e al posto di chi potrà giocare l'ex genoano.

Serviva un mediano d'ordine e tutto lasciava presupporre che Mozart, ex Reggina attualmente allo Spartak Mosca, sarebbe stato l'uomo giusto. "Spiato" per qualche settimana, la trattativa pareva arrivata al termine, superando anche le riserve del club russo che non voleva privarsi del brasiliano. Oggi su Tuttosport un'intervista al procuratore del giocatore, Dario Canovi, spiega i motivi per cui tutto è saltato all'ultimo minuto, parole di delusione a cui hanno fatto seguito quelle colme d'amarezza dello stesso centrocampista.

"Il Torino ci ha preso in giro, all'ultimo ha cambiato le carte in tavola, si è comportato in un modo incredibilmente scorretto. In 30 anni non mi era mai capitato di vivere un'esperienza così. Evidentemente non si finisce proprio mai di imparare... Ma da un presidente come Cairo non mi aspettavo davvero una cosa del genere. Dopo i continui colpi di scena degli ultimi giorni per gli atteggiamenti contraddittori dello Spartak, io, il giocatore e Foschi eravamo comunque riusciti a riaprire uno spiraglio, domenica sera, per un trasferimento a titolo definitivo nel Toro attraverso la rescissione con i russi. Alle 7 del mattino Mozart si pagava il biglietto aereo e decollava per Milano. Il Torino ci diceva di aspettare all'hotel Visconti. E così Mozart faceva, con uno dei miei figli procuratori, Simone.Mentre io seguivo per telefono da Roma ogni mossa. E Mozart era pronto a rinunciare a ben un milione e centomila euro di ingaggio, pur di trasferirsi. Poi i dirigenti granata davano appuntamento a mio figlio all'AtaQuark per le 18, appena un'ora prima della chiusura del mercato. Cominciavamo a sentire puzza di bruciato, ma ci sembrava impossibile che il Torino ci potesse prendere in giro, avendo la possibilità di ingaggiare un campione come Mozart. Alle 18 mio figlio Simone veniva convocato nel box del Torino, e Foschi lo liquidava in 5 minuti, cambiando le carte in tavola sulle cifre e accusando noi di non essere di parola. Pazzesco: una bugia enorme. Una totale mancanza di rispetto.Che vergogna. Che scorrettezza"

Queste invece le poche parole dette da Mozart: "Sono sconvolto. Avevo un entusiasmo enorme. Non vedevo l'ora di allenarmi con Novellino, un allenatore che stimo tantissimo e che mi voleva a ogni costo". Non si può certo dire che i tifosi del Toro possano dormire sonni tranquilli, non con questa caotica dirigenza.

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