Inter vicina al titolo: bravura nerazzurra o demeriti altrui?


Alzi la mano chi, tre o quattro anni fa, avrebbe scommesso finanche cinque euro che l'Inter avrebbe raggiunto i cugini milanisti in quanto a scudetti vinti; dagli e dagli il benefattore-petroliere Massimo Moratti ha trovato la giusta formula e dopo la vittoria del derby di ieri la squadra nerazzurra ha messo una seria ipoteca sul 17° scudetto, il quarto consecutivo. Si perdono nella notte dei tempi serie di questo genere: l'ultima squadra a infilare il poker fu il grande Torino, prima d'esso la Juve arrivò addirittura a cinque uno dietro l'altro. A tavolino o senza avversari, con presunti aiuti o meno, l'albo d'oro parla chiaro ed è in fin dei conti ciò che rimarrà: l'Inter dal 2006 è la squadra più forte d'Italia.

Ma se nell'immaginario la Juve anni '30, così come il Toro di Mazzola, o ancora il Milan di Capello (che arrivò a tre titoli di fila), erano squadre leggendarie e quasi imbattibili (come del resto la grande Inter di Helenio Herrera), ci si chiede con una lucida riflessione quali e quanti meriti abbia questa Inter targata Mancini prima e Mourinho ora, una formazione che proprio oggi il presidente della Juve Giovanni Cobolli Gigli ha definito una "portaerei". Insomma, la domanda che sorge (a dir la verità più ai tifosi delle altre squadre che non a quelli nerazzurri) quasi spontanea è: l'Inter sta dominando in Italia perché irresistibile o piuttosto perché le avversarie sono mal messe e trasudano imperfezione in tutti i reparti?

Prima di addentrarci nell'analisi dei meriti del team messo su da Moratti, andiamo a vedere chi dovrebbero essere le sue avversarie. La Juve oggi è seconda con 47 punti, non molti in confronto alla battistrada, nemmeno pochi se solo la storica avversaria avesse avuto un ritmo meno frenetico: ricostruirsi dopo una retrocessione in Serie B non era compito facile, i campioni rimasti hanno ora 3 anni in più nelle gambe, l'inesperienza dei nuovi innesti a volte è letale nella gestione di risultati e forza fisica. I tifosi si aspettano di più in sintonia con la storia della Vecchia Signora: ma è realisticamente possibile chiedere di più a Ranieri col materiale umano che dispone? E la dirigenza, comunque inesperta, dove potrebbe pescare per far fare il salto di qualità alla squadra?

Il Milan aveva dichiarato che quest'anno, senza Champions, avrebbe puntato dritta al titolo: prime due partite e zero punti, antifona abbastanza chiara di che stagione sarebbe stata, per niente facile. La difesa è al limite della decenza, commuovente Maldini ma pur sempre ormai un quarantenne, disastroso Kaladaze e non solo da quest'anno. La partita di ieri è stato il riassunto dell'intera sconclusionata politica di Galliani e Braida: dalla cintola in sù ci si diverte pure, ma dietro è un continuo tremolio. E il futuro, fatto di brasiliani dalle dubbie qualità in difesa e da un centrocampo ormai sfiorito, non promette una risalita in tempi brevi: è una politica che ha dato lustro internazionale al Milan e, chissà, al suo presidente, di fatto un harakiri sinonimo di vicolo cieco.

La Roma vive dei suoi isterismi: il caso Panucci è l'esempio fulgido di quanto sia difficile lavorare nella Capitale. Una squadra che da troppo tempo si appoggia sul suo capitano Totti (che gioca sempre meno per via di ripetuti acciacchi) e sul tessuto tattico tramato da Spalletti (ma che alla fine tutti avevano saputo imparare e neutralizzare), si smarrisce all'improvviso sui campi di provincia. Anche dalle parti di Trigoria non ci si può aspettare un domani molto roseo: il materiale c'è, chi dovrebbe plasmarlo ha ancora un briciolo di entusiasmo, di fatto il saliscendi che ha condizionato questa stagione (ma forse non del tutto) è spia inequivocabile che la Roma, questa Roma, vive di folate, e pure poche per poter ambire a qualcosa di più.

E in così tanta mediocrità, dettata dai motivi più disparati a seconda delle squadre in causa, si erge l'Inter. Se le altre sono da 5 in pagella, l'Inter racimola un 6.5 che ai tempi di Cuper e Simoni non bastava (e forse il voto era ancora più alto) e non si venga a dire per motivi extra-calcistici (la solita tiritera di Moratti che cerca la rivalsa su 15 anni di scelte errate, gestione pessima e una dose non trascurabile di sfortuna). L'Inter di Mancini era un tourbillon che partoriva estro, buone trame, qualche volta anche un po' di confusione: due anni fa dominò senza appello il campionato, l'anno scorso per tre quarti prima di tirare il fiato. Questa Inter non è bella, non diverte; Mourinho è simpatico e forse intelligente (ma non più di Ranieri, Ancelotti e Spalletti), ma veder giocare le sue squadre non emoziona.

La portaerei di Via Durini è una squadra che fonda la propria forza in una difesa indiscutibilmente superiore alla media: Julio Cesar è più forte di Buffon, probabilmente è il miglior portiere al mondo, Maicon un terzino destro sinceramente migliore di Motta, Samuel è soprannominato non a caso The Wall, Santon ha una sicurezza che nonostante la giovanissima età Maxwell se la sogna. E poi? Il centrocampo è quanto di più muscolare si possa pensare: ex difensori e giocatori che prediligono o il gioco in orizzontale o i lanci lunghi per i pesantissimi avanti. E in attacco si gioca a sportellate, perché Ibrahimovic è sì forte, ma non forte da far strabuzzare gli occhi: è una forza della natura, protegge palla da Dio e ha un tiro fulminante, ma le giocate di Ronaldinho e le movenze di Pato (quelle viste ieri, insomma) sono tutt'altra cosa.

L'Inter è la squadra più forte d'Italia, e non da quest'anno. Ma lo è diventata senza crescere, sono le altre ad aver avuto una involuzione preoccupante: la Juve per due anni senza coppe e senza alcuni suoi giocatori (su tutti proprio Ibra, passato ai nerazzurri), il Milan per una politica rischiosa che ha finito con l'essere fallimentare (ma chissà, con Nesta in difesa...), la Roma per il logorio di anni al di sopra delle proprie possibilità e per il lento decadimento fisico del suo capitano. Il test contro il Manchester fugherà ogni dubbio: se la squadra di Mourinho riuscirà a passare il turno, magari con brillantezza, allora non ci saranno più riserve; una sconfitta contro i Red Devils porterà al pettine tutti quei nodi che in Italia l'Inter sembra non avere. Insomma, siamo di fronte al Lione d'Italia o a una squadra che rimarrà nella storia?

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