Platini contro le spese folli delle società, radicali cambiamenti in arrivo


Michel Platini, presidente Uefa in carica, è fermamente convinto che il calcio stia percorrendo delle strade molto pericolose che potrebbero portare alla sua scomparsa. Per questo promette grandi cambiamenti in un futuro molto prossimo, l'obbiettivo è quello di limitare gli eccessi di club sempre più spendaccioni, il sogno è quello di tornare ad uno sport con più valori morali, dove i soldi non cancellino le identità delle squadre e i legami con le loro origini. Affronta, infine, anche il tema del mercato internazionale che sempre più spesso coinvolge calciatori giovanissimi.

L'idea del campione francese è quella di imporre un limite di spesa per le società che intendono iscriversi alle competizioni continentali, non un tetto assoluto quanto piuttosto una sorta di budget ammesso e commisurato ai guadagni del club. La soluzione non sarà imposta dall'alto, la Uefa vuole sedersi al tavolo e dialogare con le varie parti interessate. Si dice convinto che nel mondo del calcio questa esigenza sia condivisa, il problema però potrebbe venire dalle istituzioni comunitarie.

Oggi intervenendo al parlamento europeo ha auspicato una collaborazione da parte della comunità che spesso con le sue leggi si è dimostrata un ostacolo al cambiamento:

"Per favore non fermateci sulla base di una legislazione non appropriata, dal cercare un fair play finanziario, non fermateci mentre cerchiamo di creare dei meccanismi che favoriscano l'integrità delle nostre competizioni e più trasparenza nella gestione dei nostri affari. Non fermateci se cerchiamo di agire moralmente. Specialmente quando tutte le parti in causa, club, giocatori e federazioni nazionali, sono d'accordo con la mia proposta per una più ampia trasparenza finanziaria e una migliore gestione".

Ma non è solo l'aspetto finanziario a preoccupare Platini che affronta anche il problema dei sempre più numerosi investimenti esteri nel calcio europeo, il riferimento al campionato inglese è palese. Si chiede come si possa parlare di Manchester United o Liverpool se ad esempio ci troviamo di fronte una proprietà araba, un allenatore brasiliano e undici calciatori non inglesi. Il calcio è uno sport, questa è la sua opinione, che è diventato così famoso e seguito grazie all'identità delle squadre in cui i tifosi si sono rispecchiati e così deve continuare ad essere. Anche in questo ambito promette qualche azione da parte della Uefa.

L'ultimo pensiero va al mercato dei giovani calciatori che disapprova senza appello:

"Tutti siamo abbastanza sconvolti quando scopriamo che dei bambini sono impiegati nelle fabbriche che producono i palloni. Ma quando il giorno dopo un programma televisivo mostra giovani giocatori brasiliani di nove anni e racconta che grandi club europei sono pronti a ingaggiarli, nessuno sembra così indignato. Pagare un ragazzo per prendere a calci un pallone non è diverso da pagarne uno per farlo lavorare in fabbrica. In tutti e due i casi si tratta di sfruttamento minorile. Quando, poi, si paga un bambino e i suoi genitori per trasferirsi dall'altra parte dell'oceano, sradicandoli dal loro ambiente e causando dei problemi dal punto di vista della crescita, allora parlerei di traffico di minori. Ho riflettuto molto su questi aspetti e sono ora convinto che bisognerebbe vietare le operazioni di mercato internazionali riguardanti giocatori con meno di 18 anni, nel pieno rispetto dello statuto della Uefa".

Si prospetta l'arrivo di una ventata di moralità sul calcio europeo, almeno queste sono le intenzioni del suo boss Michel Platini. Ci sarà da capire se le sue idee possano essere tradotte in nuove regole e normative o se come al solito ai buoni propositi sarà sempre difficile far seguire fatti concreti.

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