Buffon: "Tra Juventus, Barcellona e Roma scelsi la prima"


Gigi Buffon si racconta dai microfoni di Sky e ripercorre tutte le tappe della sua folgorante carriera calcistica, dall'infanzia in quel di Carrara trascorsa tifando Genoa con il mito di N'Kono, istrionico portiere del Camerun, fino ai ricordi delle due finali più importanti della sua vita, quella persa a Manchester contro il Milan e l'altra vinta a Berlino, per poi arrivare ai giorni nostri e alle belle parole spese per questa Juventus, al secondo anno di serie A dopo il ciclone Calciopoli. Con un retroscena che di fatto assegna al destino il giusto peso: Buffon era a un passo dalla Roma, finì alla Juve solo per ragioni economiche:


"Sono cresciuto col mito di N’Kono, era un portiere molto folkloristico, faceva capriole anche durante la partita, mi piacevano quei personaggi lì che riuscivano sempre a sdrammatizzare. Da piccolo ero tifoso del Genoa per "colpa" di mio zio che mi portava in macchina e sul cruscotto vedevo lo stemma del grifone, molto bello secondo me. Il giorno in assoluto più bello della mia carriera calcistica è stato l'esordio in serie A, contro il Milan, nel 1995. Nel Parma ho esordito a 17 anni, me lo ricordo ancora, ho dei flash, delle immagini che non mi scorderò mai più: un sogno che si è avverato, un’emozione grande, mista a gioia".

Il Parma dei miracoli:

"Con il Parma a Parma, in otto anni di prima squadra, non ho mai perso con Milan, Inter e Juve. Questo è significativo, ti fa capire quanto eravamo forti. Se c’era una partita importante da fare non la perdevamo mai, spesso la vincevamo. Però, per vincere i campionati ci vuole continuità, mentalità, ci vuole consapevolezza di quello che bisogna fare per vincere. A Parma eravamo tutti troppo giovani".

Buffon parla dell'approdo alla Juve:

"Scelsi la Juve perchè me lo consigliarono Silvano Martina, il mio procuratore, e mio padre. In quel periodo dovevo scegliere tra Roma, Barcellona e Juve. Inizialmente la mia grande amicizia con Totti e Vito Scala, mi aveva fatto propendere per Roma, dove era anche arrivato Capello e sembrava fosse cominciato il ciclo di una squadra invincibile. Mi ricordo che Silvano e mio padre erano andati a parlare con Sensi, poi per ragioni economiche il presidente della Roma fece un passo indietro e preferì prendere Pellizzoli, pagandolo meno, ma che all'epoca era uno degli emergenti. "

Ma a restare a bocca asciutta fu anche il Barcellona:

"Anche con il Barcellona avevo preso dei grandi contatti ma nel momento in cui Silvano Martina stava andando a Barcellona a chiudere la trattativa, lo chiamò Moggi e si mise in mezzo la famiglia Agnelli. Io avevo una gran voglia di vincere uno scudetto, mio padre mi disse che la Juve non vinceva lo scudetto da cinque anni e che tempo due anni l'avrebbe rivinto. Alla fine ho seguito il suo consiglio ed è stata una bella scelta".

Il periodo juventino:

"Un pochino di rammarico per aver perso la finale di Manchester c’è, perché ci siamo andati vicino, però dopo tre anni c’è andata bene al Mondiale. Gli scudetti di Calciopoli? Per me non cambia nulla, io so quello che ho fatto, vinto e meritato nella mia vita. In Europa non giocavamo un calcio bellissimo, basavamo il nostro gioco e le vittorie sulla forza fisica e tecnica. Capitava spesso di partire molto bene e di arrivare nei mesi di febbraio-marzo-aprile un po' scarichi a livello fisico".

La discesa in serie B dopo Calciopoli:

"È un fatto di coscienza. Aver lasciato la Juventus in un momento così non mi avrebbe fatto vivere bene. Alla fine per giocare bene, per stare bene con gli altri, devo avere la coscienza a posto e quello era l’unico modo per poter continuare a giocare in maniera tranquilla e spensierata. Quando Secco prese l’incarico di Moggi mi disse che c’erano Milan e Arsenal che mi volevano. Penso di aver dato a lui e alla Juve quell’iniezione di fiducia ed entusiasmo per ricominciare a tessere la ragnatela per tornare grande. Se non avessi fatto quella scelta la vittoria di un campionato non mi avrebbe più dato grosse soddisfazioni"

E un commento sull'andamento della Juventus in questa stagione:

"La squadra è migliorata molto quest’anno perché dati alla mano si pensava che senza Buffon, Camoranesi, Zanetti, non potesse andare avanti, invece abbiamo avuto la prova che è riuscita a fare una rimonta incredibile, ha trovato una continuità importante, ha inanellato una serie di vittorie di prestigio. Rimaniamo dei giocatori importanti per la Juve, però abbiamo trovato dei degni sostituti, l’autostima della squadra è aumentata".

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