Francesi in confusione


All'indomani del deludente pareggio contro la Corea del Sud i francesi si mettono a fare il processo alla squadra, trasformandosi nei tanto derisi italiani, più volte accusati di saper solo trovare scuse patetiche per i loro insuccessi.
Dal canto suo la squadra nemmeno si risparmia nel cercare scusanti. Tutta la stampa transalpina si è mostrata quantomeno delusa dalle prestazioni mondiali dei galletti e le motivazioni addotte sono tante. La realtà dice che la Francia non sa più vincere una partita e sebbene ieri sera i tre punti non li avrebbe rubati in caso di 1 a 0 finale, non si può far finta di niente di fronte agli infiniti problemi di questa squadra.

L'accusato numero uno, in puro stile italico, è stato l'arbitro. Domenech ha sfoderato un argomento tanto caro al nostro Aldo Biscardi invocando la presenza della moviola in campo per permettere ai direttori di gara di giudicare con estrema precisione. L'episodio incriminato è quella palla che al 32' il portiere coreano Lee ha intercettato chiaramente oltre la linea bianca. Se l'allenatore francese ha auspicato una miglior assistenza per gli arbitri Henry ci è andato giù molto più pesante affermando semplicemente che l'arbitro era un incompetente, puntando il dito non solo sul famoso gol fantasma di Vieira ma anche sulla distribuzione dei cartellini.

Ma l'arrampicata sugli specchi non si ferma certo alla direzione della gara. Il secondo colpevole sarebbe il manto erboso del Zentralstadion di Lipsia. Troppe buche, una palla che rotola male, queste sono le accuse rivolte al terreno. Ma a ben pensare questo tipo di disagio dovrebbe penalizzare anche gli avversari, quei coreani che tecnicamente non saranno eccelsi ma che della velocità fanno la loro arma preferita. Domenech cerca solidarietà negli olandesi ricordando che anche Van Basten dopo la partita con la Serbia-Montenegro aveva espresso lo stesso tipo di perplessità sulle condizioni del prato. Sono argomentazioni plausibili, ma non sufficienti a giustificare le prestazioni dei francesi.

A dare una mano a giocatori e allenatore ci pensano allora i quotidiani che puntano il dito sull'età media della squadra. Trent'anni e 289 giorni questa è la media della partita di ieri, peggiorata rispetto alla partita con la Svizzera con la scelta di Malouda ventiseienne al posto di Ribery che di anni ne ha 23. E' la terza squadra più vecchia che ha giocato una partita ai mondiali dopo la Germania e il Belgio nel 1998. Per Domenech non è vecchiaia, lui preferisce chiamarla esperienza, la realtà dice che la maggior parte dei giocatori sono reduci dal mondiale vinto in patria e dal successivo europeo. Lì dove non arriva l'età potrebbe intervenire la scarsa motivazione di atleti che nella loro carriera hanno già vinto tutto.

A conti fatti le brutte uscite della Francia potrebbero dipendere un po' da tutti questi fattori, indubbiamente pesa anche qualche scelta tecnica. Penso a Trezeguet che col sorriso sulle labbra è uscito dal campo a fine partita, chi lo sa, forse anche un po' contento di come stiano andando le cose. Penso alla vitalità di Ribery che tanto stona con quella controfigura di Zidane che è scesa sul campo ieri sera. Penso che i francesi invece di fare gli italiani arrampicandosi sugli specchi forse dovrebbero guardarsi allo specchio per scorgere i loro difetti e provare ad eliminarli. Perchè con due miseri punti hanno ancora la qualificazione a portata di mano, fortunati loro, quando ci sono squadre che con il doppio del bottino devono ancora passare notti di veglia con l'incubo di tornare a casa.

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