Disastro europeo: e ora, Udinese salvaci tu...


Rintaniamoci nella nostra cara penisola e torniamo ad occuparci della nostra Serie A: ieri sera s'è celebrato il funerale del calcio italiano e la tanto attesa triplice sfida anglo-italiana rimarrà una figuraccia con cui convivere per almeno un anno. Siamo arrivati al momento clou della stagione con cerotti, polemiche, crisi di nervi e palese paura, così tutto il teatrino che abbiamo tirato su nelle ultime settimane s'è riversato implacabile sul ben più grande palcoscenico europeo, facendo la figura del Davide contro Sua Maestà Golia. Approcci alla gara sbagliati, formazioni votate alla copertura, mancanza di sangue freddo nei momenti decisivi, c'è di che analizzare se mettiamo sotto la lente d'ingrandimento le sei sfide tra le nostre squadre e quelle d'Oltremanica.

Che le potenze inglesi siano sommerse dai debiti è noto, ma in questa sede tralasciamo il "dettaglio" e parliamo di calcio giocato. La Juve, la prima ad esser sbattuta fuori, ha cercato di venir fuori in Europa con le stesse armi che spesso le sono bastate in Italia: cuore, grinta, concentrazione, muscoli, esperienza. Peccato che quelli del Chelsea, pur sovente denominati campioni viziati, hanno traccheggiato, gestendo l'avvio sprint di Londra nel corso degli altri 160 minuti in cui s'è visto, palesemente, che il cuore non va oltre l'ostacolo se questo è alto e ha la maglia blu, Drogba, Lampard e Terry in campo e Hiddink in panchina. Sfortuna per episodi e per gli infortuni, può essere anche vero, ma chi si aspettava un arrembaggio stile Juve-Real di 6 anni fa è rimasto deluso, i Blues hanno ottenuto il massimo col minimo sforzo.

L'Inter non è andata meglio, anzi. A partire dal Girone B quando è riuscita ad arrivare seconda, salvo poi beccarsi i campioni del Mondo: Mourinho diceva d'esser contento, per misurarsi assicurava, alla fine ha preso la mazzata preventivata: va bene i legni del ritorno, ma all'andata Julio Cesar è stato il migliore in campo e sotto sotto all'Old Trafford aveva tentato di conservare lo zero a zero con quel 4-5-1 robusto e il solito schema "palla avanti che ci pensa Ibra". Castello di sabbia sgretolatosi dopo neanche 200 secondi, alla prima onda: Vidic-gol e prova di maturità per i Red Devils che hanno provato a gestire. Ci sono riusciti male, così Ferguson ha ordinato: "Di nuovo piede a manetta sull'acceleratore", detto fatto, partenza sprint nella ripresa e 2-0 letale. Lenta agonia nerazzurra, il Man U ha meritato i quarti.

Se ieri si faceva zapping in tv e si passava dalla partita dell'Old Trafford a quella di Roma, ci si rendeva conto con imbarazzante chiarezza come nella prima si sfidavano le capoliste dei propri campionati, nell'altra due squadre attualmente fuori dalle posizioni di vertice. Entrambe decimate, entrambe mediocri, eppure alla fine, dopo 3 ore e mezzo di gioco, a meritare la qualificazione sono stati proprio i Gunners: a Londra spreconi ma comunque vittoriosi, ieri sera ordinati in difesa e forse poco audaci in attacco, ma comunque volenterosi. Alla prima e unica disattenzione hanno subito il gol, poi hanno tentato di fare il loro traballando solo in una occasione (che errore Baptista!). Quindi i rigori, nulla di più giusto in questo caso, tra queste due squadre. E chi vince? Gli inglesi ovviamente, freddi, col portiere smaliziato, concentrati e per niente intimoriti dallo stadio avverso. Anche questo significa maturità, anche questo vuol dire meritare.

Oggi l'Italia calcistica s'è risvegliata con la sensazione di aver male alle ossa e il sedere per terra; si fa difficoltà a tirar fuori l'orgoglio per poter incensare il nostro campionato, il nostro modo di giocare, la nostra passione. Però, c'è un però, non dobbiamo dimenticare che un piccola bandierina tricolore (a parte i vari Rossi, Dossena, Toni e Oddo) ancora campeggia sul mappamondo della Vecchia Europa: è quella che tiene in mano l'Udinese, che stasera affronterà i campioni in carica della Coppa Uefa, lo Zenit di San Pietroburgo. Friuli gremito, russi che fanno paura, Marino che rompe gli indugi: ormai salvi in campionato, fuori dalla Coppa Italia, si deve tentare di dare un senso a questa stagione impegnandosi al massimo in Uefa. Advocaat non ha più Arshavin, i bianconeri la formazione migliore e la voglia di fare: non resta che aggrapparci all'Udinese, anche se ormai pare tutto troppo tardi.

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