Mario Anzani: più di 100mila km in bici per seguire la sua Inter

Pioveva quel 13 novembre del 1963 quando un quindicenne di nome Mario prese la sua bicicletta del garage e se ne andò dritto da Rho, dove abitava, al Giuseppe Meazza, stadio di Milano dove giocava la sua squadra, l'Inter: quel giorno non successe niente di speciale perché la Beneamata vinse 3-1 contro il Torino, partita come altre, e Mario era un tifoso come tanti. Ma a distanza di 45 anni l'evento assume importanza particolare perché quella fu la prima partita che il signor Anzani, oggi 60enne, andò a vedere con la bici; sono passati 45 anni e la sua Bianchi non ha mai smesso di fare lo stesso percorso a est di Milano: Rho-San Siro e ritorno, ogni domenica, ogni mercoledì di coppa, con la pioggia e col sole, di giorno e di notte. Per un totale di più di 100mila chilometri.

I ricordi sono innumerevoli, come ha spiegato a La Repubblica: "In questi anni mi sono preso certi acquazzoni, tutti a buon fine. Pioveva a dirotto il giorno della prima partita. E veniva giù che Dio la mandava il 27 maggio 1965, la sera della finale di Coppa Campioni con il Benfica a Milano: 1-0 gol di Jair. Sono salito in bici di nascosto da mio padre che non voleva farmi uscire di casa perché avevo la febbre. Al ritorno mi ha dato uno scappellotto, ma non l'ho nemmeno sentito tanto ero felice per la vittoria. -Non mi interessa se domani mattina hai il febbrone, se sei andato allo stadio, vai anche a scuola-, mi ha sgridato papà Giuseppe. Ma si vedeva che anche lui faticava a non ridere per quella fuga nerazzurra. E comunque, febbre o non febbre, non mi sarei perso la scuola del giorno dopo per niente al mondo perché volevo andare a far festa con i miei amici".

Sessanta anni compiuti meno di un mese fa, festeggiati come ovvio al Meazza in occasione di Inter-Roma 3-3: "Vado in bici anche alle notturne sfidando i rimproveri di mia moglie Lucia. Il 1° marzo, la sera di Inter-Roma 3-3, c'era una leggera pioggerellina, ma non potevo rinunciare alla pedalata per l'Inter. Dovevo celebrare degnamente il mio 60° compleanno" ha spiegato Mario Anzani, che non ha privato i suoi figli di questo piacere: "Il primo giorno di scuola di mio figlio, il 15 settembre 1993 l'ho caricato sul sellino e siamo andati insieme a vedere Inter-Rapid Bucarest di Coppa Uefa, 3-1 per noi con tripletta di Bergkamp". Delle volte ha avuto degli incidenti, ha combattuto con la nebbia e con piccole beghe burocratiche, come quando, vice-sindaco di Rho in carica, dovette passare di notte e "con la bici a mano" per un viale coi viados, rischiando di attirare su di sé malelingue.

"In questi anni ho fatto 100.000 chilometri sui pedali, una bella percentuale per la mia squadra del cuore. Qualche volta sono anche andato a vedere l'allenamento ad Appiano Gentile in bicicletta. E' un'abitudine salutare ed ecologica. Sarà contenta Milly Moratti, la moglie del presidente, sempre impegnata a favore dell'ambiente" ha detto orgoglioso di sé questo ciclista senza freni, un dipendente della Montedison che lavora a due passi da Via Durini, sede dell'Inter. Una vita tinta di nerazzurro, una passione senza fine, più chilometri di un professionista alle prese col giro d'Italia: 45 anni a pedalare per vedere segnare i più grandi campioni dell'Inter.

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