Fabio Capello: "Dopo la Russia smetto di allenare. A meno che..."

E' un Fabio Capello a tutto tondo, quello che ieri sera è stato intervista nel corso di Undici, il talk show condotto da Pierluigi Pardo su Mediaset Italia 2. Il commissario tecnico della Russia ha annunciato l'intenzione di smettere di allenare subito dopo il Mondiale in Brasile. Intenzione non proprio irremovibile, in realtà:

Ora stiamo facendo bene, ma il difficile arriverà con le prossime partite, contro l’Irlanda del Nord e il Portogallo. Ho intenzione di smettere dopo l’esperienza con la Russia, tra due anni, sperando di giocare il Mondiale in Brasile. Poi, se dovesse arrivarmi una proposta con un progetto davvero coinvolgente, potrei ripensarci, ma per ora non vedo in giro nulla di interessante.

Capello è stato chiamato ovviamente anche a dare un commento sui protagonisti del calcio italiano. A partire dalla Juventus, capolista in campionato senza troppa fatica, e più in difficoltà in Champions:

È vero che dopo la Champions la Juventus ha fatto un po’ di fatica a riproporsi in campionato: devi avere una rosa veramente ampia per non perdere potenziale di rendimento, ma in Serie A i bianconeri possono fare quello che vogliono, credo che non ci sia corsa. Vucinic è l’attaccante che fa la differenza e diamo tempo di crescere a Giovinco: può diventare come Zola.

L'ex allenatore di Juve, Roma, Real Madrid e Milan è tornato ad inviduare i problemi del calcio nostrano: dagli ultrà "a cui permettiamo di fare tutto", agli arbitri che fischiano troppo, passando per le infinite polemiche del calcio parlato e per gli stadi "obsoleti". Il ct 66enne, che ha ripercorso anche le sue vittorie in Italia, ha ricordato il perché del suo addio dalla panchina dell’Inghilterra:

Se ho lasciato l’Inghilterra è per difendere quanto avevo fatto per John Terry. In Inghilterra sono un po’ troppo moralisti: vogliono che le persone si comportino in una certa maniera e poi prendono delle decisioni affrettate come quella con Terry, che tra l’altro era stato assolto dalla giustizia ordinaria.

Infine, dopo aver raccontato di essere ancora amico di Moggi, Giraudo e Bettega, l'ex centrocampista dell'Italia degli anni '70, ha detto la sua sulla Roma, club con il quale l’allenatore friulano ha vinto nel 2001 lo scudetto:

La Roma, con i giocatori che ha, dovrebbe essere più vicina alla vetta della classifica, ma bisogna dare tempo ai giocatori di assimilare la nuova filosofia dell’allenatore. A Roma vincere lo Scudetto è più difficile rispetto alle altre piazze, perché basta che vinci una partita e subito c’è euforia: tutti i giorni devi lavorare per tenere a bada questa euforia. Il ricordo più bello che ho di Roma è sicuramente lo Scudetto e i derby vinti. L’unica cosa che non mi è piaciuta è che dopo aver vinto il campionato, al posto di festeggiare subito, lo abbiamo fatto dopo tre giorni.

Foto | Getty Images

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