Calcioscommesse, Gegic si consegna agli inquirenti: "Ero stanco, questa la mia verità"

Quando si entra nel torbido mondo del calcioscommesse, tra filoni, intercettazioni, deposizioni e quant'altro, è difficile distinguere il vero dal falso. E' bene dunque approcciare all'argomento assumendo come cardini le notizie oggettive e la fine della latitanza (ma fino a che punto di essa si trattava lo vediamo dopo) di Almir Gegic, uno degli uomini chiave dell'ennesimo scandalo legato alle partite combinate, è uno di quegli assunti che sicuramente apriranno un altro capitolo a una storia ormai stomachevole e certamente tristissima. Lo "Zingaro" degli interrogatori, tirato in ballo da molti giocatori, il rifugiato (nel Sangiaccato, Serbia meridionale di fede musulmana), l'ex giocatore del Vicenza, non ne poteva più di starsene in una terra che non sentiva più sua, a leggere cose che non reputava vere, a vivere martoriato dai dubbi, dai rimorsi, dalla voglia di ricominciare.

Oggi la Gazzetta dello Sport è uscita in edicola con un lungo articolo dedicato a lui, un'intervista molto interessante in cui, come il titolo di questo post suggerisce, Gegic fornisce la "sua" verità, che non necessariamente è "tutta" la verità o, semplicemente, la verità in senso lato di una faccenda troppo complicata e melmosa da poter apparire vera in tutti i suoi aspetti. Per chi volesse leggere il pezzo a firma Fabio Bianchi e Francesco Ceniti non deve far altro che cliccare qui, in ogni modo ne riportiamo qualche estratto (da noi considerato maggiormente interessante) per mettere in risalto i passaggi più interessanti delle parole di Gegic, nativo di Novi Pazar, la stessa città di Adem Ljajic (ne avevamo già parlato qui). Cominciamo dai motivi che lo hanno spinto a costituirsi:

"Non è vita questa. Mi nascondo da troppo tempo. L'errore più grave che ho commesso è stato quello di non costituirmi subito. [...] Sono fuori dalla Serbia da 15 anni. Ho vissuto in cinque Paesi diversi, parlo sette lingue. Non mi ci trovo più qui: non ci sono prospettive. Il peggio è che sto distruggendo la vita di mia moglie e soprattutto di mia figlia. Aveva tutto in Svizzera, poteva frequentare un bella scuola e costruirsi un avvenire. Ora chissà se mi faranno tornare a Chiasso. Vivevamo in Svizzera, ma era come se fossimo in Italia. Ci sentiamo italiani. Qui le voci arrivano distorte: mi vedono come un mafioso. Ma non ho mai truccato personalmente partite o minacciato qualcuno. Forse le mafie in questa storia sì. Compravo informazioni per scommettere e basta. Sono pronto a pagare. A dire tutto quello che so. Le scommesse sono una brutta malattia. Ho smesso. Per tenerla a bada faccio qualche schedina da 10 euro. Guardo le partite in poltrona. Stop".

Gegic parla di un signore sulla sessantina che era al corrente di combine di squadre soprattutto del Sud, di partite aggiustate a fine stagione, dell'altro latitante Ilievski, della tendenza dei giocatori del Siena di scommettere sulle partite di calcio e cita anche Antonio Conte, perché non lo ha mai conosciuto né sentito e una tv voleva pagarlo per metterlo in mezzo. Ma le cose più interessanti arrivano quando si passa alla descrizione dei personaggi chiave dell'inchiesta, al tentativo di combinare le partite, al ricorso di sosia dei giocatori pur di convincere di avere un risultato praticamente sicuro:

"Gervasoni spesso ci portava da altri giocatori. Ha fatto così con Micolucci, mi ha presentato anche Bertani. Ma lui gestiva bene il tutto, sapeva dove bussare. Non come Erodiani, che abbiamo conosciuto tramite Bellavista. Ci dice che aveva un portiere in mano (Paoloni, n.d.r.), e sapeva da alcuni giocatori dei risultati sicuri in A. Hristiyan gli dice che vuole conoscere questi calciatori. In autostrada da un pulmino scendono tre tipi e li spaccia per Vives, Corvia e Ferrario. Almeno così mi pare. Comunque tre del Lecce. A casa guardiamo le foto su Internet e Hristiyan scuote il capo: 'Non sono loro, ci vuole fregare'. Così quando ci dice che Genoa-Lecce sarà un pari con Over non mettiamo un euro. Il bello è che quella gara finisce 2-2. Erodiani allora rilancia per Inter-Lecce e assicura un 1 con Over 3,5. Ci mette in contatto con un finto Corvia su Internet. Hristiyan non è uno sprovveduto, sapeva persino che tatuaggi aveva Corvia. Quando gli chiede di mostrarli, l'altro non sa che fare. Era l'ennesima bufala, poi ho letto che quel tizio era Paoloni. Noi da Inter-Lecce siamo stati alla larga. Altri hanno preso la batosta. Non mi meraviglia: le scommesse sono una malattia."

Gegic analizza il fenomeno, cerca di spiegare i giri, ma come ovvio non gli va di passare per un delinquente catalogato (e difende anche Ilievski); e racconta la sua vita da latitante:

"Andavo e venivo dall’Italia e alla dogana nessuno mi fermava. E sì che tutti mi conoscevano. Un volta un gendarme mi ha detto: "Ma non c'è un mandato su di te?". E io: "Penso di sì". Siamo andati a bere un caffè. Un’altra volta, quando ero già ricercato, sono partito dalla Serbia in auto con la mia famiglia e ho attraversato l'Italia, via Trieste, per andare a Chiasso. Mi si è rotto il cambio e ho chiamato i soccorsi. Nel frattempo si è fermata la polizia. Mi son detto: ci siamo. Ero quasi sollevato. Invece manco mi hanno chiesto i documenti. All'inizio della storia invece, un anno e mezzo fa, in Svizzera non sono stati teneri con me. Mi hanno prelevato da casa di mattina presto, spaventando la mia famiglia. Mi hanno interrogato a lungo, hanno chiuso il mio conto e quello dove mettevo via i soldi di mia figlia. Mi hanno accusato di riciclaggio. Ma quale riciclaggio. Sul conto avevo 12mila euro e nell’altro ce n’erano meno. Al Chiasso ne guadagnavo 5mila al mese puliti, avevo i pranzi pagati. Potevo mettere via qualcosa e scommettere massimo 5-10mila euro? I soldi per le informazioni li metteva Ilievski. E se pensavano che riciclassi e girassi con 2-3 milioni nell’auto, perché non mi hanno mai fermato prima?".

Le sue parole, nient'altro che la sua versione. L'ennesimo pezzo di un mosaico gigante la cui composizione probabilmente non verrà mai completata. Troppi giri, personaggi, complotti, mele marce, faccendieri coraggiosi e gente senza scrupoli. Eppure il fatto che Gegic abbia iniziato a parlare non passerà inosservato: ci saranno altri titoloni in prima pagina. Purtroppo, e non è finita. Finirà mai?

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