Gianluca Pessotto, da poco ex calciatore e nuovo dirigente della Juventus, è precipitato dal secondo piano della sede della società bianconera, la dinamica è comunque tutta da accertare. E’ stato ricoverato d’urgenza all’ospedale torinese Molinette. Avrebbe riportato fratture multiple ma non sarebbe in pericolo di vita. Cannavaro ha interrotto la conferenza stampa chiaramente turbato e sbiancato in volto. Pessotto era stato in Germania per la partita contro la Repubblica Ceca. Sono spuntate alcune ipotesi che sinceramente non credo sia giusto riportare finchè non si sarà fatta chiarezza sulla vicenda. Per il momento soltanto un in bocca al lupo all’ex terzino della Juventus e della nazionale.
Fabrizio
27 giu 2006 - 13:56 - #1una notizia a dir poco singolare , Auguri di pronta guarigione
Andrea
27 giu 2006 - 14:08 - #2In bocca al lupo Gianluca
Il popolo bianconero è con te
coyote
27 giu 2006 - 14:08 - #3speriamo di poter sentire dallo stesso Pessotto che cosa sia successo!
coyote
27 giu 2006 - 14:09 - #4(anche il popolo non bianconero è con lui)
satomi82
27 giu 2006 - 14:55 - #5forza gianluca, guarisci presto
bodo
27 giu 2006 - 14:56 - #6sono curioso di sapere la verità su questa storia….
perche nn credo sia stata una casualità……
comunque in bocca al lupo prof.
Pande
27 giu 2006 - 15:17 - #7Speriamo si riprenda presto, è un uomo serio e intelligente, si merita il rispetto di tutti
daniele
27 giu 2006 - 15:37 - #8Che dire, sono letteralmente sconvolto, in questo momento mi stanno venendo in mente una marea di brutti pensieri sperando, ovviamente, che siano solo frutto della mia fantasia e non altro, in ogni caso, auguro a Pessotto una pronta guarigione e un ritorno al più presto al suo posto di lavoro.
michele
27 giu 2006 - 15:42 - #9torna presto… grande giocatore e grande uomo!
Final
27 giu 2006 - 15:42 - #10sono ancora scioccato dalla notizia….Auguro un grandissimo in bocca al lupo a Gianluca, persona di grandissima serietà e umanità. Guarisci presto!!
Mpower
27 giu 2006 - 16:12 - #11Grande Pessotto ritenta,sarai più fortunato!!!
e cmq la proossima volta buttati dal settimo piano così a noi ci farai arrivare al settimo cielo!!!!
MEGA
27 giu 2006 - 16:15 - #12mi spiace molto per lui… ma… ecco… come cvazzo ha fatto?!
marco
27 giu 2006 - 16:19 - #13sono sconvolto! rimettiti presto! ci vediamo allo stadio…
# mpower…io non auguro il male a nessuno ma solamente che ad ognuno capiti ciò che augura agli altri…come persona fai schifo!!!
Tamarro Italiano
27 giu 2006 - 16:21 - #14pronta guarigione al miglior rigorista d’Italia…
Forza Gianluca!
blacky_hawk
27 giu 2006 - 16:32 - #15Mpower impiccatti poveraccio infame! comunque dicono che potebbe essere un tentato suicidio, teneva pure un rosario tra le mani… vabbè buona fortuna
Mpower
27 giu 2006 - 16:39 - #16si ma chiediamoci il perchè del tentato suicidio…povera vittima…ha rubatyo talmente tanto che forse si sentiva in colpa…poverino stiamogli vicino…
Jena Plisskin
27 giu 2006 - 16:49 - #17@Mpower: complimenti oltre alla battutaccia hai dato anche la sentenza. Ti sei dimenticato qualcosa ? Che sò ? Forse il fatto che Pessotto è più essere umano di te ?
Alessandro
27 giu 2006 - 17:32 - #18@Mpower: ma tu in passato ci hai provato con il gutalax?
Che miserrimo.
tvblog
27 giu 2006 - 17:43 - #19Moggi a Ballarò Ballarò chiude con il botto. Nella giornata della tragedia di Pessotto, va in onda l’ultima puntata di questa edizione trionfale del programma di Floris, in cui si parla proprio del devastato mondo del calcio. Ospite d’eccezione Luciano …
Francesco Paolo
27 giu 2006 - 18:16 - #20Forza Gianluca, guarisci presto!!!
Ti vogliamo rivedere presto al tuo posto!!!
Ora più che mai la JUVE ha bisogno di te!!!
Arrivederci!!!
gabri
27 giu 2006 - 18:35 - #21Mpower sei proprio un essere tristissimo se cerchi di fare scoppiare l’argomento calciopoli pure in questo post, perchè non vai da maria de filippi ad aizzare la folla? magari ti cagano un po’…
riprenditi Gianlu!
DEPECHE MODE
27 giu 2006 - 18:43 - #22SICURAMENTE SA TROPPE COSE… (poveretto!) A PARTE CHE LE SAPPIAMO TUTTI!!
jair
27 giu 2006 - 18:50 - #23FORZA GIANLUCAAAAAAAAAAA !!!!!!!!!!!!
giorgio
27 giu 2006 - 18:51 - #24Forza Gazza, siamo tutti con te. In questo mondo del calcio ed in questo mondo in generale, sei e rimarrai sempre un fiore. Un onesto professionista, serio, affidabile, un vero esempio di campione di calcio. Qualunque siano i motivi, ti prego, recupera e torna con noi, sei un bellissimo esempio anche per i giovani. Ciao Gianluca,a presto. Voglio rivederti in salute. Sarai sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere.
giorgio
27 giu 2006 - 18:55 - #25Ragazzi, vorrei che tutti insieme ringraziassimo e applaudissimo coyote, che pur non essendo juventino ha speso belle parole per il nostro Gianluca. GRAZIE COYOTE, anche tu sei un vero sportivo!
Pande
27 giu 2006 - 19:00 - #26Per Mpower: bisogna proprio essere dei cretini a polemizzare sul tentato suicidio di una persona! Non sono juventino, ma comunque sono un uomo, tu no! Per favore, VERGOGNATI!
Pessotto riprenditi e torna ad essere una delle persone più colte e intelligenti del mondo del calcio!
marco
27 giu 2006 - 19:03 - #27di sicuro un applauso a coyote e a tutti quelli che riescono a capire che quello che è successo c’entra poco col tifo di una squadra…
peccato che ci siano sempre dei COGLIONI in giro…
michele
27 giu 2006 - 19:13 - #284 parole: Mpower sei un coglione!
“Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.” Einstein aveva visto bene nel tuo caso… purtroppo.
Damiano Plebani
27 giu 2006 - 19:23 - #29La cosa veramente allucinante è che c’è gente che scherza e sfotte su questioni delicate solo per puro TIFO SPORTIVO!
Ma vi rendete conto? Una persona malata di depressione (può aver fatto di tutto, ma non ha ucciso nessuno!) tenta il suicidio e alcuni cosa fanno? Polemizzano per questioni sportive.
Io non tifo nessuna squadra, seguo i mondiali ogni 4 anni, ma vedere certi atteggiamenti mi inquieta davvero.
Speriamo siano frutto di un cervello di una persona di 17/18 anni e non di un adulto maturo, perchè altrimenti POVERA ITALIA!
Colgo l’occasione per augurare a Pessotto una pronta guarigione non solo fisica ma anche “mentale”. Avere un’anima appagata e felice non è cosa semplice. Forza!
gianni calicchio
27 giu 2006 - 19:59 - #30Sono romano e romanista, ma Gianluca Pessotto è sempre stato un esempio di sportività e tenacia. Non mollare proprio adesso campione. Siamo con te!!!
Gian Marco
27 giu 2006 - 20:33 - #31Forza grande Gianluca!
Pippo Anch'Io
27 giu 2006 - 23:19 - #32In bocca al lupo Gianluca, e qualsiasi motivo ti abbia fatto compiere questa sciocchezza, nn sarà mai più importante della vita stessa.
Luca (tifoso rossonero)
cooper
28 giu 2006 - 08:47 - #33Forza Gianluca non mollare ti aspettiamo speriamo in una pronta guarigione la nuova Juve ha bisogno di gente come te.
CANCELLATE IL COMMENTO 11 MI VERGOGNO PER LUI ….COGLIONE
Ema
28 giu 2006 - 11:30 - #34Io farei 2 immensi auguri: 1 a Pessotto, che si riprenda presto.
2 a Mpower…che ritrovi presto il suo cervello..(sempre se in passato ce lo aveva)
gas
29 giu 2006 - 16:55 - #35da interista faccio i miei migliori auguri a Pessotto, uno sportivo vero e un uomo sensibile. Speriamo che si riprenda e che ritrovi la serenità perduta! Un abbraccio!
Danilo Amrosini
30 giu 2006 - 17:47 - #36Perché l’ipotesi del tentato suicidio è sbrigativa e da rivedere. I veri fatti. Le interpretazioni. L’insostenibile leggerezza dell’ipotesi di tentato suicidio. Il lavoro giornalistico: giustificare lo pseudofatto e trasformarlo in “fatto”
PESSOTTO E CALCIOPOLI(ASP) TORINO – Perché l’ipotesi del tentato suicidio è sbrigativa e da rivedere I fatti Pessotto, da un mese team manager della Juventus, la mattina del 27 giugno, due giorni prima del maxiprocesso di Calciopoli, che inizia il 29 giugno e coinvolge anzitutto la Juventus, si reca nel suo ufficio della sede bianconera, in corso Galileo Ferraris a Torino, si tratta di una sede privata a cui non tutti possono avere accesso. Egli, apparentemente era solo nel suo ufficio al secondo piano. A un certo punto Pessotto è ritrovato sull’asfalto del cortile interno. Due automobili vicine parcheggiate lì sotto sono ammaccate da sopra, evidentemente colpite da Pessotto, e si tratta dell’Alfa 147 del vicepresidente dimissionario Roberto Bettega, e di una Lancia Phedra accostata. Pessotto è ritrovato con un rosario in mano. Pessotto, ha riportato fratture multiple cadendo dal tetto della sede della Juventus a Torino. Non si sa ancora com’è che Pessotto si è ritrovato in quelle condizioni. Questa la notizia. Questi i fatti. Il resto è altro. Il resto sono ipotesi investigative, storie, pseudofatti, pruriti, sciacallaggi, violazioni della privacy, e via violando. Eravamo all’ipotesi. E siamo ancora all’ipotesi investigativa. Subito dopo il fatto, qualcuno ha giustamente parlato di “giallo”. Ma tutto è stato archiviato dopo poche ore, di punto in bianco. Tutti i giornali si sono affrettati a trasformare l’ipotesi in “fatto”. Il supposto “fatto” del tentato suicidio. Ma ricostruiamo cos’è accaduto dopo i fatti. L’insostenibile leggerezza dell’ipotesi di tentato suicidio Il suicidio, in un’indagine seria, deve essere l’ultima ipotesi, non la prima. O meglio, può essere indagata come prima ipotesi in modo che, se è il caso, si può subito escluderla. Ma il suicidio è sempre la prima ipotesi e l’ipotesi più facile, innocua, adatta e comoda per tutti, ma proprio tutti: inquirenti, giornalisti, possibili sospetti di omicidio, e anche per lo stesso Pessotto e famiglia, come vedremo ecc. Mai sentito parlare della parola defenestrazione? In ogni caso, bisogna procedere per esclusione. In questo caso, si sono escluse ipotesi diverse dal tentato suicidio? No, ci si è subito diretti all’ipotesi facile facile, facile per tutti, e l’ipotesi più favorevole a Calciopoli e ai relativi poteri forti: l’ipotesi dei don Abbondio. E con che leggerezza ora i giornalisti la presentano come un fatto! I giornalisti riferiscono che alcune circostanze fanno propendere gli inquirenti per l’ipotesi del tentato suicidio: A) Pessotto sarebbe salito fino a un abbaino da cui avrebbe potuto gettarsi da solo. B) Alla reception hanno raccontato che Pessotto, giunto in auto, l’ha portata nel garage sotterraneo e non nel cortile come faceva di solito. Ma neppure questa è un prova certa. Non è ancora dimostrato nulla. Pessotto avrebbe benissimo potuto parcheggiare l’auto nel garage perché nel cortile c’erano altre auto o per qualunque altro motivo diverso dal tentativo di suicidarsi. E se avesse voluto mettere nel garage la sua auto per non crearle danni, comunque, ha urtato comunque delle auto, lui che era così rispettoso e sportivo: e ha danneggiato l’Alfa 147 del suo collega e vicepresidente dimissionario Bettega. Un’ANSA dice che “L’ allarme è scattato alle 11, mentre nella sede della Juventus c’ era il vicepresidente dimissionario Roberto Bettega”, eppure solo alle 12,30. Però la prima richiesta di intervento al 118 era giunta solo verso le 12,30. Solo errori di stampa o c’è dell’altro, nell’arco di quest’ora e mazza? E Pessotto era solo (come dicono alcune fonti) oppure no? Che non fosse solo lo dice IL RESTO DEL CARLINO (27 giu): “Il primo ad accorrere e’ stato Giovanni Cobolli Gigli, futuro presidente della Juventus, accorso dall’Ifil - spiega Andrea Griva, portavoce dell’Ifil - al momento dell’accaduto erano presenti in sede l’ex vicepresidente Roberto Bettega e il direttore sportivo Alessio Secco. Non e’ stato trovato alcun biglietto nel quale Pessotto abbia lasciato qualche dichiarazione”. C) Sul davanzale dell’abbaino, dal quale si sarebbe gettato, sono state trovate le chiavi dell’auto e il suo telefono cellulare. Perché mai avrebbe dovuto lasciare sul tetto il telefono cellulare? Forse per evitare che potesse comunicare a qualcuno le ultime parole, quello che sapeva? D) Si è subito cercato di far credere che la cosa più probante circa il “tentato suicidio” sarebbe la presenza di un rosario fra le mani di Pessotto (mai restituito alla moglie e, forse, mai visto da questa)! Nulla di più ridicolo e assurdo. Il rosario non va a supporto di nessuna ipotesi, ma anzi resta elemento sospetto. Come se vedere un cattolico che si suicida con un rosario fra le mani fosse la norma! Ci rendiamo conto? Era cattolico, aveva il rosario in mano, quindi si è voluto suicidare! Che logica è questa? Rosario, simbolo di fede, fra le mani di chi avrebbe osato un atto estremo di infedeltà. Se Pessotto ha avuto la lucidità di impugnare il rosario e pensare alla fede in chi dà la vita, come ha potuto compiere quel gesto di togliersi la vita, di compiere uno dei peccati più gravi della fede cattolica? Abbiamo dunque un’ipotesi di tentato suicidio, ossia qualcosa che è ancora uno pseudofatto, assunto però come fatto. I giornalisti si affrettano ad avallare l’ipotesi del suicidio, proprio come si affrettano a farlo i dirigenti bianconeri. Pessotto e’ giunto al pronto soccorso di chirurgia delle Molinette ancora cosciente: ”Si lamentava per il dolore”, ha detto un testimone. Non si sa cos’altro abbia detto. Di certo, Pessotto non ha ancora confermato nessuna ipotesi di tentato suicidio. Né aveva mai lasciato dubitare nessuno che avrebbe potuto compiere tale gesto. Per sapere la verità bisognerebbe far parlare Pessotto, il vero e unico diretto interessato, che non ha ancora aperto bocca in merito. E non sarebbe ancora abbastanza. Secondo alcune voci, che certo non trovano la minima conferma ufficiale, Pessotto, neodirigente bianconero e che per molti resta una delle (non molte) “facce pulite” del calcio, a conoscenza di alcuni illeciti relativi Calciopoli, avrebbe manifestato l’intenzione di sporgere denuncia e successivamente ignoti lo avrebbero minacciato di gravissime ritorsioni contro la sua famiglia, cosa che gli impedirebbe, anche nel caso in cui sopravvivesse, di rivelare la verità (visto il rischio di trascorrere la vita non solo da possibile disabile, ma anche sotto scorta, lui e tutta la famiglia). Perché dovremmo credere così facilmente che un padre di famiglia trentasettenne con due figlie e moglie, con mamma, papà, fratello (anche lui professionista del calcio), ovviamente senza problemi economici, che si è sempre dimostrato emotivamente equilibratissimo (come ha dimostrato sul campo), cattolico praticante e ben conosciuto dal suo parroco, che da pochi giorni aveva assunto con entusiasmo impegni lavorativi di prestigio anche come commentatore per Sky TV, svegliandosi una mattina qualunque, cercherebbe di suicidarsi. Pessotto, conosciuto per la sua grande sportività, e definito da Cannavaro “l’uomo più buono del mondo” avrebbe davvero potuto compiere un atto così antisportivo nei confronti, anzitutto, dei suoi cari, neppure degnati di un biglietto di addio? Lo sgomento degli azzurri ha ragioni profonde: tutti in fondo sanno che Pessotto non avrebbe potuto fare, da solo, una cosa simile. L’ipotesi del tentato suicidio dunque non trova la benché minima giustificazione ed è quindi scarsamente credibile. Ma è poco credibile anche la modalità del tentato suicidio. Sospetta è la sede dell’episodio: perché proprio nell’ambito privato del nucleo nevralgico di Calciopoli? Ma soprattutto è sospetto il tipo di “suicidio” che avrebbe scelto, che non dà la sicurezza di morire ma dà la quasi certezza di una sopravvivenza problematica, con rischio di paralisi vita natural durante. Ebbene, perché dovrebbe prendere una decisione così azzardata, approssimativa, inefficace, lui, un trentasettenne laureato in legge, soprannominato ‘professore’ e “certamente di una categoria superiore dal punto di vista intellettuale”? (Massimo Moratti, TGCOM, 27 giu). È abbastanza chiaro che Pessotto non aveva esattamente l’intenzione di suicidarsi. Se davvero l’avesse avuta, avrebbe scelto fra mille altri metodi più efficienti, a meno che non fosse, cosa indimostrata, sotto l’effetto di LSD o di qualche circostanza, di qualche fortissima pressione esterna che in quella mattina, in quella sede lavorativa, lo avrebbe costretto a un gesto disperato. Il lavoro dei giornalisti: giustificare lo pseudofatto e trasformarlo in “fatto” Lo pseudofatto del tentato suicidio come si giustifica? Può trovare mille diverse motivazioni. Alcune sono comode per Calciopoli e altre scomode (come possibili pressioni esterne). Subito però, stranamente, si è puntato verso le motivazioni più comode in assoluto per Calciopoli e la dirigenza juventina: litigi con la moglie, stato di depressione. Come ha detto Filippo Facci, sul “Giornale”, “sarà che i tentati suicidi per definizione non esistono, perché chi vuole trovare la morte difficilmente sbaglia; il gesto di un Gianluca Pessotto, dunque, viene sovente interpretato come il disperato richiamo di chi ha camminato verso la morte ma voltato all’indietro, dandole le spalle, cercando il nostro aiuto. Sui giornali lo schema è sempre quello: chi ipotizza una malattia incurabile, chi debiti, chi una disperazione giudiziaria, su tutte una sbrigativa certezza, era probabilmente depresso. Fior di studi dimostrano che tra i depressi la propensione al suicidio non è maggiore che tra i malati di artrite”. Vari giocatori della nazionale ricordano la felicità loro e di Pessotto quando era venuto a far visida alla nazionale in Germania. Addirittura, Antonello Valentini, capo ufficio stampa della Federcalcio, spiega di aver incontrato l’ex giocatore azzurro pochi giorni fa. “Ho incontrato Pessotto nell’intervallo della partita di Amburgo contro la Repubblica Ceca. Ci siamo abbracciati, lui era contento. Per tutti noi Pessotto è stato sempre un grande esempio, per competenza e serietà. Pensavo proprio che questo nuovo incarico nella Juventus gli desse entusiasmo”. Questo naturalmente non dimostra che Pessotto non soffriva di depressione, ma è utile per capire che Pessotto era tutt’altro che percepito come un ragazzo in gravi difficoltà. Comunque sia, “da indiscrezioni provenienti da ambienti investigativi vicini alla Juventus si apprende che Gianluca Pessotto era in cura da un medico per depressione e oggi aveva preso un appuntamento col sanitario. Il suo stato depressivo sarebbe stato legato a problemi personali” (IL RESTO DEL CARLINO, 27 giu). I giornalisti ancora una volta sono gentilmente instradati laddove non potranno ledere interessi calciopolistici. E i giornalisti colgono la palla al balzo. Non sia mai che anche loro sian costretti a dire qualcosa che può mettere ancora più in difficoltà Calciopoli. Ricapitolando. Pseudofatto: il ragazzo ha voluto suicidarsi. Ora, troviamo una giustificazione. Ah, sì, il ragazzo era “debole”, “malato”, “aveva litigato”. Ora possiamo accettare lo pseudofatto tranquillamente, con naturalezza! E Calciopoli non c’entra nulla. Non era lui, ragazzo forte, limpido, leale, onesto, che poteva essere scomodo per Calciopoli. Non sia mai! Lui era fragile! Dire che uno si è suicidato per la depressione non vuol dire nulla, eppure soddisfa le menti dando l’impressione di “ah, ecco la spiegazione, era depresso!” Ma non significa nulla. Non è scritto da nessuna parte che depressione = suicidio. Né che dalla depressione consegue necessariamente il suicidio. Il suicidio è un atto meditato, coordinato. Non esiste nessuna supposta “malattia mentale” né nessuna “malattia organica” che comporti necessariamente un atto coordinato e volontario come il suicidio. Un atto coordinato come quello è il frutto di fattori esperienziali e culturali ben precisi. Credere al “suicidio per depressione” è un modo facile facile per eludere la questione di quali siano questi fattori esperienziali e culturali. Il suicidio o tentativo di suicidio, se è tale, è anche voluto con la testa per via di eventi ambientali e relative interpretazioni dell’aspirante suicida. Altrimenti non è suicidio né tentativo di suicidio, ma qualcos’altro. Eppure lo stato di depressione viene dato per scontato come giustificazione sufficiente a determinare il suicidio. Così si trattava di giustificare lo stesso stato di depressione. E subito facinorosi imprecisati insinuano l’idea (comodissima per Calciopoli) di un male incurabile, da cui sarebbe derivato uno stato depressivo e un tentativo di suicidio. Il medico della Juventus, Agricola, con sdegno, ha subito detto: “E’ un’idea ridicola, come coloro che la sostengono. Una cosa che mi fa ridere, roba da pazzi. Posso dire soltanto questo” (AG GRT, 27 giu). Ma questa non è che una delle irrealistiche e affrettate insinuazioni giustificatorie del supposto tentativo di suicidio. Peraltro, sulle domande circa le possibili cause della depressione, Agricola non ci aiuta certo a risolvere gli inquietanti interrogativi dicendo che «ci sono motivazioni che non posso dirvi. Si tratta di problemi psicologici che possono colpire chiunque. Ne soffriva da poco». E così si sono fatte presto circolare altre ipotesi sul gesto dell’ex calciatore bianconero: sarebbe stato in cura da un medico per una forma di depressione e proprio oggi aveva preso un appuntamento col sanitario. Anche la moglie, Reana Pessotto, propende per una “giustificazione depressiva”. Ma punta in direzioni diverse, punta verso un ambito pubblico e lavorativo, non certo all’ambito privato e personale. Finora ha dichiarato che “lui da tempo soffriva di depressione. Era diventato molto fragile: una depressione nera per il nuovo ruolo che ha nella Juventus, in fondo non gli piaceva veramente come aveva creduto all’inizio […] Da un mese e mezzo la mattina faceva fatica ad andare in ufficio: la proposta di diventare Team manager della Juventus lo aveva allettato, ma poi si era reso conto che quella non era la vita adatta a lui. Ma forse per lui era presto per appendere le scarpette al chiodo” (da “Affari italiani”). Dunque Pessotto sembra fosse effettivamente in stato di depressione e fragilità. Ma è la stessa moglie di Pessotto a suggerire il legame fra questa depressione e l’inizio dell’attività come dirigente bianconero. Allora viene da chiedersi come si ponesse Pessotto in relazione alle crisi giudiziarie di Calciopoli. Ebbene, non si poteva senz’altro dire sempre preoccupato, ma anzi ottimista e a volte quasi entusiasta. In una conferenza sul calcio giovanile dichiarò ai microfoni che “Dopo questo polverone potremo iniziare a divertirci”. Un atteggiamento decisamente controcorrente, non certo di compromesso. Contrariamente alla moglie Reana, diversi colleghi di Pessotto hanno cercato di ricondurre il suo stato depressivo alla sfera privata e personale, anziché a quella lavorativa. Insistenze e convergenze che iniziano ad apparire più che sospette. Se poi si dovesse dare retta ad Alberto Custodero, che ne l’“Espresso” (19 maggio 2006) parla di come il sistema-Moggi coinvolgeva anche le forze dell’ordine, tutte le questioni qui sollevate diventerebbero enormemente imbarazzanti e sconvolgenti.
billy
30 giu 2006 - 18:39 - #37io non so chi tu sia se un investigatore o un giornalista…non so cosa sia successo a Pessotto, ma di certo la verità non possiamo saperla. Non so se depressione è uguale a suicidio, ma di sicuro suicidio=depressione su questo non ci piove. Anni fa due vecchietti vicino a casa mia si sono gettati insieme dalla loro finestra all’ ottavo piano e sono morti. Penso che se uno si lancia dalla finestra o dal tetto sia convinto di morire, se poi sopravvive vuol dire che gli è andata male…o bene naturalmente. Quindi il fatto che si sia buttato dal tetto mi fa pensare anche a me che voleva suicidarsi. Però ripeto non possiamo sapere e niente e francamente non mi interessa neanche, speriamo che si riprenda e che torni più forte che mai!
Gionny
30 giu 2006 - 22:15 - #38appena l ho saputo, non ci credevo. Comunque in bocca al lupo gianluca…
Leandro Minelli
07 lug 2007 - 02:14 - #39segnalo anche questo illuminante articolo di Alberto Custodero (”L’espresso”, 19 maggio 2006) che spiega come la Juventus di Moggi avesse le mani bene in pasta nella polizia. Quella stessa polizia che ha compiuto le indagini sul “tentato suicidio” di Pessotto!
Nel 2004-2005 una sconcertante “guerra per il potere” nella Questura di Torino con la regia del dg juventino
“La Digos? La comanda Moggi”
Cene, omaggi e trasferte gratis per le Fiamme Gialle e un pm
Arbitri, giocatori allenatori, la «combriccola romana». Ma anche carabinieri, finanzieri, poliziotti. E magistrati. Il sistema-Moggi era una piovra che aveva tentacoli dappertutto. L´equazione su cui si fondava la Spa del «Signore del calcio» era «pallone uguale soldi. E soldi uguale potere». A Torino Lucky-Luciano dispensava favori e regalie ad alti ufficiali dell´Arma e generali delle «fiamme gialle», a patto che fossero «sensibili» alle sue esigenze. La «riconoscenza» delle forze dell´ordine veniva ripagata con biglietti, inviti a trasferte all´estero, orologi, magliette e cene. Il direttore generale della Juventus sapeva di essere potente. Al punto da «fare la guerra al Questore di Torino», vincendola. Dalle telefonate intercettate dai carabinieri del Lazio, coordinati dalla procura di Napoli, emerge un quadro inquietante di come funzionasse la Questura. In via Grattoni, negli uffici più delicati, quelli della Digos, Moggi aveva un fedelissimo, Dino Paradiso, ispettore capo, che faceva parte della «squadra calcio», le cosiddette scorte addette all´incolumità dei calciatori. Quando l´ex capo della Digos, Giovanni Sarlo, lo cacciò perché «noi siamo poliziotti, non dipendenti della Juventus», Lucky Luciano andò su tutte le furie. Era l´ottobre del 2004. A Sarlo, nel frattempo, era succeduto il suo vice, Giuseppe Petronzi. Paradiso si era lamentato con il suo «superiore» (Moggi, non Petronzi), del fatto di essere stato tolto dalla sezione calcio. Ecco cosa disse al «suo» ispettore il Dg della Juventus a proposito del Questore Rodolfo Poli e del nuovo capo della Digos. «Ma comunque devono andà in culo, solo che devono stare attenti praticamente da come si comportano perché sennò poi dopo ci so anche le note di qualifica per Questore e per tutti e….». Furibondo, la voce alterata, minaccioso, insomma, Moggi nei panni di Lucky Luciano: «Gli dico chiaro chiaro al Questore: vuole la guerra? Io la guerra gliela faccio, eh? Lui con me, a me mica mi conosce tanto bene come so fatto». Il questore ha poi avuto occasione di conoscere come era «fatto» Moggi quando dal Ministero degli Interni qualcuno gli ha telefonato imponendogli di ripristinare Paradiso alle sue mansioni juventine. Deve essere stata una telefonata talmente importante da costringere anche un funzionario irreprensibili fino all´esagerazione come Poli (che non usa neppure l´auto di servizio), a ordinare a Petronzi, verbalmente, il re-integro dell´uomo di Moggi. «Io - si vantava Moggi - quando uno vuole esagerà, e quando uno esagera, poi batte sempre la testa e. Ma gliele abbiamo sgominate tutte. Dino, Dino glieli faccio abbassà io, vai tranquillo…». Sia Poli, che Petronzi, i due più alti dirigenti della polizia torinese, dopo l´intervento dall´alto, hanno dovuto «abbassà» la testa. La Questura di una città importante come Torino s´è dovuta piegare alle volontà del «padrone del calcio». Una volta tornato al suo posto, Paradiso ha cominciato un´attività, diciamo così, di seduzione del suo capo, inferocito. Non è stato facile, per Petronzi, uno dei poliziotti di punta dell´Ucigos nella lotta in Italia al terrorismo islamico e anarchico, farsi mettere i piedi in testa da un suo sottoposto, un «semplice» ispettore capo. Paradiso iniziò a invitarlo a cene, trasferte in Italia (Firenze), all´estero (Madrid), a caffè e aperitivi. Le provò tutte, pur di ingraziarselo. Portò nell´ufficio del suo capo magliette, qualche biglietto. Compito non facile. Paradiso a Moggi: «Ma….non lo so, perché poi sai che cos´è, Petronzi alla fine quello è pure rattuso, perché lui le prende queste cose e non dice nulla!». Petronzi, in realtà, alla fine modificò atteggiamento. Dopo il muso duro dei primi giorni fece buon viso a cattiva sorte. Finse sempre di accettare gli inviti, per poi disdirli all´ultimo momento, inducendo Moggi & C. a pensare che si fosse «allineato». Ecco i passi più significativi delle conversazioni fra il Dg juventino e il suo fedelissimo poliziotto. Paradiso: «Il dirigente Petronzi ha chiesto se poteva essere invitato a seguire la trasferta di Madrid. (ride). Eh, lo facciamo venire, dai! Eh! Hai visto? Poi so tutti uguali! So tutti uguali, no?» Moggi: «Lo faccio per te!». Paradiso: «No, no, tu fai quello che pensi sia meglio fare!» Moggi: «No, no, no, lo faccio per te ! Anche perché capiscono in pratica che devono star tranquilli! Lasciami fare, digli di si! Va bene! Va bene! Ok!». In questo caso, l´ispettore millantò. Le cose sono andate un po´ diversamente: Paradiso aveva invitato il suo dirigente alla partita di Firenze. Come al solito, Petronzi aveva inventato una scusa per declinare l´invito rispondendo che avrebbe partecipato alla prossima trasferta all´estero, Madrid appunto. Anche nel caso della partita in Spagna, tuttavia, si era ripetuto il copione, con la disdetta dell´invito all´ultimo momento. Luciano Moggi, che esercitava un enorme potere in Questura (al punto di far intervenire la Digos per aiutare Lua, la colf clandestina della sua fidanzata bloccata senza documenti a Catania), «trattava» con carabinieri e guardia di finanza. Il generale delle «fiamme gialle» Giuseppe Mango, «partecipava a cene istituzionali con Moggi che lo aveva invitato alla trasferta madrilena». L´ufficiale - si legge - richiedeva gadget e biglietti omaggio. «Per la partita con il Real Madrid - si giustificò Mango - mi stanno distruggendo da Roma». «Istituzionali» pure i rapporti a con il colonnello Angelo Agovino, comandante provinciale dei carabinieri, che a natale ricevette un «pensierino», due orologi da 500 euro l´uno. Moggi frequentava anche i magistrati, come l´amico di vecchia data Beppe Marabotto. Ma dei procuratori non aveva grande considerazione. Significativo il rapporto con Rinaudo che, in un´occasione, aveva chiesto a Moggi «una cena più intima senza la presenza della squadra». Lucianone parlò con Tonino Esposito, un uomo indagato negli anni Ottanta perché, secondo un pentito, avrebbe dovuto ammazzare Zampini su ordine di Franco Froio (accusa rivelatasi infondata). Moggi: «È nà rottura di palle»…Tonino: «Ma non fa niente. Tanto questi qua so tutti la stessa pasta, so´ sti magistrati».