Pirlo archivia la sconfitta di San Siro e aspetta Conte: "Nessuna crisi, loro hanno giocato meglio. Il mister ci manca"

Si è sempre detto che per essere dei campioni in campo, ma in qualsiasi disciplina anche non necessariamente sportiva, è importante essere forti di testa. Il campione ha i piedi buoni, il fuoriclasse anche la testa, è il caso di Andrea Pirlo, uno che non deve dimostrare niente a nessuno tanto ha vinto nella sua carriera eppure ancora si impegna come se fosse un giovane in cerca di affermazioni. La sua dote principale è la tranquillità, la si può vedere in campo quando sornione dirige la sua orchestra, ma la vedi anche quando si concede ai taccuini o ai microfoni per un'intervista. Oggi Tuttosport ha pubblicato una lunga intervista al centrocampista juventino, nel giorno che precede il suo primo Derby della Mole. Quello che più stupisce è la serenità che traspare dalla sue parole, come parla ad esempio delle recenti sconfitte della Juve dopo aver passato un intero anno senza assaporarne una, ma anche delle polemiche che hanno infuocato i rapporti con la sua ex squadra:

Aria di crisi? Ma no, ma no. Contro Inter e Milan abbiamo perso perché abbiamo giocato peggio dei nostri avversari. Perché non siamo entrati in campo con la medesima fame dell’anno scorso. E così alla fine il risultato ci ha puniti. Ma non siamo in crisi, ci mancherebbe. Se Galliani ha sostituito lo sfondo del suo cellulare? Mah, credo di no... E poi, mi ascolti: quelli sono episodi che capitano. Che lì per lì vengono presi male, insomma ci si arrabbia... serenamente, ma in realtà rientrano nell’ambito di situazioni normali durante un campionato. Bisogna saperli accettare, a mio avviso esiste una compensazione. Le polemiche, le polemiche... Sono pesanti da sopportare, lo confesso. Tornare a vincere significa tornare a dare fastidio. Dopo Calciopoli, tutti immaginano che ci sia sempre qualcosa “dietro” i nostri successi, in realtà noi sappiamo che sono frutto di lavoro, sacrifici e applicazione. Però fa male sentire certi discorsi. Come ho vissuto l’attacco della società rossonera dopo gol fantasma di Muntari? Come uno di quegli episodi che a caldo possono produrre rabbia. E poi Galliani si è scusato, quindi per me è finita lì.



Un altro argomento di attualità è la sua esclusione dalla lista dei finalisti per la vittoria del Pallone d'Oro, alla fine i nomi sono sempre gli stessi, ma Pirlo non sembra crucciarsene più di tanto. Va avanti per la sua strada e lascia che siano gli altri a parlare del suo valore, pur avendo la consapevolezza di non essere un giocatore normale:

Ci sta che lo diano a quelli più bravi di me, come Messi, Cristiano Ronaldo e Iniesta... Segnano ottanta gol a stagione. Io mi accontento di piazzarmi. Se non sono un fuoriclasse io? Lo devono dire gli altri, non io. Credo di aver combinato qualcosa nel calcio, di aver vinto abbastanza. Mi considero un buon giocatore.

E poi ci sono i prossimi impegni, l'inedito per lui derby di Torino, ma anche la trasferta di Donetsk dove lui e i suoi compagni si giocheranno l'accesso agli ottavi di finale di Champions League dopo aver dimostrato di poter stare tra le grandi demolendo i campioni in carica del Chelsea:

La Champions toglie energie fisiche e mentali. Dopo il trionfo contro il Chelsea e una prestazione tanto dispendiosa sotto il profilo nervoso, era naturale pagare qualcosa. Non a caso dobbiamo abituarci a tenere il medesimo ritmo in campionato e in coppa, è un salto di qualità che abbiamo necessità di compiere il più in fretta possibile per scongiurare cattive sorprese. Se arriviamo terzi sono dolori, dunque....Se la qualificazione è in bilico o in cassaforte? Penso che possiamo passare il turno. A Donetsk disputeremo una gara di grande intensità, me lo sento. Il derby di Torino non lo conosco ma smanio di giocarlo. Per ora non ne abbiamo parlato, ci siamo concentrati di più sugli errori compiuti a San Siro, però l’attesa è abbastanza calda. Il Toro ci farà soffrire, è una formazione che da un anno e mezzo gioca a memoria, che ha creato difficoltà a qualsiasi avversario.

Pirlo ha ancora un anno e mezzo di contratto con la Juventus, ancora non è stato discusso un suo eventuale rinnovo, il giocatore non ha fretta, quando arriverà il momento di decidere il suo futuro lo farà con la serenità che lo distingue. Quello che è importante è che ora sta bene e ha ancora una gran voglia di prendere a calci il pallone, se questa voglia dovesse consumarsi in futuro sarà lui il primo a dire basta:

Qual è il mio segreto? Nessun segreto. Amo il mio lavoro, mi piace allenarmi, mi piace giocare. Mi diverto, soprattutto. Nel momento stesso in cui scoprirò che una di queste cose mi pesa, sarà giunta l’ora di togliere il disturbo e occuparmi di altro. Cos’altro? Non ci ho pensato, ho ancora un anno e mezzo di contratto. Sto già pensando al rinnovo? No. Vediamo come starò e come andranno le cose. Io non ho fretta, c’è sempre tempo. Per adesso mi preoccupo di giocare, quando sarà scaduto il contratto valuterò. All’estero? Ho ancora un anno e mezzo di contratto. Non sono stanco, mi devo allenare, tutto qui. Infatti, sfruttando la pausa dovuta alla squalifica, mi sono allenato e ora sto benone. Pronto a giocare sempre, una partita dietro l’altra. Ripeto: giocare mi diverte e se mi diverto perché devo rinunciare a giocare.

L'ex milanista in questo anno di Juve ha avuto modo di conosce Antonio Conte, professionalmente ma anche umanamente, per questo non fa fatica ad ammettere che la sua mancanza si sente e che non vede l'ora di riaverlo a bordo campo. Sono trascorsi appena 12 mesi da quanto si è accasato alla Juve ma parla come se fosse bianconero da sempre, così anche quando gli si chiede della terza stella le sue parole sono musica per le orecchie dei tifosi:

Quanto ci è mancato Conte? Un’enormità. Specialmente nell’intervallo. Ha una parola giusta per tutti, può cambiare il corso di una gara con i suoi accorgimenti tattici. Per fortuna siamo alla fine, resta una settimana. Se il giudizio sull’allenatore resta immutato? No, si è consolidato. È davvero un tecnico eccezionale, preparato, in grado di trasmettere la sua carica alla squadra. Meglio la terza stella o trenta sul campo? Sulla maglia la terza stella.

Pur non considerando imminente la sua uscita di scena non si tira indietro quando gli si chiede di designare il suo erede. Alla Juve gli hanno affidato Pogba, un giovane promettente da allevare con cura che a Pirlo ricorda più Vieira. Mentre per trovare colui che può ripercorrere le sue gesta o almeno ricordare le sue giocate in campo bisogna spostarsi in Francia, a Parigi, dove gioca Verratti: "Ha caratteristiche simili alle mie ed è bravissimo. Dategli solo il tempo di crescere e di sbagliare in santa pace. Lo considero la mia continuazione. Ha colto un’opportunità favolosa. Ha fatto benissimo. Poi è andato a Parigi, non so se mi spiego". L'apprezzamento non ha potuto che inorgoglire il giovane centrocampista che attraverso il suo agente ha prontamente ringraziato. Per avere un erede bisogna però prima abbandonare le scene e Pirlo sembra intenzionato a continuare con il calcio ancora per un bel po', per la fortuna di chi ama questo sport, senza distinzione di colori.

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