Un Marco Materazzi a tutto tondo, fa un bilancio della sua vita calcistica partendo dalla nazionale per finire con la sua Inter. La polemica infinita per la famosa testata di Zidane è un argomento sempre in voga quando si parla di lui: «La gente e l’opinione pubblica vogliono fare passare la cosa per quello che non è stato, facciano pure, tanto non cambiano il risultato del campo. Ovunque vada, in qualunque continente, mi dicono che io sono quello che ha dato la testata. E questo ti fa capire bene il messaggio distorto che l’opinione pubblica ha voluto far passare, quello di far passare me come quello che ha sbagliato dimenticando che non era la prima volta che lui dava una testata, forse la quarta o la quinta. E nonostante questo, lui ne usciva pulito completamente. Questo è il messaggio che la Fifa e l’opinione pubblica hanno voluto far passare. Peggio per loro». (Le Foto più belle di Marco Materazzi)
Se per la lite con Zidane si sente con la coscienza apposto e soprattutto è riuscito a metterci una pietra sopra, lo stesso non si può dire per il ricordo del 5 maggio 2002 quando l’Inter perse 4-2 sul campo della Lazio all’ultima giornata e vide sfumare uno scudetto che sembrava già vinto. La ferita è ancora aperta: «È una data brutta. Se si guarda solo quel giorno, sbagliammo tutti. Faccio il mea culpa anch’io per quel giorno ma ricordo che a Venezia, quando pareggiammo 1-1, ci fu dato un rigore contro che lo stesso Maniero ammise che non c’era. Anche a Chievo non ci fu dato un rigore su Ronaldo, cose che alla luce di quello che poi è successo fanno ancora più male perché quello sarebbe stato lo scudetto più bello, al di là di quelli che ho vinto negli anni successivi».

José Mourinho non ne lascia passare nemmeno una, non è nel suo carattere, anche quando le parole degli avversari sembrano sostanzialmente innocue la sua reazione è dura e, verrebbe da dire, piuttosto scomposta. A finire nel suo mirino stavolta è il Milan e il suo attacco colpisce prima indirettamente Berlusconi, colpevole di aver citato l’episodio del gol di mano di Adriano, poi Ambrosini che ieri aveva ricordato la famosa espressione “zeru tituli” che in caso di rimonta potrebbe essere clamorosamente smentita.
Dicono che senza il gol di Adriano… Beh, senza tante cose il campionato poteva avere numeri diversi. Allenatori che sbagliano, come i giocatori e gli arbitri. E poi gli infortuni. Si deve parlare di tutto, e non solo di quel che conviene. Non voglio utilizzare il tipo di vocaboli di qualche mese fa, quando pensai ad un certo punto che la bomba atomica stesse cadendo sull’Italia… Ma devono dire anche quanti punti hanno preso con rigori non regolari. Che quel derby poteva anche finire 3 o 4-0 se il Milan avesse finito la partita in dieci. Devono dire che vinsero il primo derby con un gol in fuorigioco. Hanno avuto quasi un rigore a partita. Se parlo devo parlare di tante cose, e non ne vale la pena. Alla fine vince sempre il migliore, se è un campionato regolare con errori umani. E dobbiamo solo aspettare un po’. Manca poco.
Fin qui si tratta del solito gioco delle recriminazioni incrociate, ma è sul centrocampista del Milan che Mourinho si scatena ricordando lo striscione che Ambrosini mostrò durante i festeggiamenti per la Champions nel 2007, quel famoso “Lo scudetto mettilo nel culo” che costò un deferimento al giocatore costretto a scusarsi con una lettera aperta. L’allenatore “dimentica” le scuse e picchia duro.
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Ogni tanto leggere fa bene. Se poi la lettura riguarda una della più importanti passioni degli italiani lo si fa ancora più volentieri. E non si sta parlando di quotidiani o settimanali sportivi che dedicano la metà delle pagine al calcio, che fanno per iscritto le moviole al lunedì e danno i voti ai giocatori come vorrebbe il ministro Gelmini. Il riferimento di questo breve post è a un’opera, uno libro frutto della passione per la propria squadra del cuore.
Dopo anni di onorata carriera su internet, il titolare del blog Settore4cFila72Posto35, conosciuto ai più con il nickname di Settore esce allo scoperto e firma a proprio nome, cioè Roberto Torti, un libro che proprio dal sito prende il titolo. Il blog è nato in seguito al disastroso 5 Maggio, quello è il posto che il Sig. Torti occupava in quel maledetto pomeriggio all’Olimpico, quando il vero Ronie piangeva in panca e un difensore slovacco portava una croce troppo più pesante del suo nome. Si capisce bene come un evento sportivo di quelle dimensioni possa muovere un tifoso alle più differenti forme di disperazione, sconforto e tristezza.
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Il Presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli interviene nella polemica scatenata da Massimo Moratti domenica a margine di Inter - Empoli. Il Presidente nerazzurro aveva parlato esplicitamente, senza andare troppo per il sottile, di “furto” e di “banda di truffatori” in riferimento alla Juventus che vinse in volata sull’Inter lo Scudetto del famoso “5 Maggio”.
Secondo Moratti l’Inter perse quel campionato perchè una serie di torti arbitrali avrebbero reso “decisiva” la famosa sfida dell’Olimpico contro la Lazio, mettendo pressioni sui nerazzurri e impedendogli di conquistare il titolo in anticipo e con più punti di vantaggio.
Cobolli, solitamente impegnato a prendere le distanze più che a giustificare quando si tratta di parlare della Juventus gestita da Moggi e Giraudo, stavolta non accetta passivamente il j’accuse di Moratti e replica così:
In un momento come questo sono più che mai convinto che il silenzio sia d’oro per persone con ruoli così importanti come il mio e quello di Moratti. Però, se mi chiedete di commentare la frase ‘banda di truffatori’ allora vi dico che la Juventus lo scudetto del 2002 lo ha vinto sul campo e non capisco perché ingiuriare il tecnico di quella squadra, che è anche il ct campione del mondo in carica, oltre a giocatori come Buffon , Del Piero , Ferrara, Birindelli o Pessotto che ne facevano parte…
Difficilmente Moratti, sbilanciatosi probabilmente per difendere l’Inter da chi la accusa di essere “la nuova Juventus“, interverrà nuovamente sulla vicenda. Questo anche alla luce delle successive dichiarazioni di Cobolli, conciliante e diplomatico nonostante le ipotetiche classifiche della Gazzetta suggeriscano altro, nel respingere l’ipotesi di una sudditanza psicologica o di un complotto per favorire i nerazzurri in questo campionato.