
Nell’intervallo il pubblico di San Siro si è deliziato con la presentazione di Zlatan Ibrahimovic, il colpo di mercato di quest’estate rossonera, nel frattempo chi era sceso in campo aveva già liquidato la pratica Lecce. Sono bastati 45 minuti al Milan di Massimiliano Allegri per chiudere la partita contro i salentini grazie alla doppietta di Alexandre Pato e al gol del suo connazionale Thiago Silva. Nell’attesa che anche lo svedese possa dare il suo contributo, il popolo rossonero può gioire, ora c’è la sosta ma il Milan ha già fatto capire che quest’anno può dire la sua fino alla fine. È soltanto una partita, l’inizio però è sicuramente confortante.
Luigi De Canio aveva promessa battaglia e in effetti il suo Lecce scende in campo senza timori reverenziali, è dei pugliesi la prima conclusione ma Abbiati non ha problemi a bloccare.Poi inizia a crescere il Milan e per i giallorossi iniziano i dolori, le occasioni iniziano a fioccare, ci provano Seedorf e Borriello, poi Thiago Silva si vede deviare in angolo un’ottima conclusione da Rosati. Il vantaggio arriva al 16′, l’assist è di Ambrosini, il rasoterra decisivo di Pato e i rossoneri sono in vantaggio. Per il raddoppio si devono attendere solo sei minuti quando Thiago Silva risolve una mischia in area e realizza il gol della sicurezza.
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Poche parole, quelle di Benitez che seduto al fianco del giovanissimo Coutinho durante un’attesa conferenza stampa ha così presentato la stellina brasiliana: “Presentiamo un giocatore giovane che può rappresentare il futuro della società. I suoi tifosi lo hanno sempre acclamato quindi siamo sicuri possa far bene“. Poi riflettori e microfoni sono tutti per il diciottenne, un passato al Vasco de Gama e finalmente la chance di giocarsi le proprie carte in Europa, anzi, con la squadra attualmente più forte del Vecchio Continente. E’ misurato il ragazzo, non timido nonostante gli occhi curiosi dei giornalisti, determinato, non lesina risposte anche non banali. Ovvio che l’approccio sia di tipo classico: aspettative, sensazioni, questioni tattiche.
“Sono contento di essere qui, spero di vincere molti titoli e dare molte soddisfazioni ai tifosi dell’Inter. Voglio affermarmi, diventare un volto noto nel calcio italiano, mettermi in mostra per raggiungere poi il sogno della nazionale. Quando ho saputo dell’interesse dell’Inter ero molto emozionato e lusingato, è il sogno di ogni brasiliano giocare in una grande d’Europa e quando l’acquisto è stato perfezionato non vedevo l’ora di iniziare questa esperienza” le parole di Coutinho, che poi si concentra sul suo modo di giocare: “I miei idoli sono Kakà e Ronaldinho, ma penso di essere molto simile a Sneijder. Pato? No lui è più attaccante, io più centrocampista“.
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Sessantaquattro anni dopo lo sciagurato, se non infausto, Mondiale del 1950 il Brasile fra 48 mesi avrà l’occasione di prendersi una bella rivincita: nel 1950 i campionati del mondo giocati tra le mura amiche furono fallimentari per la vittoria finale dell’Uruguay, nel 2014 l’opportunità di cancellare definitivamente quella delusione che neanche il tempo ha saputo mandar via. Già, ma per arrivarci bisognava che l’antipasto sudafricano fosse stato sfruttato a puntino, invece i verdeoro tornano a casa con mille punti interrogativi, con più di qualche crepa da riparare e soprattutto senza un allenatore.
Da ieri, infatti, Carlos Dunga non è più il ct della Seleçao; l’ex giocatore di Fiorentina e Pescara non ha tutte le colpe, ma di certo più di una responsabilità come lui stesso ha ammesso: dopo l’illusione della scorsa Confederations Cup, pensava che riproporre lo stesso gruppo fosse stato abbastanza per arrivare quanto meno tra le top four. E invece insistere su giocatori come Melo, Fabiano o Kakà, ampiamente deludenti coi loro club, e tenere fuori l’idolo locale Neymar (e che dire di Pato e Gamso?) alla fine forse ha pesato, senza contare che l’ormai ex selezionatore non ha saputo inculcare la giusta mentalità, gestendo le energie nervose dei suoi ragazzi molto molto male.

Alexandre Pato è in Sudafrica, ma non per disputare gli ormai imminentissimi Mondiali, quanto per promuovere opere benefiche della Nike a Soweto. Il Papero rossonero ieri ha parlato di questa iniziativa a favore dei bambini poveri, ma a margine dell’evento qualche giornalista gli ha chiesto lumi circa il suo futuro e il giovane attaccante verdeoro si è lasciato sfuggire queste dichiarazioni: “Adesso è presto per dire se resto al Milan. Di queste cose voglio parlare solo dopo il 20 luglio (data del raduno a Milanello, ndr), della mia squadra non sto seguendo neppure il mercato. L’importante è che rimanga Ronaldinho. Ora, però, non è il momento di parlare di acquisti e cessioni. Sono venuto un Sudafrica per questo progetto benefico della Nike e per tifare Brasile suonando la mia vuvuzela“. Le poche parole da lui pronunciate.
Queste hanno scatenato una valanga di insinuazioni, con Adriano Galliani e il procuratore del giocatore abili pompiere per spegnere sul nascere ogni tipo di dubbio o sospetto circa un suo addio al Milan. “Pato ha un contratto con il Milan fino al 2014 e intende rispettarlo. Alexandre ha solo detto che non è il momento di parlare di mercato visto che si trova in Sudafrica per un’iniziativa di beneficenza” ha detto Gilmar Veloz, suo agente. E Galliani ha rincarato la dose: “Io non giudico le parole dei calciatori. Che ha detto? Io non lo so neppure. Pato ha un contratto fino al 2014 e resterà con noi. È incedibile“. A chiudere definitivamente la faccenda lo stesso Pato che in serata ha rettificato: “Un messaggio minaccioso? No. Nessun problema. Resterò al Milan. Voglio vincere Champions e scudetto. Ho fame di successi“.
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Sconfitta di misura del Milan in terra statunitense: come capitato alla Juve, anche il Diavolo si inchina di fronte agli americani. Non New York, bensì Washington il teatro della sfida disputatasi questa notte tra rossoneri e i padroni di casa del DC United. Finisce 3-2 per i giocatori a stelle e strisce, un risultato importante per la compagine allenata da mister Onalfo anche perché tra le file degli italiani, allenati da Mauro Tassotti, figuravano giocatori di lignaggio mondiale: solo per citare i più fragorosi, da Nesta a Seedorf, da Pato a Ronaldhino. Disastrosa comunque la prova difensiva degli ospiti, con le tre reti americane scaturite da altrettanti errori della retroguardia milanista (c’era Terzi del Siena, in più titolare Brocchi della Lazio).
Dopo un avvio promettente, con Pato in palla e un buon possesso, ecco il vantaggio dello DC United con Luciano Emilio al 20°: sponda di un compagno, il giocatore tutto solo contro Abbiati lo fredda senza scampo. Poi sale in cattedra Pontius: è lui che guadagna il corner sulla quale lo stesso svetta su tutti e porta a due le marcature. Nella ripresa il capitombolo: pacchiano errore di Oddo (retropassaggio al portiere sbagliato), raccoglie Allsopp che aggira Abbiati e cala il tris. La reazione rossonera è guidata proprio da Oddo: prima trasforma un rigore per fallo di mano, poi accorcia ancor di più le distanze con un tiro da fuori. Quindi rischia il 3-3 con un’altra bordata. Pato, Inzaghi e Nesta producono gli ultimi pericolo, ma lo Dc regge e vince.
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Che Zlatan Ibrahimovic avesse voglia, dopo solo un anno, di lasciare il Barcellona si sapeva. L’acquisto di David Villa non può che aver convinto ancora di più lo svedese a cercare una nuova squadra, abituato com’è ad essere una prima donna, mai accetterebbe di rivestire un ruolo di comprimario in un gruppo a cui non mancano certo le stelle. Nell’ultimo periodo il suo nome è stato accostato spesso alla Premier League, campionato che secondo molti sarebbe molto congeniale alle sue caratteristiche tecniche. Ad un certo punto si era anche paventato un clamoroso ritorno alla Juventus, ma la cosa è sembrata subito poco realistica.
Oggi il quotidiano sportivo catalano e filoblaugrana Sport è uscito con un titolone in prima pagina: “Il Milan vuole Ibra”. Secondo gli spagnoli infatti i rossoneri sarebbero molto interessati a riportare a Milano l’attaccante, mossa caldeggiata dallo stesso Silvio Berlusconi che vede nell’ex interista il colpo di mercato giusto per rilanciare le sue quotazioni in seno al tifo milanista che ultimamente non sembra essere molto felice di come la società si stia muovendo. A Barcellona sono anche disposti a lasciarlo partire, a patto che l’offerta sia congrua, l’anno scorso la società di Joan Laporta ha sborsato 50 milioni di euro per portarlo al Nou Camp, ora si aspettano di recuperare in parte quella somma.
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Si spengono i riflettori a San Siro: ultima partita stagionale nell’impianto milanese, il Milan ha battuto la Juve con lo stesso risultato dell’andata e cioè un implacabile 3-0. Nella sera degli addii, il pubblico di fede rossonera ha omaggiato il partente Leonardo con cori, striscioni e applausi, ma tributo anche per Favalli e Dida, entrambi sostituiti nella ripresa tra l’ovazione dei supporters. Per la Juve, invece, ultima apparizione in maglia bianconera per molti, ma nessuno (a parte Zaccheroni) in maniera ufficiale: Buffon, Grosso, Cannavaro, Camoranesi, tutti giocatori che probabilmente salutano stasera la Vecchia Signora. Per la mera cronaca, gol di Antonini nel primo tempo e doppietta di Ronaldinho, un gol per tempo per il brasiliano (Tabellino di Milan - Juve 3-0 - Video di Milan-Juve 3-0).
Ci si aspetterebbe un briciolo di orgoglio dagli ospiti, che effettivamente partono bene e molto volenterosi; Candreva al centro del campo appare ispirato, Iaquinta è affamato di gol e Salihamidizic una spina nel fianco non di poco conto. Ma vige l’imprecisione, quindi a un palleggio sufficiente non corrisponde una concretizzazione adeguata, con Iaquinta che si divora un gol a tu per tu con Dida e i suoi compagni, incluso Del Piero, che arrivano al tiro anche con facilità, ma non inquadrando mai lo specchio. E il Milan? I padroni di casa ci sono, sanno che la retroguardia avversaria ha limiti notevoli (a proposito 56 gol subiti, record negativo come nella disastrosa stagione del 61/62) e quando mettono il naso nella tre quarti bianconera sono più che temibili.

E’ normale, quasi matematico, che le convocazioni dei commissari tecnici, siano esse destinate ad un’amichevole, a uno stage, a una competizione continentale o intercontinentale, a qualsiasi cosa, facciano scaturire polemiche: se viene chiamato un giocatore per una partita inutile, ecco le critiche a salvaguardia del club; se viceversa per un prestigioso torneo viene omesso il nome dell’idolo della folla, sotto ancora con feroci messe alla gogna per il ct di turno, come se non fosse normale che ognuno ha le sue preferenze, che piacciano o meno alla gente. Il nostro Marcello Lippi almeno è stato coerente: nessuna “uscita splendida” dell’ultima ora, costante nelle sue convinzioni, alla fine il suo listone non ha destato stupore (I pre convocati di Argentina, Inghilterra e Brasile).
E’ andata diversamente in altri Paesi dove le decisioni dei vari Maradona, Capello e Dunga, rispettivamente ct di Argentina, Inghilterra e Brasile, hanno destato non poche perplessità. Il Pibe de Oro, a capo della Seleccion, se n’è infischiato: fuori Cambiasso, Gago e Zanetti, dentro gente sconosciuta come Pozo, Garcé e Insarrualde, ha avuto anche la sfacciataggine di tagliare corto svelando già la formazione. “Un 4-4-2 con Romero; Otamendi, Demichelis, Samuel e Heinze; Mascherano, Gutierrez, Veron e Di Maria; Messi e Higuain” ha detto l’ex napoletano, affidando il compito di leader indiscusso a Veron. Più chiaro di così. In Inghilterra invece è calato di colpo l’appeal verso il sergente di ferro Fabio Capello, accusato di aver chiamato gente rotta o comunque non abbastanza esperta.
Dimentichiamo il cuoricino che Alexandre Pato mima dopo ogni suo gol, dopo soli nove mesi la sua storia d’amore con Sthefany Brito è già arrivata al capolinea. Era il 7 luglio scorso quando i due convolavano a giuste nozze, il tutto si era svolto nello sfarzo più estremo a Rio de Janeiro, il matrimonio era costato quasi un milione di dollari, al lussuosissimo Copacabana Palace erano stati invitate bel 250 persone. Ora è tutto finito, la notizia rimbalza dal Brasile attraverso le pagine del quotidiano Extra.
L’agente del giocatore, Gilmar Veloz, ha confermato la notizia aggiungendo anche che Pato ha già lasciato la casa che divideva con l’ormai ex moglie a Milano, il rossonero adesso alloggia in un hotel in attesa di una sistemazione meno provvisoria. Il Papero ha già dato incarico ai suoi avvocati di iniziare a preparare le carte per il divorzio, la decisione di optare per la separazione dei beni farà sì che per Pato non ci saranno grandissime spese da sostenere.
Le immagini del matrimonio di Pato con Sthefany Brito




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Nonostante la campagna elettorale in vista delle amministrative di domenica e lunedì Silvio Berlusconi trova il tempo per occuparsi del suo Milan. Il Presidente, sollecitato durante la lunga intervista concessa a Sky News 24, ha commentato il momento della squadra rossonera reduce prima dal mancato sorpasso all’Inter poi dallo stop a Parma con i nerazzurri nuovamente nel ruolo della lepre imprendibile. Berlusconi per una volta non è nemmeno critico nei confronti dell’allenatore, tradizionalmente responsabile di scelte che il presidente non condivide e che sono causa delle mancate vittorie.
Leonardo spero sia nel nostro futuro. Sono disperato, addolorato per le ultime due partite, ma devo dire che il Milan è stato colpito da gravi infortuni. In ogni ambito della formazione è venuto a mancare uno dei pilastri: Nesta per la difesa, Beckham nella linea mediana e Pato in avanti, ovvero i nostri uomini più prestigiosi. Quando togli tre campioni di questo peso ad una squadra non è più la stessa. Penso che alla fine sia venuto un risultato buono. Ciascuno ha le proprie idee. Ci sono anche dei dissensi tra il presidente e l’allenatore, che però non è logico appalesare. Nei dialoghi con l’allenatore io dico sempre la mia posizione e lui mi risponde con la sua. Vediamo qualche volta di andare d’accordo e qualche altra volta no, lui è l’allenatore e io non sono nemmeno più il presidente: io sono quello che soffre come tutti i tifosi milanisti quando il Milan non vince come ci aspetteremmo che facesse, e in più ci metto i soldi.
Berlusconi risponde anche ad una domanda su Mario Balotelli, recentemente in rotta totale con l’Inter e caduto nel tranello di Striscia La Notizia che lo ha immortalato con la maglia del Milan indosso.