
Andrea Pirlo, uno dei giocatori più rappresentativi del gruppo azzurro, non è disposto ad andare in Polonia ed Ucraina solo per partecipare. L’intenzione del regista azzurro è quella di riuscire ad arrivare almeno un semifinale ad Euro 2012, e da lì in poi tentare il colpaccio. Sono altre le squadre che godono dei favori dei pronostici, ma di questo il centrocampista juventino non si preoccupa perché in questa nazionale dei giovani c’è tanta voglia di stupire, ma soprattutto ci sono anche i mezzi per riuscire ad arrivare fino in fondo.
“L’obiettivo di questa squadra è arrivare fino in fondo. Questa nazionale può farlo, non siamo tra i favoriti ma sono d’accordo con Buffon che l’obiettivo deve rimanere quello di arrivare tra le prime quattro. Questa nazionale può assomigliare alla Juventus perché ha la forza interiore per arrivare fino in fondo”.
Per Pirlo è stata la stagione della rivincita nei confronti del Milan che un po’ troppo prematuramente ha deciso di scaricarlo lasciandolo andare ai rivali della Juve. L’avventura dell’ex rossonero in nazionale potrebbe finire dopo questi europei, perché ancora non sa se continuerà a giocare in azzurro anche nelle qualificazioni dei Mondiali 2014:
“Al Milan pensavano fossi finito invece sono ancora qui. Non so se continuerò in azzurro fino al Mondiale 2014, vediamo se sarò ancora utile, se sarò ancora chiamato. Adesso penso solo a questi Europei. Abbiamo qualità. Ci divertiamo a giocare assieme e abbiamo fame, questi sono i nostri punti di forza”.

Archiviata la stagione italiana e non solo (in Europa a parte la finale di Coppa del Re in Spagna tutto è già materia degli almanacchi), il mondo del calcio è ora proiettato sugli Europei che si disputeranno in Polonia ed Ucraina: il prossimo 10 giugno a Danzica l’Italia di Cesare Prandelli debutterà contro la Spagna campione in carica, subito un test probante per capire quante possibilità avranno gli azzurri di essere protagonisti nella competizione continentale. Difficile prevedere ad oggi il ruolo che riusciranno a ritagliarsi i nostri calciatori nella manifestazione, di sicuro il condottiero della truppa è ben motivato a fare bene e già da oggi ha diretto con lena e concentrazione l’allenamento a Coverciano con un gruppo di 32 elementi, a cui se ne “scarteranno” 9 (”Ho in testa i 23, ma sono pronto in questi giorni a rivedere le mie idee“), anche se in realtà mancavano i giocatori di Juve, Napoli, Psg, Torino e Pescara. Si può dire che è stato il primo giorno di scuola prima della spedizione continentale, ovvio quindi che il commissario tecnico si sia concesso ai giornalisti in una lunga conferenza stampa:
“Vogliamo creare un clima di grande entusiasmo. Strutturalmente non partiamo per vincere l’Europeo, ma noi italiani sappiamo sempre sorprendere. Cercheremo di lavorare sulla qualità del gioco per valorizzare i nostri attaccanti, è importante che tutti abbiano voglia di fare bene: sarà importante mettersi a disposizione della squadra ed essere generosi, è il modo migliore per affrontare questa spedizione con grande attenzione”.
Fari puntati sull’attacco azzurro, su coloro che dovranno trascinarsi a suon di assist e di gol:
“La qualità del gioco servirà a valorizzare i nostri attaccanti. Finalmente ci sono sia Cassano che Balotelli? Vero, magari però giocheranno altri (ride ndr.). Con Mario ho già parlato tante volte, sa che questa è un’occasione straordinaria per lui come per noi, può far parlare di sé solo sul campo. La differenza, anche quando c’è organizzazione, è sempre nelle qualità. Dalle giocate delle punte, a quelle di Pirlo, passando per le parate di Buffon, è chiaro che ogni gesto tecnico può decidere una gara. Cassano? Antonio continua a ripetermi di voler essere assolutamente nei 23, non è sicuro del posto. Il fatto che si senta sotto esame per me è una cosa nuova e bella. Sa di voler vivere al 100% la sua professione e sta curando meglio la propria preparazione fisica rispetto a qualche tempo fa. Insigne? Ho pensato di chiamarlo, poi ho preferito puntare su chi ha conosciuto meglio la Serie A”.
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La Juventus ha vinto, ma per festeggiare c’è pochissimo tempo perché i ragazzi sotto la guida di Antonio Conte sono già tornati in campo per preparare la finale di Coppa Italia che andrà in scena domenica sera all’Olimpico di Roma, avversario il Napoli. Come per tutto il resto della stagione il ritornello non cambia nemmeno in questa occasione, la squadra è contenta ma è già concentrata per la prossima sfida. Lo sa bene Andrea Pirlo, intervistato da Sky Sport, che di questa squadra è stata una delle pedine fondamentali, l’ex rossonero si gode la gioia del trionfo ma guarda già al futuro e lo fa con ottimismo. Pensa al prossimo trofeo che si potrebbe conquistare ma anche a tutte le soddisfazioni che potranno arrivare nelle stagioni a venire:
“Ho provato una grande gioia per aver fatto qualcosa di importante, di indescrivibile. La festa con il pullman di domenica è stata davvero impressionante, c’era tanta gente ed è stato veramente bello. Oggi è iniziata una settimana di lavoro importante, arriveremo a domenica con la giusta voglia e con la giusta concentrazione per poter vincere questo trofeo. Il Napoli è una grande squadra e l’ha dimostrato in questi ultimi anni che ha fatto molto bene. Anche loro hanno l’obiettivo di vincere quindi sarà una partita difficile. Abbiamo messo le basi per poter fare qualcosa di importante perché quando inizi a vincere ti viene sempre più voglia di poterlo fare ancora. Adesso ti si aprono altri trofei, altre finali da giocare quindi si può iniziare a vincere veramente“.
Il centrocampista della Juventus e della nazionale è poi è stato interrogato sulla questione della maglia numero 10 di Del Piero, sull’argomento è già stato molto chiaro il capitano bianconero dicendo che non è giusto che venga ritirata, sulla stessa lunghezza d’onda anche il suo compagno che smentisce anche l’eventualità che tale maglia possa finire sulle sue spalle:
“Prendere la sua eredità è impensabile in questo momento. Sicuramente qualcuno vorrà prendere la sua maglia numero 10, però c’è da apprezzare il gesto di Alessandro di metterla ancora a disposizione. Ha detto una cosa giusta e cioè che tutti devono poter sognare di indossare la maglia numero dieci della Juventus, che è una bella cosa. Prenderla io? No, ho sempre portato il 21 e me la tengo”.
La pensano così anche i tifosi della Vecchia Signora, anche il sondaggio da noi proposto ha visto prevalere coloro i quali sono d’accordo con le parole del loro capitano. Non una maggioranza schiacciante, ma almeno i due terzi dei votanti hanno le idee chiare: la maglia numero 10 della Juventus non può essere ritirata perché è giusto che con quella maglia in futuro si continui a scrivere la storia del club. Tornando a Pirlo, al centrocampista è stato chiesto un giudizio su Marco Verratti, il giovane che tutti indicano come suo erede tanto in bianconero quanto in azzurro, complimenti a parte l’ex milanista chiarisce che è ancora presto per parlare della sua successione: “L’ho visto poco, ma ne parlano tutti bene. Dagli spezzoni è molto bravo. Mio erede? Ho 33 anni, finché mi diverto penso che non smetterò”.
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Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:
“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.
Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:
“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

Basta tatticismi verbali, dichiarazioni di rito e scaramanzie di sorta: la Juve è campione d’Italia e i protagonisti dell’esaltante cavalcata possono dare libero sfogo a parole e pensieri. Tutti ebbri di gioia, riportiamo di seguito i virgolettati degli eroi juventini presi dalle loro esternazioni a Sky Sport.
Antonio Conte: “Che scudetto è? Per me il numero uno, il primo che vinco da allenatore. Sono sensazioni fantastiche siamo veramente contenti, merito dei ragazzi ma onore anche ai vinti: il Milan e’ stato un avversario fortissimo. A -1 ho capito che la mia squadra aveva ancora birra, mentre loro erano un po’ stanchi. Finire il campionato imbattuti sarebbe qualcosa di storico“.
Alessandro Del Piero: “Oggi festeggiamo uno scudetto che tutti abbiamo meritato e io sono felice di aver dato il mio contributo. Io comincio ogni anno per vincere, a volte non capita, ma quello che è successo oggi mi ripaga di tanti anni, a cominciare dal 2006. Fra 15 giorni abbiamo un’altra partita che vogliamo vincere (la finale di Coppa Italia ndr). La mia storia l’ho vissuta benissimo con grande entusiasmo e felicità ed e’ un epilogo strano. Da parte mia c’è la volontà di sorridere e basta. Per il resto ci sarà modo e tempo di parlarne. E’ anche per l’anno vissuto in B che questo scudetto ha ancora più valore. Esulterò in maniera totale perché ogni vittoria ha un sapore speciale“.
Gianluigi Buffon: “Dopo il Mondiale vinto nel 2006, questa è la gioia più bella. Per tre giorni ho convissuto con il senso di colpa per l’errore col Lecce. Non posso nascondere che mi ha pesato, ho temuto che qualcuno nella squadra si lasciasse intimidire. Dediche? Alla mia famiglia, ma anche a Del Piero, a Camoranesi, a Trezeguet, a Nedved. E un grazie ai ragazzi dell’Inter. Conosco Javier Zanetti, ogni tanto gli mando dei messaggi e stavolta gli avevo chiesto aiuto dicendogli di non fare scherzi“.
Andrea Pirlo: “E’ uno scudetto meritato e voluto fin dall’inizio. Nessuna rivincita. Credo che sia un risultato che tutto il gruppo ha guadagnato sul campo. Ho sempre fatto il mio, sono sempre stato bene e avevo voglia di vincere e ci sono riuscito. Io sono andato via dal Milan perché avevo bisogno di altre motivazioni e ho scelto la Juve e il suo progetto per poter vincere e ci sono riuscito subito. Ero convinto di essere il numero uno e credo di averlo dimostrato. Eredi? Spero di poter giocare ancora tanti anni, perché mi diverto e ho ancora tanta voglia“.
Mirko Vucinic: “Ci sono andato vicino con la Roma, ma arrivare qui e vincere lo scudetto è una sensazione indescrivibile. È un sogno, una cosa unica, manco mi sono reso conto di aver segnato oggi. È il primo anno che sono qui e abbiamo vinto subito lo scudetto è questa è una cosa bellissima. Siamo stati bravi a mascherare di crederci fin dall’inizio e anche nei momenti difficili. Il mister mi ha dato grande fiducia e io ho provato sempre a dare il massimo per ripagarlo, anche se a volte non ci sono riuscito. Quando la Juve mi ha contattato è stato fondamentale il mister assieme a Paratici che mi hanno convinto a venire qui. A Roma ho fatto più gol rispetto alla Juve, ma l’importante è che abbiamo vinto lo scudetto“.
Giorgio Chiellini: “Tutta la squadra ha fatto bene. Se la difesa prende pochi gol è merito di tutti. Dopo tanti anni di sacrifici questa vittoria ci ripaga di tutti gli sforzi. Festeggeremo stasera, poi un paio di giorni liberi. Vogliamo finire imbattuti, poi vincere la Coppa Italia e gli Europei“.
Leonardo Bonucci: “Abbiamo conquistato lo scudetto nelle partite che contavano e abbiamo dimostrato che questo 30° titolo è meritato e che la Juventus è tornata. E’ bellissimo, sono sensazioni bellissime. E’ qualcosa di stupendo e meraviglioso. E’ uno scudetto da veri juventini. Quando tutti ci davano per sconfitti abbiamo lottato e vinto anche per i tifosi. La Juve sul campo ne ha conquistati 30, poi lasciamo stare tutto il resto perché a me interessa solo quello che succede sul campo e non altrove. Festeggiamenti? Stiamo festeggiando nello spogliatoio con lo champagne. Vincere a 25 anni uno scudetto con la Juve è bellissimo. Sono cresciuto tantissimo e devo ringraziare Conte per l’aiuto che mi ha dato nella crescita come giocatore“.
Giuseppe Marotta: “E’ lo scudetto numero 30, assolutamente. Lo abbiamo scritto anche sull’etichetta delle bottiglie, perché 30 sono quelli che abbiamo vinto“.
Juve campione d’Italia: le foto da Trieste




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Poco più di due settimane fa pareva che Andrea Pirlo stesse lavorando sui fianchi di Alessandro Nesta, suo ex compagno al Milan, per convincerlo a seguirlo alla Juve: missione difficilissima quella dell’attuale playmaker bianconero, se è vero che il difensore romano è un tipo molto particolare. Pochissimo si sa di lui, nessun rotocalco, la vita privata custodita gelosamente, molti infortuni in momenti decisivi della carriera (soprattutto in Nazionale, e ci vengono in mente i forfait durante Francia ‘98 e Germania ‘06) e la Nazionale abbandonata, senza ripensamento alcuno, ormai 5 anni fa. Si vociferava potesse appendere gli scarpini al chiodo al termine della stagione (e del suo contratto col Milan), poi l’indiscrezione che ha fatto il giro di tutte le testate giornalistiche: Nesta tentato dalla Juve, regista dell’affare Pirlo.
Come al solito il diretto interessato ha taciuto. Ha parlato Gattuso dopo il Chievo, reputando improbabile la cosa (si diceva che fosse corteggiato dalla Vecchia Signora anche Seedorf, d’altra parte sono 10 i giocatori milanisti in scadenza di contratto), hanno scritto i giornalisti e hanno affollato i forum i tifosi, di fatto mancava una dichiarazione ufficiale di Alessandro Nesta che oggi a Milan Channel ha fatto il punto della sua situazione, commentando ovviamente anche le voci di un passaggio alla Juve:
“Per il mio futuro vediamo, vediamo tutte le cose a fine anno. Sicuramente non vado alla Juve, questo è sicuro. Per il resto è tutto da vedere, a fine stagione valuterò tutto quanto, ma ci tengo a dire che non vado alla Juve, le cose scritte fino ad oggi non sono vere. Io non ho procuratori e se qualcuno mi vuole deve contattare me, nessuno mi ha contattato per cui io non ho bisogno di andare alla Juve e loro non hanno bisogno di me, questo è un capitolo chiuso”.
A luglio ne sapremo di più: la sensazione, a naso, è che davvero Nesta possa sorprendere tutti e ritirarsi dal calcio giocato all’età di 36 anni: pochi per un difensore capace di giocare alla grande contro un certo Lionel Messi, troppi per chi ha avuto tanti infortuni e l’allergia per i riflettori.
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Partita epica quella dello Juventus Stadium, grazie soprattutto ai 40mila spettatori presenti e all’atteggiamento delle due squadre in campo: in virtù dell’1-2 della Juve in quel di San Siro a passare alla finalissima di Roma (contro il Napoli o il Siena, stasera sapremo) sono stati i bianconeri (2-2 il risultato finale, ma solo ai tempi supplementari), ma che bravi i ragazzi di Allegri capaci di ribaltare lo svantaggio al fischio di inizio e di forzare la partita fino al 120esimo minuto. Partita intensa, tesa, sostanzialmente corretta, in cui gli allenatori hanno dato se stessi quasi marcandosi a vicenda, ma in generale tutti e 28 gli uomini in campo non si sono risparmiati, in barba ai pensieri dei prossimi importanti impegni di campionato contro Roma (il Milan) e Inter (la Juve). A fine partita Antonio Conte, allenatore juventino, non si presenta ai microfoni, al suo posto il fido vice Angelo Alessio:
“Antonio vive sempre la partita in modo passionale e ha passato parte della gara senza voce. La partita? Abbiamo fatto una grande prestazione, merito di questi ragazzi di che ci tenevano ad andare in finale e da otto mesi stanno facendo cose straordinarie. Stasera abbiamo trovato di fronte una grandissima squadra, non potevamo pressare a tutto campo. Siamo stati bravi a reagire dopo lo svantaggio e nei supplementari abbiamo reagito al meglio creando tre occasioni e trovando il gol di Vucinic”.
La soddisfazione è palese nel clan bianconero, come dimostrano le parole di Alessandro Del Piero, al secondo gol stagione (dopo quello, sempre in questa competizione, rifilato alla Roma):
“È un passaggio del turno che per noi significa tantissimo, sono davvero orgoglioso. È stato bello giocare stasera e credo di aver fatto vedere la mia felicità. Sono contento per il gol e la qualificazione, a cui tenevamo tantissimo. Il campionato? Cercheremo di combattere su entrambi i fronti, il Milan sarà più forte se alla fine vincerà. Noi cercheremo di dar loro filo da torcere sino alla conclusione”.
Le migliori foto di Juve-Milan 2-2 dts




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La Juventus si è rifugiata nel silenzio stampa per prendere posizione nei confronti della direzione arbitrale di Rizzoli nella gara di Genova. Una decisione netta comunicata attraverso i social network e al culmine di settimane di polemiche iniziate dopo Milan-Juventus. L’altra campana è quella di Enrico Preziosi che riconosce la superiorità dei bianconeri dal punto di vista del gioco, capaci di produrre molte occasioni da rete e di cogliere due legni. Ma il presidente dei liguri invita il club bianconero a prendere in considerazione tutti gli episodi arbitrali, compreso il presunto fallo di Pirlo su Rossi:
“Il Genoa meritava di perdere oggi la Juve ci ha surclassato su tutte le parti del campo. Sul piano del gioco ci hanno messo in gran difficoltà, non è un inno alla Juve ma dobbiamo riconoscere il loro lavoro. Per me quel rigore lì era sacrosanto. Non sono arrabbiato ma per me quello era rigore e senza fare polemiche. Non ci siamo mai lamentati con gli arbitri. Oggi comunque un punto è tanta roba. Il silenzio stampa della Juve? Si guardino anche le immagini del minuto 92. Ci hanno surclassato, ma questi sono problemi della Juve e non del Genoa”.
Poi Preziosi sposta il tiro sull’articolo di Repubblica che ha fatto il nome di Sculli in relazione al calcioscommesse: “Oggi Sculli non era in forma: arrivano articoli strani proprio il giorno della partita. Beati i giornalisti che sono puntuali, poi fanno illazioni o meno, ma disturbano molto la quiete di un giocatore e soprattutto la sua serenità“.
Le Foto degli errori arbitrali di Genoa - Juventus




Genoa - Juventus 0-0 | Le Foto




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Highlights Parma - Juventus 0-0 | Video Serie A
15 Febbraio 2012 - La Juventus ha pareggiato a Parma nel recupero della 21esima giornata ed ha perso l’occasione di riportarsi in testa alla classifica. Il Milan, questa sera impegnato in Champions League, può gongolare pensando che, a meno di clamorose sorprese, giocherà lo scontro diretto in casa da prima della classe; solo dopo Milan - Juventus infatti, i bianconeri giocheranno il secondo recupero contro il Bologna. Gli uomini di Conte hanno giocato una partita mediocre da un punto di vista del gioco, ma grazie ai singoli sono comunque riusciti ad andare molto vicini al gol in diverse occasioni.
Molti i giocatori come Lichtsteiner, Marchisio e Vidal sono parsi sottotono, non riuscendo a dare il solito contributo alla manovra. Il peggiore è stato però certamente Vucinic che si è liberato per il tiro in almeno cinque o sei occasioni salvo poi regalare regolarmente il pallone a Pavarini tirando piano e centrale. I bianconeri hanno anche protestato per due calci di rigore netti non fischiati dall’arbitro Mazzoleni. Il primo episodio risale al 64′ minuto di gioco quando Biabiany ha steso Giaccherini in area di rigore mentre il centrocampista juventino stava controllando un lancio lungo di Pirlo. Il secondo invece riguarda proprio il regista bianconero che è stato colpito da una ginocchiata sulle natiche da Santacroce, nell’ultimo minuto di recupero, mentre si coordinava per calciare a pochi passi dalla porta di Pavarini.
Le Foto di Parma - Juventus 0-0
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Il litigio di ieri pomeriggio a Trigoria tra Luis Enrique e David Pizarro (il cileno ha abbandonato anzitempo l’allenamento nonostante i richiami del tecnico asturiano) è un ulteriore indizio, e cioè che il centrocampista è ormai promesso sposo della Juve. Se poi nella rosa della Vecchia Signora c’è un connazionale di Arturo Vidal ed è appena arrivato un tuo ex compagno di squadra alla Roma come Marco Borriello, allora gli indizi diventano così tanti che fanno quasi una prova. C’è di più, perché il succitato Vidal sponsorizza il club bianconero e non può che far venire l’acquolina in bocca ad un Pizarro ad oggi utilizzato col contagocce di Luis Enrique, anche se a Torino avrà Andrea Pirlo avanti a sé:
“È un giocatore molto bravo, non ci siamo sentiti in questi giorni, ma se me lo chiedesse gli direi di venire nella Juve. Qui c’è grande allegria, è difficile trovare un clima più sereno in una squadra. Sono stato accolto benissimo e ormai a Torino mi sento a casa. In Italia mi trovo molto bene e con la mia famiglia ho visitato Milano, Genova e altre città. E Torino la conosco benissimo”.
Per niente turbato dalle vicissitudini che l’hanno interessato negli ultimi due mesi, Arturo Vidal è raggiante e felice dell’esperienza che sta vivendo in Piemonte e da Dubai non si nasconde:
“Non so se quello della Juve è un centrocampo al top in Europa, dovete dirmelo voi. Ma di sicuro è forte, e io nella linea a tre di Conte mi trovo perfettamente a mio agio. A me piace molto il centrocampo del Barcellona e del Real Madrid, ma non va sottovalutato nemmeno quello dell’Udinese. La Serie A? Rispetto alla Bundesliga le difese sono più forti ed è più facile che una piccola squadra batta una grande. Con il Bayer Leverkusen succedeva raramente di soffrire in provincia. Segno di meno, ma il gol non mi manca: certo mi piacerebbe farne di più, ma la cosa principale è che vinca la squadra”.
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