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Una squadra gestita da sceicchi spendaccioni che elargiscono milioni di euro in giro per l’Europa per ingaggiare giocatori desiderosi di “incassare” contro una piccola società che ha speso pochi spiccioli sul mercato dell’estate 2011 (trasferimento più caro per il cartellino 2.5 milioni di euro). Nessuno avrebbe scommesso sulle chance del Montpellier contro il PSG eppure, anche grazie alla gestione del club che ha esonerato il tecnico Kombouaré quando era in testa al campionato, nell’ultima giornata è arrivata una vittoria storica.
Per il Montpellier si tratta del primo titolo in assoluto in Ligue One che arricchisce un palmares che poteva contare fino ad ora soltanto 2 Coppe di Francia (una di queste nel 1929, l’altra 1999) e una modesta Intertoto nel 1999. Il capolavoro di René Girard, che si è tolto la soddisfazione di scavalcare e tenere un vantaggio sulla squadra guidata da un vincente come Carlo Ancelotti, si è compiuto nell’ultimo turno grazie alla vittoria contro l’Auxerre già retrocesso.
Una vittoria in rimonta: dopo la rete della vecchia conoscenza del calcio italiano Olivier Kapo è stato il nigeriano John Utaka con la sua doppietta a rendere reale il sogno del Montpellier (qui i video dei gol). Intanto il Paris Saint-Germain era riuscito a portare a casa i tre punti sul campo del Lorient con le reti di Thiago Motta e Javier Pastore nella ripresa dopo l’iniziale vantaggio dei padroni di casa con Monnet-Paquet, ma per vincere il titolo avrebbe avuto bisogno di una sconfitta esterna dei loro avversari “poveri” che non è arrivata. Probabilmente il PSG si rinforzerà ancora (si parla dell’arrivo del Pocho Lavezzi da Napoli con sempre maggiore insistenza) e il campionato francese diventerà una formalità, ma intanto possiamo goderci la favola del piccolo Montpellier.
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Gennaro Gattuso saluta il Milan, lo fa con una conferenza stampa ufficiale in cui il guerriero rossonero a stento ha trattenuto le lacrime: basta col Diavolo dopo 467 apparizioni in partite ufficiali (contro il Novara, domani, toccherà dunque quota 468) condite da 11 gol. Una lunga storia d’amore quella tra Ringhio e il club di via Turati, arrivata però al capolinea in maniera quasi fisiologica: “Anni fantastici; è stato un sogno, 13 anni non sono pochi. Quando indossi la maglia che sognavi da indossare da bambino. Ma la vita continua. Voglio battagliare ancora. Non sono morto calcisticamente. Qui invece mi sentivo vuoto. Non mi sentivo più il giocatore battagliero. Mi sentivo la mascotte, il gagliardetto. Se ritornerò? Era arrivato il momento di andare. Ho deciso di prendere un’altra strada. Dopo vedremo. Ora vedremo dove andare a giocare ma sicuramente non andrei mai alla Juventus e all’Inter: per l’amore che ho per questa società e per questi colori. Non mi vogliono loro e non ci andrei io“. Gattuso è un fiume in piena:
“Ringrazio la Società per quello che è stato fatto. Ho visto che alcuni miei compagni si son fatti da parte. Dentro di me sentivo il bisogno di lasciare, così come ha fatto lo zoccolo duro della squadra. Non mi voglio sentire un peso. Quando ho visto la conferenza stampa di Nesta ho capito che era arrivato anche il mio momento. Ora spero per il Milan che Ibra e Thiago restino. Spero che la squadra resti competitiva nonostante la crisi economica. Ma la società ce la metterà tutta. Che dire, si è chiuso un ciclo come quello degli olandesi e quello di Maldini e Costacurta. Spero che questa cosa continui: spero che continua l’educazione nello spogliatoio”.
Quale sarà il futuro di Rino?
“Ho una famiglia, ho 60 persone che lavorano per me. Devo parlare con mia moglie. E’ lei che comanda dentro la casa. Prenderemo insieme la decisione. Lo farò con tranquillità. Certamente è giusto che io stia anche un po’ con papà e mamma: il tempo passa anche per loro. Prima non avevo un pelo, ora ho i capelli bianchi. Amo la Calabria, anche se mi fermerò a vivere qua. Il punto di riferimento è Gallarate. Inizierò inoltre l’avventura a Coverciano, da lunedì: faremo un corso di terza e seconda categoria. Poi vedremo. Un sogno a dire il vero però ce l’ho: indossare la maglia dei Rangers. Sono andato via a 19 anni per la Salernitana. Mi son fatto conoscere grazie al Glasgow: peccato però che ci siano diversi casini là a livello economico. Penso sarebbe una scelta di cuore e bella. Voglio partire da dove sono partito”.
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A sei giornate dalla fine la lotta per il titolo di campione di Francia è più che mai aperto: il Montpellier guida con 66 punti, il Paris Saint Germain insegue a 64 (col terzo incomodo Lille a 59). Eppure il turno numero 32 poteva essere importantissimo, se solo una delle due squadre ne avesse approfittato: e invece il Montpellier cade a Lorient per 2-1 (inutile il 20esimo gol stagione del ricercatissimo Giroud), il Psg non va oltre l’1-1 ad Auxerre con gol di Nené e, nel finale, dell’ex Liverpool Le Tallec. E’ un Carlo Ancelotti infuriato quello che a fine gara commenta il pari dei suoi:
“Sono arrabbiato con i miei giocatori. Il nostro è un problema di concentrazione e di mentalità. Abbiamo giocato con troppa leggerezza, soprattutto dopo il vantaggio. Dobbiamo cambiare completamente atteggiamento perché ormai tutte le partite sono difficili. Quella di stasera è una grande occasione sprecata”.
Tant’è, Lorient e Auxerre rimangono invischiati nei bassifondi della graduatoria, Montpellier e Psg rinnovano il duello al prossimo turno: per la capolista impegno casalingo col Valenciennes, gli inseguitori ospiteranno invece il Sochaux.

Dopo i pareggi contro Caen e Bordeaux e la sconfitta di Nancy (2-1 con gol dell’ex juventino Sissoko), è innegabile che i tifosi del Paris Saint Germain inizino a mugugnare; chiaramente bisogna aggiungere l’eliminazione dalla Coppa di Francia ad opera del Lione (1-3 il 21 marzo scorso) e lo scivolamento in seconda posizione in Ligue 1 (in realtà i parigini sono a quota 60 come il Montpellier che però deve recuperare una partita contro il Marsiglia). Insomma, prime beghe e prime critiche per Carlo Ancelotti che però non se ne cura, continua a lavorare con serietà (sabato prossimo riceverà Didier Deschamps e il suo Marsiglia) e viene difeso anche da Leonardo, dirigente factotum del Psg: “Ha introdotto una gestione quotidiana e dettagliata dei giocatori e lo studio dell’avversario attraverso dei collaboratori molto preparati. Lui sa tutto, anche il colore della biancheria intima dei nostri avversari“.
Va bene, però la situazione in classifica si fa complicata. Così se a caldo al Marcl Picot di Nancy mostrava un po’ il fianco e si dichiarava preoccupato (”c’è ancora tempo per poter fare meglio e per giocarci il titolo. Il Montpellier ha una partita in meno, anche il Lille si sta avvicinando (4 punti, ndr). Sarà veramente difficile…“), a bocce ferme Leo risponde con fermezza a un giornalista de L’Equipe:
“Quando sono arrivato, il 14 luglio al Psg, c’era in me l’ambizione di vincere il campionato quest’anno. Ma se mi avessero detto che saremmo stati secondi il primo aprile, avrei firmato con entrambe le mani…”.
Difficile la vita parigina per l’ex fantasista del Milan, tanto più perché agli oneri di un direttore sportivo si aggiungono quelli di essere IL direttore sportivo di una squadra ricca e chiacchierata e secondo i media lo sceicco Al Thani vuole mezza Europa. Le cose non starebbero così:
“Ogni volta che c’è un giocatore in vendita si parla dell’interesse del Psg. Fa comodo a tutti, ma non è la verità. E’ facile usare i nostri nomi ma sono pochi i club che ci chiamano. Talvolta, un agente fa ‘filtrare’ che il Psg si interessa al suo giocatore per far salire il suo valore e avere un contratto migliore ad esempio da un club russo. Un agente mi chiama e mi dice: ‘Leo, ciao come va?’ Io rispondo: ‘Bene e tu?’, poi ci si scambia due o tre banalità e, alla fine, l’agente va a dire che ha parlato con il Psg. Ma io non ho parlato di niente, ma lui può sempre affermare verso l’esterno che ha discusso con il Psg. E’ vero che abbiamo comprato tanto dalla Serie A, ma è solamente perché in questo momento c’è crisi e le società tricolori sono diventate principalmente venditrici”.
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La cocente eliminazione dalla Coppa di Francia per mano del Lione e le conseguenti critiche della stampa francese non ha impedito al tecnico italiano del Paris Saint Germain, Carlo Ancelotti, di scherzare e soprattutto di cantare un inno al club parigino sulle note e sulle parole di un famoso brano dei Village People (i Pet Shop Boy ne fecero una cover in seguito).
“Allez, Paris Saint-Germain!” è il ritornello adottato dal team della capitale francese e lo cantano anche altre “vecchie” conoscenze del calcio italiano come Jeremy Menez, Thiago Motta e Javier Pastore. Il pezzo in questione, come si può udire da quest’altro video, è stato adottato anche dai tifosi del PSG che in coro lo cantano a squarciagola al Parco dei Principi.
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Prima sconfitta per Carlo Ancelotti da quando siede sulla panchina del Paris Saint Germain. I parigini, che mantengono la testa della classifica nella Ligue 1 con due punti di vantaggio sul Montpellier, sono stati battuti nettamente in casa nel quarto di finale di Coppa di Francia contro il Lione. Un rigore di Nene aveva portato avanti il PSG, poi rimontati e superati dalle reti di Kallstrom, Lisandro Lopez e un penalty di Bafetimbi Gomis.
Vanno in semifinale anche il GFCO Ajaccio, team di terza divisione che ha incredibilmente eliminato il Montpellier, e anche un altro club di categoria minore, il Quevilly, che in una partita ricchissima di colpi di scena aveva già superato il Marsiglia 3-2 ai tempi supplementari lo scorso martedì. Chiude il tabellone lo Stade Rennes, che batte 3-1 il Valenciennes.
Quevilly-Marsiglia 3-2 | Video
6′ Valero (Q), 85′ Remy (M), 111′ Ayina (Q), 113′ Remy (M), 118′ Ayina (Q)
PSG-Lione 1-3
19′ Nenè (P), 25′ Kallstrom (L), 39′ Lisandro Lopez (L), 92′ Gomis (L)
Valenciennes-Rennes 1-3 | Video
12′ Pitroipa (R), 32′ Samassa (V), 53′ Boye (R), 87′ Hadji (R)
GFCO Ajaccio-Montpellier 1-0 | Video
75′ Bocognano
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Che Alexandre Pato sia uno degli attaccanti più forti del globo lo dicono le immagini e i numeri: il Papero del Milan a soli 22 anni ha già segnato quasi 70 gol con la maglia rossonera, collezionando tanti applausi quanti infortuni. La nota dolente del brasiliano è infatti proprio questa; non si capisce di chi sia colpa, se è sfortuna o qualcosa che sfugge a MilanLab, di fatto dal 2010 ad oggi, quindi in poco più di due anni, Pato ha dovuto fermarsi ai box per ben 14 volte, compresa quest’ultima: impalpabile nel primo tempo contro la Juve, nella ripresa è rimasto a guardare i compagni da fuori per via dell’ennesimo acciacco muscolare (fuori probabilmente un mese per un risentimento muscolare alla gamba destra). I numeri delle sue assenze per problemi fisici sono impressionanti: ha saltato ben 45 partite ufficiali, collezionando ben 390 giorni di “malattia“. E di conseguenza sono peggiorate anche le statistiche personali: quest’anno la miseria di un gol in campionato (contro il Chievo) in undici sparute apparizioni, due reti in Champions (unico acuto la rete lampo al Camp Nou contro il Barça) e una in Coppa Italia.
E da Parigi Carlo Ancelotti non ha dimenticato il suo pupillo: il Paris Saint Germain, forte dei soldi arabi e di un progetto solido, aveva già allettato il giocatore nella scorsa finestra di mercato invernale; il club francese non può che gongolare se rimane ancora fuori dacché il prezzo continuerà a scendere (a gennaio si parlava di 30 milioni di euro) e il Milan inizierà seriamente a guardarsi intorno. Perché, non dimentichiamolo, nel 2013 gli scadrà anche il contratto quinquennale sottoscritto nel 2008 e già si vocifera che di un adeguamento non se ne parla. Ultimo indizio a formare una prova? L’ammiccamento di Galliani e di Ibrahimovic nei confronti di Robin Van Persie durante la scorsa sfida tra Milan e Arsenal di Champions, con l’olandese che volerebbe a Milano di corsa. Certo tra i due vi è una differenza di età di sei anni, ma quest’anno il centravanti dei Gunners non ha saltato nemmeno una partita e in sette anni e mezzo di Arsenal ha giocato in media 31 gare a stagione. Insomma, questa volta papà Silvio Berlusconi, suocero di Pato, dovrà arrendersi all’evidenza e disfare un matrimonio che ora come ora non fa bene a nessuno.
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La notizia è questa ed è stata riportata da Le Parisien: Paolo Maldini la prossima stagione potrebbe essere acquistato dal Paris Saint Germain in qualità di allenatore in seconda, in sostanza vice di Carlo Ancelotti. Cosa c’è di vero dietro quella che è e rimane una indiscrezione? Difficile dirlo, ma ci si può affidare alle parole del diretto interessato, insieme a quelle raccolte da tuttomercatoweb di Cesare Maldini, storico ex ct della Nazionale Italiana e padre dell’ex capitano del Milan. Partiamo proprio da queste ultime:
“Non credo proprio che adesso ci sia qualcosa. E’ vero, era a Parigi ad una partita, ma era ospite di Ancelotti e non per trattare con i parigini. Il rapporto tra i due è di amicizia vera, sin da quando giocavano insieme. La panchina nel suo futuro? Ha sempre detto che non ha voglia di fare l’allenatore, che non gli piacerebbe, che in quel ruolo si vive male, si soffre troppo… Poi le cose possono cambiare, ma adesso non ha assolutamente intenzione di prendere in considerazione l’ipotesi”.
A leggere dunque le dichiarazioni di Cesare Maldini, si è molto lontani dal poter asserire che il figlio Paolo dalla prossima stagione rientrerà nel mondo del calcio accasandosi al PSG. Ma andando un pochino indietro, e più precisamente a circa un mese fa, lo stesso Paolo Maldini in una intervista alla Gazzetta dello Sport aveva chiarito la sua posizione nei confronti del club parigino:
“A Parigi sono andato solo a trovare due amici. Leo mi invitava da tempo, abbiamo deciso di fare una sorpresa ad Ancelotti in occasione della sua prima partita, anche se poi Carlo sapeva tutto. Proposte? Per ora nessuna, ma questo non significa che non accada. Ho conosciuto il presidente, c’è grande stima reciproca con lui oltre che con Leo e Carlo. Il Psg è un club che si sta ristrutturando: non vince da tempo in Francia e vuole cominciare a farlo ai massimi livelli in Europa. Lì sta cambiando tutto, io so quello che posso dare: esperienza, amore per questo sport, voglia di impegnarmi in un progetto serio. Ma non ho mai chiesto niente a nessuno”.
Ne approfittiamo per riportare anche quanto detto, nel corso della stessa intervista, il famigerato numero 3 del calcio italiano circa il suo rapporto col Milan:
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Il Psg vuole assolutamente regalare un paio di giocatori ad Ancelotti per aiutarlo a vincere la Ligue 1 e la Coppa di Francia. Il primo obiettivo resta Thiago Motta dell’Inter che per ora dovrebbe restare in nerazzurro, almeno fino al termine della stagione. Claudio Ranieri non vuole cedere il giocatore perché conta molto sul contributo dell’italo-brasiliano. Intanto però la società continua a lavorare su una possibile alternativa; se dovessero riuscire ad individuarla tutto sarebbe ancora possibile anche perché la proposta del club parigino sembra essere più alta di 10 milioni come è stato riportato su molti giornali.
Il primo nome in lista è quello di Fredy Guarin che è stato molto vicino alla Juventus, ma ora dopo l’arrivo di Caceres in bianconero ha perso la possibilità di giocare nella squadra di Antonio Conte fino a giugno. Oggi il Dg del Psg Leonardo ha rilasciato una breve dichiarazione sull’argomento: “A noi Thiago Motta piace, ma l’Inter vuole tenerlo ancora e per qualche giorno bisognerà aspettare“. Prima ha detto che l’Inter vuole tenerlo e poi che bisogna aspettare qualche giorno. La situazione è chiara. Se l’Inter trova un sostituto all’altezza, e Guarin è il candidato ideale, Thiago Motta si trasferirà al Psg.
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Domani il Milan scenderà in campo all’Al Ahli Stadium in quella che sarà la prima partita vera dell’anno, di fronte non ci sarà un avversario qualsiasi ma il Paris Saint Germain, la squadra il cui destino in queste ultime settimane sembra essere intrecciato a quello dei rossoneri. Domani sarà anche l’occasione per vedere per la prima volta all’opera Carlo Ancelotti, è un caso che dovrà sfidare proprio la squadra con cui ha vinto tutto, la stessa squadra alla quale proverà a soffiare un pezzo pregiato come Alexandre Pato che non ha maturato un particolare feeling con Massimiliano Allegri e sembra avere nostalgia dell’allenatore di Reggiolo.
Proprio in queste ore dalla Francia arrivano notizie a proposito di un nuovo rilancio che il club parigino sarebbe pronto a mettere sul tavolo, i due principali obbiettivi sono sempre gli stessi il Papero milanista e Kakà, ora al Real Madrid, ma con un passato a dir poco importante a Milano. I ricchi sceicchi proprietari del club della capitale transalpina avrebbero messo a disposizione una somma superiore ai 60 milioni di euro, lo riferiscono fonti francesi vicine alla Qatar Sports Investments, azionista di maggioranza del PSG. Gran parte di questa somma, circa 38 milioni di euro, sarebbe pronta ad essere offerta al Milan in cambio dell’attaccante classe 1989, i restanti 23 milioni invece servirebbero per convincere José Mourinho a lasciar partire Kakà.
Di fonte a una somma così importante non è detto che l’oculato Galliani non possa decidere di lasciar partire Pato, una cessione che dai tifosi milanisti sarebbe vista come l’ennesimo sgarbo di Leonardo che, dopo aver lasciato Milanello, prima si è seduto sulla panchina dell’Inter, poi è volato a Parigi e da lì sta provando a saccheggiare la storia rossonera. La consolazione arriva però dallo spogliatoio, o meglio dall’infermeria, quella che si accinge a lasciare Gennaro Gattuso. Il centrocampista può ormai mettersi alle spalle uno dei periodi più duri della sua carriera, i problemi all’occhio sembrano ormai far parte del passato ed è pronto a tornare in campo.
La notizia l’ha data Allegri in conferenza stampa, il tecnico rossonero contro il PSG schiererà due formazioni diverse, una per tempo, e in una di queste ci sarà spazio per Ringhio: “Soltanto Seedorf, Abate, Boateng e Roma non sono disponibili. Gli altri giocheranno tutti, formerò due squadre, una per il primo e una per il secondo tempo. E anche Rino potrà fare 45 minuti”. Finalmente una bella notizia per Gattuso che, dopo un buon inizio di stagione, si era dovuto fermare meditando addirittura di dover abbandonare l’attività agonistica. Così non sarà e la sua grinta tornerà molto utile ad un Milan che in questa seconda parte di stagione dovrà combattere su tutti i fronti.