
Massimo Taibi, nativo di Palermo, classe 1970, è un portiere con una lunga carriera iniziata con la maglia del Licata nel 1987, e che ancora prosegue con la maglia dell’Ascoli in Serie B. Taibi ha vissuto un lustro ad altissimo livello con la maglia del Piacenza, tanto da guadagnarsi le attenzioni del Milan pigliatutto, che lo volle alla propria corte, dove era già stato vincendo una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale senza mai scendere in campo.
Nelle intenzioni, Taibi avrebbe addirittura dovuto soffiare il posto all’intoccabile Sebastiano Rossi, recordman per imbattibilità. Intento riuscito solo a metà, anche a motivo di una delle peggiori stagioni del Milan che si ricordi in quegli anni e il buon Massimo, un ragazzone di 1 metro e 90 cm, torna in “provincia”, al Venezia. Alla seconda stagione in Laguna, Taibi si ritrova relegato in panchina: sembra l’inizio della fine, dalla porta del Milan alla panchina del Venezia e, invece, la sorte torna a bussare alla sua porta e, nel settembre 1999, Massimo viene chiamata da un certo Sir Alex Ferguson che lo vuole addirittura a difesa del Manchester United.
Il portiere siciliano, crede di vivere in un sogno, un sogno che si traformerà presto in un incubo quando, all’esordio in Premier League, si rende protagonista di un grave errore perdendo il pallone sotto le gambe(video), dopo una parata su un tiro molto lento dalla distanza, consentendo alla squadra avversaria di segnare. E per tutti, Oltremanica, si trasforma nel Cieco di Venezia.

Il 2 settembre 2008 è una data che rimarrà a lungo impressa nella memoria degli appassionati di calcio tedeschi (e non solo). Oliver Kahn, numero uno del Bayern Monaco e uno dei portieri più forti della storia del calcio europeo e forse mondiale, ha dato il suo addio al calcio giocato con una partita-celebrazione all’Allianz Arena di Monaco di Baviera.
L’incontro tra i Campioni di Germania e la Nazionale tedesca, si è giocato davanti a 69mila spettatori accorsi a tributare al portierone, il meritato plauso per una lunga e gloriosa carriera. Per l’occasione, Kahn ha indossato una maglia particolare su cui sono stati stampati, su di essa, i nomi e i cognomi dei suoi più grandi fans (si parla di 5500 nominativi) che hanno pagato, per questo, 149€. Ovviamente, l’incasso sarà devoluto in beneficienza all’associazione Ein Herz für Kinder.
La sua impareggiabile carriera inizia nel 1975 quando, all’età di sei anni, fa il suo esordio nelle giovanili del Karlsruhe. Da allora un’ascesa continua fino alla prima squadra, con la quale ha messo insieme 128 presenze. Nel 1994 il grande salto, con il passaggio al Bayern Monaco, con la maglia del quale, giocherà 429 partite, vincendo praticamente tutto. 86 le presenze con la maglia della Nazionale teutonica, della quale è stato a lungo Capitano e leader incontrastato.
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Un tiramolla lungo un’estate, un corteggiamento d’altri tempi, una trattativa estenuante, alla fine l’acquisto all’ultimo minuto utile, prima che il sipario sul calciomercato estivo si chiudesse. Ora Ricardo Andrade Quaresma Bernardo può finalmente indossare la maglia nerazzurra ed entrare a far parte della numerosa corte dello Special One. Il centrocampista portoghese è atterrato a Milano nella tarda serata di Domenica e ad attenderlo oltre la macchina di un delegato di via Durini c’erano un manipolo di tifosi interisti ad intonare cori verso il loro nuovo beniamino.
Il ventiquattrenne ex Porto ma originario di Lisbona era pronto da giorni per arrivare in Italia, aveva già il biglietto aereo in mano, solo nella mattinata di Sabato però il patron Moratti ha deciso di chiudere il braccio di ferro con i biancoblu portoghesi. Ovviamente il disaccordo era sulle cifre, la modalità e i tempi di esborso del pagamento. Secondo quando comunicato da Datasport l’affare si è concluso per 18,6 milioni di euro, più i 6 milioni del cartellino di Pelè. A questi, a seconda delle prestazioni sportive del giocatore, l’Inter potrebbe dover versare altri 6 milioni, per un totale di 30,6, il tutto in 48 mesi e non i due anni come preferiva il dirigente portoghese Pinto da Costa.
Le interviste del post partita dopo la vittoria nel Mondiale per Club del Milan hanno avuto un piccolo fuori programma. Quando Adriano Galliani si è presentato raggiante ai microfoni di Mediaset Premium, l’unica piattaforma tv italiana a seguire l’evento in diretta ed in esclusiva, non ha retto ad una domanda/provocazione di Roberto Beccantini, giornalista de La Stampa.
Dopo che l’A.D. del Milan aveva esordito rivendicando il fatto che la conquista della ex Coppa Intercontinentale era partita dal preliminare dell’Agosto 2006 a Belgrado, giocato in piena bufera Calciopoli, Beccantini dallo studio ha da prima espresso il suo apprezzamento per la prestazione dei rossoneri senza risparmiare complimenti per i 18 trofei internazionali conquistati, ma sul finale non ha resistito alla tentazione di fare una battuta che non è suonata per nulla piacevole alle orecchie di Galliani:
Possiamo dire che tutto è partito da Belgrado 2006 e da Sandulli 2006 ma la prenda come una battuta…
Il riferimento è a Piero Sandulli, l’ex presidente della Corte Federale che con la sua sentenza “depotenziò” le pene per tutte le squadre condannate nel primo grado di giudizio sportivo dopo Calciopoli, consentendo nei fatti al Milan non solo di rimanere in Serie A, ma anche di conservare la possibilità di giocare la Champions League pur costringendolo a passare attraverso i preliminari.
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Il Milan conquista la finale della Coppa del Mondo per Club vincendo per 1 a 0 grazie ad un gol di Clarence Seedorf contro i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds. I rossoneri faticano, soprattutto nel trovare la via del gol, ma riescono così a ristabilire le classiche gerarchie della vecchia Coppa Intercontinentale: le due sfidanti naturali si ritroveranno nella partita che vale il trofeo più ambito, il punto d’arrivo della stagione. (Fotogallery)
Dunque sarà Milan - Boca Juniors, di nuovo dopo la grande delusione rossonera del 2003, ma vincere la resistenza dell’Urawa risulta decisamente più difficile di quando ci si potesse attendere alla vigilia. Ancelotti sceglie il consueto modulo ad una sola punta, il ballottaggio viene vinto da Gilardino, il recordman Inzaghi parte dalla panchina. Centrocampo titolare composto da Kakà, Gattuso, Ambrosini e Pirlo, l’unica variante significativa in difesa con Jankulovski che si riprende il posto da titolare dopo l’infortunio.
Il match è lungo monologo con i rossoneri costantemente in possesso palla, l’Urawa sostenuto da un pubblico caldissimo opta per un atteggiamento iperdifensivista e ha grosse difficoltà nel proporre gioco. Il Milan però non riesce a sfondare, Gilardino appare spuntato (come gli capita spesso nelle occasioni importanti), Kakà soffre l’affollamento al limite dell’area e la migliore occasione dei primi 45 minuti capita proprio sui piedi di Seedorf, apparso sin dall’inizio il più determinato fra i milanisti.
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Chi mi conosce e chi ha letto in passato i miei post sa che non sono mai stato tenero con il cosidetto calcio business e con il nuovo modo di concepirtlo (soprattutto in Italia). Secondo me televisione, orari assurdi delle partite (ricordiamo anche il maldestro tentativo di qualche anno fa di far giocare un anticipo la domenica a mezzogiorno) e l’incidenza degli sponsor (addirittura nella formazione che scende in campo) hanno contribuito, assieme alla violenza e agli scandali, ad allontanare la gente dagli stadi. Un merito però alla multinazionale Toyota va riconosciuto.
L’aver portato la Coppa Intercontinentale a Tokio ha salvato una competizione che sulla carta doveva essere il trofeo più ambito per una squadra di club, ma che in realtà i vincitori della Coppa Campioni negli anni 70 avevano iniziato a boicottare fino a costringere gli organizzatori a rinviarla. Il vecchio meccanismo assegnava la Coppa al termine di un doppio confronto tra i vincitori della Coppa Campioni e della Copa Libertadores. Troppo spesso, però, le squadre europee si trovavano a giocare al cospetto di tifoserie avversarie eccessivamente calorose e di arbitri leggermente troppo casalinghi.
Così, ad esempio, accadeva che Capitan Facchetti nel sollevare nel cielo di Avellaneda la coppa veniva ferito dal lancio di oggetti del pubblico di casa, oppure che il Milan di Nereo Rocco nel 1963, dopo aver vinto a San Siro 4-2, doveva soccombere di fronte ad un Santos illuminato oltre che dalle superbe invenzioni balistiche di Pelè anche da quelle meno spettacolari ma ugualmente efficaci del direttore di gara. Questo clima portò squadre come il Bayern di Monaco, l’Ajax, il Liverpool e il Nottingham a boicottare la competizione.
Sarà l’Etoile Sportive du Sahel, la squadra tunisina detentrice dalla Caf Champions League 2007, a giocarsi con il Boca Juniors il diritto per accedere alla finalissima del Mondiale per Club 2007. Arriva così la prima sopresa di questa bizzarra manifestazione calcistica che vede tornare a casa i messicani del Pachuca, campioni del centro-nord america. (Fotogallery - Video)
Decide un gol del centrocampista del Niger Moussa Narry all’85esimo del secondo tempo, un tiro non irresistibile deviato dal difensore Leobardo Lopez. Il Pachuca, assoluta squadra rivelazione del 2007 in Messico, vincitrice non solo della Champions Concacaf, ma anche di Apertura e Clausura 2007 nel suo paese e della Copa Sudamericana, era accreditata da molti come la possibile sorpresa del torneo. La semifinale con il Boca poteva rivelarsi una trappola per gli argentini e la possibilità che fosse proprio il Pachuca a vedersela con il Milan non era poi così remota vista la condizione di forma degli Xeneises.
Nei fatti i messicani avrebbero meritato la vittoria, ma hanno sottovalutato la resistenza dell’Etoile du Sahel e non sono riusciti a sfruttare la buona quantità di palle gol costruite capitolando in maniera piuttosto fortuita al primo tiro in porta della squadra tunisina. Curiosità di un certo rilievo, l’attaccante del Pachuca Juan Carlos Cacho è il primo calciatore a sperimentare suo malgrado il “pallone intelligente” che “suggerisce” all’arbitro di non convalidare un gol dopo un suo colpo di testa respinto alla disperata da Aymen Balbouli nel primo tempo.
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L’allenatore dei rossoneri, Carlo Ancelotti, dopo aver ottenuto la rivincita contro il Liverpool nella finale di Champions League del 23 maggio scorso, vuole anche quella contro il Boca Juniors, che sconfisse il Milan, ai calci di rigore, nella Coppa Intercontinentale del 2003. Il tecnico, come riporta oggi la Gazzetta Dello Sport, ha dichiarato:
“Abbiamo grandi aspettative, memori della k.o. contro la squadra di Buenos Aires. È la grande occasione per riconquistare questa Coppa e noi faremo tutto il possibile per riuscirci”
aggiungendo però che:
“Con la nuova formula sarà più difficile vincere, dovremo fare grande attenzione. Prima dovremo affrontare un’altra partita e sarà un impegno molto delicato. Se ci capiteranno i giapponesi, per esempio, giocheranno in casa e saranno già abituati al fuso orario. Per diventare campioni del Mondo, dovremo disputare due grandi partite. Una sola non basterà. […] In tanti, tempo fa, dissero che il nostro ciclo era finito, un discorso che prosegue dopo le ultime vicende in campionato, ma il Mondiale per club è l’occasione per mettere a tacere tutti”
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Si avvicina a passi da gigante uno degli avvenimenti calcistici più attesi dell’anno: il Mondiale per Club, o Fifa World Cup Championship, sostituto della Coppa Intercontinentale e, proprio oggi, è stato definito il calendario della manifestazione.
L’attuale formato del Campionato mondiale per club, in vigore dal marzo 2007, prevede un turno eliminatorio preliminare tra la squadra vincitrice della OFC Champions League (la Champions League dell’Oceania) e la squadra campione della J League giapponese (nazione ospitante).
La vincente di questo turno si aggiunge alle squadre vincitrici dei tre tornei continentali di Nord-Centro America, Africa e Asia. Con queste quattro squadre sono creati due accoppiamenti eliminatori, che costituiscono il primo turno. Gli accoppiamenti del primo turno sono determinati per sorteggio.
Alle semifinali accedono i vincitori del primo turno e, di diritto, i detentori dei trofei continentali di Europa e America del Sud, in questo caso Milan e Boca Juniors.
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Ormai sembra un tormentone. Ogni due per tre, quando non ci sono notizie importante, qualche quotidiano esce con la boutade di Ricardo Kakà che dichiara di voler lasciare il Milan. Ieri è uscita quella in cui il calciatore brasiliano avrebbe manifestato il desiderio di andare al Real Madrid o addirittura al Barcellona e oggi, per non farsi mancare niente, esce la dichiarazione a difesa del compagno di squadra, Nelson Dida.
In realtà la dichiarazione di gradire un trasferimento in terra spagnola è vera e lo conferma lo stesso Kakà oggi a Milanello in occasione della consegna del premio FifPro come miglior giocatore della stagione 2006-2007:
Il fuoriclasse brasiliano, premiato dalla Federazione Internazionale di Calciatori Professionisti, ci tiene anche a difendere il compagno di squadra Dida, in questi giorni nell’occhio del ciclone dopo la pessima figura di Glasgow e dopo le ultime apparizioni tutto fuorchè esaltanti.
Kakà giustifica il comportamento del compagno di squadra pur facendogli notare la figura che ha fatto personalmente e che ha fatto fare a tutta la squadra in campo internazionale:
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