
Lo stop del campionato per le gare delle nazionali potrebbe creare più di qualche problema a Leonardo. L’allenatore dell’Inter anche oggi ha diretto alla Pinetina l’allenamento a ranghi ridotti, sono ben sedici i nerazzurri in giro per il mondo con le loro nazionali. Come se non bastasse la difficoltà oggettiva nel preparare in simili condizioni una partita decisiva per la stagione, a complicare i piani dell’allenatore brasiliano ci si mettono anche gli infortuni di uomini chiave per l’undici titolare interista.
La prima brutta notizia è arrivata da Coverciano, Andrea Ranocchia è stato rispedito ad Appiano Gentile per problemi al ginocchio destro. Non è ancora chiara l’entità del suo infortunio, si era addirittura parlato di un rischio operazione, adesso l’emergenza sembra rientrata e si proverà a recuperarlo per il derby. Oggi l’ex difensore di Bari e Genoa ha svolto un programma differenziato in compagnia di Samuel. A complicare ulteriormente la situazione sono arrivati i problemi muscolari di Cristian Chivu, il difensore romeno è in ritiro con la sua nazionale in attesa della sfida con la Bosnia.
Anche in questo caso non ci sono ancora notizie certa, il giocatore potrebbe non scendere in campo domani sera, le sue condizioni sono ancora da valutare. Se la Romania dovesse uscire sconfitta dall’incontro con la Bosnia sarebbe eliminata, a quel punto Lucescu potrebbe decidere di rimandare a Milano il suo difensore per permettere ai sanitari dell’Inter di mettere a punto un piano di recupero lampo. Alla luce di queste notizie si può parlare quindi di emergenza centrali per Leonardo, che contava proprio su questi due uomini per sopperire all’assenza dei titolai Lucio, fermo per squalifica, e Samuel.
Se entrambi i giocatori dovessero dare forfait per il big match, allora l’allenatore brasiliano si vedrebbe costretto a schierare la coppia composta da Cordoba e Materazzi, un duo che non riesce ad offrire le stesse garanzie dei nomi citati fino ad ora. L’unica buona notizia arriva dal reparto avanzato, Diego Milito è pronto a tornare in campo, l’argentino spera di poter dare il suo contributo già nella stracittadina. Chi gli è vicino lo ha descritto come molto carico, il Principe potrebbe essere l’asso nella manica di Leonardo, che in attacco non ha comunque problemi di formazione.

L’Inter ha deciso di non presentare ricorso contro la decisione del Giudice Sportivo di comminare 4 giornate di squalifica a Cristian Chivu con l’ausilio della prova tv per il pugno sferrato a Marco Rossi durante Bari - Inter di ieri. Il presidente Moratti aveva “perdonato” il calciatore, così come lo stesso difensore del Bari, dopo le scuse di Chivu nel post partita. Il gesto sconsiderato ed insensato è stato punito con la giusta severità.
La scelta dell’Inter di non presentare ricorso rappresenta un elemento di “rottura” rispetto al passato, un esempio che anche altre squadre dovrebbero seguire. I nerazzurri si distinguono dagli avversari accettando il verdetto, per quanto penalizzante, della Giustizia Sportiva. Un comportamento esemplare, anche nel confronto con i rivali della Juventus che si avevano provato a far ridurre le tre giornate comminate a Milos Krasic (per la simulazione di Bologna) e a Felipe Melo (per il calcio a Paci del Parma).
L’atteggiamento di ricorrere puntualmente contro le squalifiche, di norma sacrosante, coinvolge naturalmente tutte le società di Serie A, non solo la Juventus. Ci si augura che questa “condotta” faccia scuola in futuro, anche perché lo stesso club di Moratti aveva dato il cattivo esempio ricorrendo contro la punizione inflitta a Samuel Eto’o dopo la testata a Cesar durante la partita con il Chievo.

Puntuale, dopo essere stata invocata da tutti, è arrivata la squalifica a Cristian Chivu, il difensore dell’Inter dovrà fermarsi ai box per quattro turni. Il giudice sportivo ha fatto uso della prova tv dal momento che l’episodio era sfuggito alla terna arbitrale, queste le motivazioni che hanno portato ad una sanzione così pesante: “Le immagini televisive documentano che, nelle circostanze segnalate, il calciatore nero-azzurro, nell’area di rigore barese particolarmente affollata per l’esecuzione di un calcio di punizione, affiancava il calciatore Rossi e, con un repentino movimento del braccio destro, lo colpiva con un pugno al volto, facendolo cadere dolorante al suolo”.
Nel gesto sono stati inoltre ravvisati gli estremi della condotta violenta: “Il gesto del calciatore interista, del tutto avulso dall’azione di giuoco, palesemente intenzionale e potenzialmente lesivo per l’energia impressa e la delicata zona del corpo colpita, integra, nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio, gli estremi di quella “condotta violenta”, che rende ammissibile la “prova televisiva”. Alla luce di queste considerazioni una pena inferiore era davvero difficile da ipotizzare, anzi è già una fortuna per l’Inter che non si sia arrivato al massimo previsto e cioè a 5 giornate.
A nulla sono servite le scuse nell’immediato dopo partita di Chivu, il giudice non si è lasciato intenerire, ma forse non era neanche quello l’obbiettivo del giocatore. A lui oggi si è aggiunto anche Massimo Moratti che ha voluto porgere a Marco Rossi le scuse da parte della società: “Ci dispiace molto, ci dispiace per Marco Rossi, ci scusiamo anche noi insieme a Chivu e ci dispiace anche per lui perché è la prima volta che capita una cosa del genere. Chivu è un ragazzo buonissimo e lo ha dimostrato poi alla fine della partita chiedendo scusa. Ripeto, ci dispiace molto, è stato una specie di raptus che neanche lui sa come giustificare”.
Episodio dunque archiviato, adesso i problemi saranno di Leonardo che dovrà fare a meno di un giocatore fondamentale nel suo scacchiere. Il neo arrivato Yuko Nagatomo sembra capitare proprio al posto giusto nel momento giusto, per il Giapponese è un’occasione da non sprecare.
Cristian Chivu è un uomo distrutto dopo il deprecabile episodio di cui si è reso protagonista a Bari. Il difensore rumeno non cerca alibi e si cosparge il capo di cenere davanti alle telecamere di SkySport: “Difficile spiegare perché ho perso l’attimo di lucidità, sono qua per chiedere scusa a Marco soprattutto, con il briciolo di dignità che mi è rimasto, voglio chiedere scusa, perché mi dispiace per quello che ho fatto, sono un uomo di merda, mi sento male, è una cosa che non ho mai fatto e voglio chiedere scusa a tutti quelli che seguono il calcio, e voglio chiedere scusa alle due bambine che piangeranno quando lo vedranno in tv“.
Marco Rossi ha accettato abbastanza serenamente le scuse: “Accetto le scuse di Chivu, capisco che, forse, durante la partita possono succedere questi blackout. Però, poteva essere un episodio a nostro favore, con la sua espulsione, con l’Inter in dieci, potevamo fare qualcosa in piu. Abbiamo fatto una buona partita e non c’è niente da recriminare. Comunque, accetto le scuse e dobbiamo pensare ad altre cose, queste sono cose che non competono a noi, ci penserà chi di dovere. Materazzi mi ha detto di lasciare stare, di lasciare perdere, che potevo incorrere anche io in un’espulsione, ricordandomi un fatto accaduto a Genova, con la Sampdoria, per un’espulsione ingiusta. Mi ha detto di stare tranquillo e di continuare a giocare e basta’‘.
Il gesto di Chivu non è stato visto dall’arbitro: ”L’unica attenuante, è che la palla era già lontana - ha proseguito Rossi - eravamo già in uscita e l’arbitro guardava la palla. In area, nè il guardalinee, nè il quarto uomo, nessuno ha guardato. L’unica cosa è questa, perchè dalle immagini è palese”. C’era qualche precedente? ”Assolutamente no, ci stavamo marcando, cose che succedono in una partita, niente di che”.




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Cristian Chivu è un 30enne di Reşiţa, Romania, che di professione fa il difensore centrale: sin dagli esordi ha giocato in quel ruolo, poi all’Ajax e anche alla Roma. All’occorrenza può anche fare il centrocampista basso (il giocatore è dotato di un buon piede e qualche tempo fa batteva anche i calci di punizione), eppure all’Inter (in cui Chivu milita dal 2007) gioca da terzino sinistro. Lui non si lamenta, per carità, ma nutre un rapporto di amore e odio nei confronti di quel ruolo, come lui stesso ha spiegato ai microfoni di Inter Channel:
“Non è il mio ruolo naturale ma ho talmente tanta voglia di giocare e sentire la fiducia di allenatore, compagni e tifosi che farei di tutto. Poi è logico che se devo scegliere vorrei essere utilizzato più come difensore centrale o, magari, come centrocampista centrale. Certo vivo una situazione strana, un po’ paradossale: solitamente si fa giocare sulla fascia il giovane, io invece sono diventato terzino a 28 anni. Più vado avanti negli anni e più vedo sempre vicino a me quella riga. Ti condiziona quella riga. E lì, sulla fascia, senti sempre tutto: le voci della panchina, quelle del pubblico. Calcisticamente parlando, inoltre, cambia la visuale, la lettura della gara. Sulla fascia giochi più lineare, è un gioco basato principalmente sulla fisicità e sulla lotta. Serve alla squadra, quindi va bene, però a volte, il giorno dopo la partita, leggo le pagelle dei quotidiani e mi scappa da ridere. Leggo, per esempio, cose tipo ’spinge meno di Maicon’. E’ logico… Maicon spinge sempre, qualcuno si dovrà pur fermare e quel qualcuno, essendo un difensore centrale, sono io…”.
Per fortuna che c’è la Nazionale della Romania, di cui Cristian è anche capitano oltre che difensore centrale di quelli rocciosi. E dunque ha avuto l’opportunità di votare per l’assegnazione del Pallone d’Oro, quest’anno per la prima volta conferito con delle nuove regole in cui anche alcuni calciatori hanno potuto esprimere le loro preferenze. Sempre all’interno della stessa trasmissione, il rumeno ha spiegato per chi ha votato e perché:
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Continua l’emergenza in casa Inter che si ritrova col nono e decimo infortunio contemporaneo alla vigilia della delicata trasferta di Verona contro il Chievo: prima Cristian Chivu, che si è fermato con la Nazionale rumena, quindi oggi è toccato a Coutinho, che ha sentito un fastidio alla coscia durante l’allenamento. Si tratta, come di consueto, di infortuni muscolari, tutte beghe che tengono la rosa nerazzurra sulle spine; a parte Samuel, i cui legamenti del ginocchio hanno fatto crack (stagione dunque finita), tutti i giocatori nerazzurri ai box sono lì lì per fare il loro rientro ma ogni settimana che passa Rafa Benitez invece di recuperare preziose pedine da far scendere in campo ne perde con cadenza preoccupante qualcuna.
Per il difensore rumeno si tratta di uno stiramento all’adduttore della gamba destra, la prognosi azzarda due settimane di stop per lui, comunque da valutare. Per il giovane brasiliano invece stiramento al bicipite femorale della gamba destra, con rientro al massimo fra un mese, abbastanza per far temere un suo forfait per la Coppa del Mondo per club che si svolgerà fra meno di un mese. Grattacapi non da poco per Benitez che dunque per la sfida del Bentegodi ha come di consueto gli uomini contati: in difesa dovrebbe giocare di nuovo Materazzi, che ha recuperato dopo la botta subita da Ibra nel derby, al centro insieme con Lucio, con le fasce occupate da Santon e Cordoba.
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Dopo la scorpacciata del “triplete” molti tifosi interisti, ma anche addetti ai lavori, pensarono subito dopo la difficoltosa digestione: e ora? L’Inter qualche mese fa aveva appena vinto tutto, dove trovare gli stimoli per continuare a far sognare i propri sostenitori? Di sicuro un punto di partenza non era quello di cedere il condottiero di mille battaglie, ossia José Mourinho: tant’è, lo Special One fu il primo a volere altri stimoli e dopo il trionfo di Madrid, proprio qualche ora dopo, era già con la dirigenza del Real per definire i dettagli per il suo passaggio nella capitale spagnola. Piuttosto alcuni giocatori, spremuti, capaci di moltiplicare il loro valore di mercato, ecco forse era quella la chiave per tenere vivo il fuoco: cederli.
Non tutti, per carità. Ma qualcuno sì. E invece Massimo Moratti, col suo fido scudiero Marco Branca, ha adottato una strana tattica: zero acquisti, zero cessioni (a parte Mou e il prezioso collante tra dirigenza e spogliatoio Lele Oriali), in panchina un gentiluomo che risponde al nome di Rafa Benitez. Un allenatore preparato e ambizioso, non un generale come il predecessore, garbato e poco avvezzo a far la voce grossa; ma con determinati giocatori a volte serve, per tenere unita la rosa, per farli rendere più di quanto valgono, in poche parole: per vincere. Prescindiamo da Milito, decisivo in ogni singola competizione la stagione scorsa e quest’anno ancora il gemello sbiadito; mettiamolo da parte l’argentino, è un tipo tosto e anche quest’anno saprà essere determinante. Ma altri giocatori, beh, altri valeva la pena fargli cambiare aria.
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L’Inter è campione d’Italia per la 18esima volta (17 sul campo) dopo la striminzita ma preziosissima vittoria ai danni di un già retrocesso Siena: decide un gol del solito Diego Milito, il Principe nerazzurro che mette l’ennesimo sigillo sulla stagione dell’Inter. Dopo un primo tempo a reti bianche, è all’inizio della ripresa che si sblocca il match con la rete numero 22 del centravanti, esattamente come la cifra che l’argentino ha stampata sulla sua schiena; una marcatura fondamentale nell’economia della partita, perché i bianconeri di casa erano compatti e tignosi, con un Curci in ottima forma e gli ospiti comunque abbastanza tesi. Non serve dunque a nulla la vittoria romanista a Verona, nessuna sorpresa nel 38esimo turno di Serie A: il tricolore è ancora a Milano, sponda interista (Tabellino di Siena - Inter 0-1).
Mourinho non rinuncia alla truppa di titolari, schierando Balotelli al posto di Pandev e non rischiando Lucio, in campo Materazzi. Il Siena fa la sua onesta partita, d’altra parte motivazioni a parte sono pur sempre quasi 50 i punti che dividono le due squadre: in altri termini, l’Inter è più forte e non c’è bisogno di fare tante chiacchiere per intuire che sarà una giornata di sofferenza per Curci. Ma il ragazzo è romanista, come lui Rosi, e poi c’è il presidente Mezzaroma, insomma la voglia di far bene non manca; ma come detto sono gli ospiti a mettere più convinti il piede sull’acceleratore anche se la prima vera occasione è per Ekdal che spara fuori a tu per tu con Julio Cesar. Poi è assedio Inter con Milito che impensierisce più volte il portiere avversario.
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Arriva la condanna di Adrian Mutu per il doppio caso di positività alla Sibutramina, un farmaco che non migliora direttamente le prestazioni ma che serve a ridurre lo stimolo della fame, dal Tribunale Nazionale Antidoping: 9 mesi di stop. Il romeno, trovato positivo in due occasioni nel gennaio scorso e da allora sospeso, potrà tornare in campo fra la fine di ottobre e gli inizi di novembre di quest’anno. Fatte salve gli inevitabili ricorsi che potrebbero accorciare ancora i suoi tempi di rientro nel calcio giocato.
La procura aveva chiesto un anno di squalifica, comunque molto meno di quanto si poteva presupporre tenendo conto del fatto che Mutu è da considerarsi “recidivo” dopo la positività alla cocaina registrata ai tempi del Chelsea. Una buona notizia quindi per il giocatore, ma anche per la società viola, che di fatto ritroverà il suo fuoriclasse “in tempo utile” per un utilizzo quasi in tutta la prossima stagione.
Nonostante sia sparito dalle cronache, fanno eccezione le risse in discoteca per difendere la moglie Consuelo Matos Gomez dalle avances di spericolati avventori, è impossibile non individuare fra le cause del peggior rendimento dei viola, fuori dalla prossima Champions League dopo aver centrato gli ottavi in questa stagione, l’aver perso nella fase decisiva i suoi gol e le sue giocate.
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Classica partita da prima della classe in un uggioso pomeriggio al Meazza: l’Inter vince senza troppi complimenti prendendo a pallonate il Bologna la cui tattica ultra difensiva, che ha fatto guadagnare al suo tecnico Franco Colomba addirittura il prolungamento del contratto, non è servita a nulla. Anzi, se non fosse stato per Emiliano Viviano che ha compiuto dei veri e propri miracoli il risultato sarebbe stato ancora più rotondo: tant’è, il 3-0 è un risultato di tutto rispetto, anche e soprattutto leggendo il nome dei marcatori. Doppietta di Thiago Motta, il brasiliano non timbrava il cartellino in campionato dal 29 agosto nel derby contro il Milan, e rete del momentaneo 2-0 di Mario Balotelli, abile a sfruttare un assist da urlo di Milito (Tabellino Inter - Bologna 3-0).
Praticamente otto difensori per i felsinei, l’Inter risponde con un tridente orfano di Eto’o e Sneijder, ma col reintegrato, e vogliosissimo, Balotelli. Tra i nerazzurri non c’è Zanetti, out dopo più di 130 partite consecutive in campionato, al suo posto si rivede Santon. All’inizio, nelle primissime battute, gli ospiti paiono poter fare uno scherzetto ai ben più quotati avversari di casa, Adailton si muove tra le linee bene (e colpisce un legno su calcio da fermo) e Di Vaio cerca contropiede e profondità; nel momento in cui l’Inter prende però il pallino del gioco, allora per gli emiliani è notte fonda. Inizia un tutti contro Viviano, che si esalta e dimostra di essere un portiere molto molto bravo; Milito e Balotelli dialogano alla grande, ma quando il palo, quando l’estremo difensore avversario, quando l’imprecisione, il risultato non si sblocca.