
Una preziosissima intervista anonima condotta da Edmondo Pinna del Corriere dello Sport rivela particolari interessanti su Calciopoli, il processo sportivo che ha scombussolato la Serie A, qualche anno fa. L’investigatore che ha avuto un ruolo di prim’ordine secondo il quotidiano romano, ha chiesto all’intervistatore di preservare l’anonimato.
I telefoni intercettati all’inizio delle indagini erano appena due: “Parlavano di stupidaggini, niente di che…”, afferma l’investigatore. Poi spuntarono le utenze di Moggi. Auricchio, il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e Di Laroni, maresciallo capo dei Carabinieri, decidevano quali passaggi mettere nell’informativa.
L’importanza del contenuto delle intercettazioni era contrassegnata dai “baffetti”, rossi o arancioni. Le telefonate cominciavano ad essere troppe e molte sono andate perse, conferma la voce anonima. Per negligenza, per “pilotare” l’inchiesta o semplicemente per mancanza di tempo non è dato sapere. L’investigatore conferma che molte telefonate ritenute di massima importanza non sono finite nell’inchiesta. La scheda svizzera intercettata era di Luciano Moggi, ma è rimasta spenta per svariati giorni.
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Ennesimo capitolo nell’infinita vicenda Calciopoli. Dopo il prevedibile fallimento del Tavolo della Pace, il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, che già ieri aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco contro l’ex Commissario Federale Guido Rossi, ha comunicato di aver sporto denuncia nei confronti del giurista e degli altri responsabili della sentenza che nel 2006 fece perdere ai viola la qualificazione alla Champions League ottenuta sul campo, infliggendogli anche una penalizzazione di quindici punti per la stagione successiva. Questo il testo del comunicato rilasciato poche ore fa dal presidente dei toscani:
“Ho conferito mandato ai miei legali di agire, nelle sedi competenti, nei confronti dell’allora Commissario Federale Guido Rossi e di altri per la gestione assunta dagli stessi durante il processo sportivo di Calciopoli celebrato nell’estate 2006. Le azioni legali verranno avviate per censurare i comportamenti assunti dagli stessi nella gestione del processo sportivo”.
Non si è fatta attendere la replica di Rossi, il quale ha ribadito la sua convinzione riguardo alla correttezza del processo sportivo e di quello penale svoltosi a Napoli, nel quale il dirigente dei gigliati e il fratello Andrea sono stati condannati a un anno e tre mesi di reclusione:
“Calciopoli è, in ambito sportivo, quanto accertato dalla giustizia federale e da quella del Coni; in ambito penale, quanto deciso dalla magistratura penale; in ambito amministrativo, quanto pronunciato dalla giustizia amministrativa. Il rispetto nelle istituzioni e nel loro corretto operare mi esime da ulteriori commenti”.

Una delle incomprensibili stranezze del bislacco incontro, il tentativo di raggiungere un punto di incontro tra le società coinvolte in Calciopoli organizzato da Gianni Petrucci, Abete, Pagnozzi e Valentini, era la presenza di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, società estranea ai fatti risalenti al 2006. Forse si è trattato di un goffo modo per “far numero” dal momento che Claudio Lotito, patron della Lazio coinvolta insieme a Juventus, Milan, Fiorentina, Reggina ed Arezzo, non è stato invitato al Tavolo della Pace (oppure ha declinato l’invito a causa dei pessimi rapporti con il presidente del Coni, Gianni Petrucci?).
La strana tavola rotonda si è conclusa con un prevedibile nulla di fatto. Del resto sarebbe stato utopistico pensare che dopo anni di battaglie legali e veleni, intraprese in questi ultimi tempi soprattutto dalla Juventus, una stretta di mano avrebbe sancito un nuovo corso, una sorta di Pax del calcio italiano dalla durata indefinita. “Devo essero onesto e sincero, non sono stati fatti passi avanti. Le scorie di Calciopoli restano scottanti, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Quando ci sono processi così importanti che toccano le persone posso capire che non è facile riattaccare tutti i quadratini che si hanno nel cervello. Mi auguro che mondo del calcio possa avviare quelle riforme che sarà poi mia cura portare all’attenzione del governo. C’è stata la buona volontà ma non si sono ottenuti risultati“, ammette desolato Petrucci.
Il dirigente del Coni alza praticamente bandiera bianca: “Ci penserò molto bene prima di fare altre riunioni, ma ce la metterò tutta. E non si dica che sono caduto in un ‘trappolone’ del mondo del calcio. Sono deluso ma sereno perché ce l’abbiamo messa tutta e dormirò tranquillo la notte. Non è arrivato un risultato ma non è stato un fallimento e non accuserò i presidenti del calcio. E’ un tentativo non riuscito e basta“. Diego Della Valle, come tutte le società coinvolte in Calciopoli, resta sulle proprie posizioni:
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Che i Della Valle volessero fare la Cittadella Viola, feudo della Fiorentina nell’area di Castello, è cosa nota da almeno tre anni, così come è risaputo che quella zona è da tempo sotto sequestro giudiziario; così gli imprenditori marchigiani, nonché proprietari del club gigliato, da mesi ormai si erano messi l’anima in pace circa quel progetto tanto sponsorizzato e tanto voluto, ma che aveva incontrato anche incredibili difficoltà realizzative e, soprattutto, burocratiche. Ci pensa il sindaco di Firenze Matteo Renzi a fornire una nuova chance ai Della Valle che tuttavia dovranno capire quanto e come sarà coinvolta la Fiorentina, o meglio loro due, nel progetto che due giorni fa ha illustrato alla città il primo cittadino del capoluogo toscano:
“A noi piaceva il progetto della ‘Cittadella Viola’, ma l’area di Castello, su cui si sarebbe potuta costruire, è ancora sotto sequestro. Indipendentemente dallo stadio dobbiamo risistemare l’area Mercafir, e quindi da fare una scelta su un’area che resterà libera di circa 36 ettari lordi, 32 ettari e mezzo su cui si può costruire. Noi pensiamo che lì possa essere realizzato uno stadio da 40 mila posti con 30 mila metri quadri di servizi connessi o collegati allo stadio, 9.500 alberi, qualche migliaio di posti auto”.
La zona è sita negli ex mercati ortofrutticoli a Novoli, zona nord di Firenze, vicino ad Aeroporto e Autostrada:
“Abbiamo scelto la Mercafir perché è un’area di quaranta ettari dispersivi, con tanti capannoni che potrebbero essere compattati, e quindi oltre a una riorganizzazione del mercato si può pensare di fare altro. L’area che avanza può essere utilizzata per un’altra operazione. Se si può fare, mi piacerebbe che in quel tratto si potesse operare una soluzione che tenesse insieme lo stadio, e quindi centro sportivo, ma anche degli spazi commerciali, per uffici e realtà alberghiere. Bisogna seguire una procedura pubblica, la Fiorentina ha tutte le carte in regola per partecipare alla partita. E’ un’opportunità anche per gli aspetti economici della città”.
Già, va bene, ma che ne pensa il club viola? Per ora tace, anche se il presidente operativo Mario Cognigni ha dichiarato che “aspettiamo di conoscere il progetto nel dettaglio“, un progetto in cui Renzi però crede molto, tanto che nelle sue intenzioni c’è quella di partire coi lavori già nel giro di due-tre mesi.
Quasi immediata la controreplica del patron viola, Diego Della Valle, al comunicato ufficiale rilasciato oggi pomeriggio dall’Inter, che replicava al durissimo attacco lanciato ieri dall’imprenditore di origini marchigiane ai nerazzurri, in merito alla vicenda Calciopoli. Queste le parole del numero uno dei gigliati:
“Si sta tentando strumentalmente di trasformare una questione molto seria in una sterile polemica estiva. A Moratti risponderò con una conferenza stampa la prossima settimana, prima dell’inizio del campionato. Sarebbe bello e utile allo spirito chiarificatore e di pacificazione, che ho auspicato fin dall’inizio, che Moratti fosse anche lui presente, in modo da poter chiarire entrambi, con civiltà, qual è stata la nostra posizione e quali sono stati i nostri comportamenti prima, durante e dopo lo scandalo del calcio. Nascondersi dietro una prescrizione ambigua non può certo bastare a tutti quelli che amano il calcio e la giustizia. Io credo, e lo ripeto, che abbiamo l’obbligo di fare chiarezza nei confronti dei nostri tifosi e del mondo del calcio, onde poter ricominciare la nuova stagione possibilmente con più serenità e meno violenza. Sarebbe un gesto apprezzato e un passo importante verso la rifondazione del calcio del futuro che tutti auspichiamo. Spero sinceramente che Moratti provi a trovare il coraggio necessario e accetti questa proposta, invece di alimentare polemiche a distanza che non risolvono nulla”.
Arriva, tramite un comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’Inter, la replica del presidente nerazzurro, Massimo Moratti, alla dura invettiva lanciata da Diego Della Valle, che ieri lo aveva accusato di nascondersi dietro alla memoria di Giacinto Facchetti non assumendosi le proprie responsabilità sulla vicenda Calciopoli. Questo il testo:
“È difficile comprendere il senso delle ripetute richieste d’incontro che il signor Diego Della Valle, azionista di riferimento di ACF Fiorentina, avanza la questione non è un fatto privato, da decidere facendo quattro chiacchiere intorno a un tavolo. È questione già decisa dagli organi istituzionalmente competenti e proprio il doveroso rispetto degli ambiti istituzionali consiglia a tutti di attenersi a quelle decisioni, come si conviene in un Paese civile, che non sostituisce chiacchiere fra privati ai giudizi delle Autorità preposte”.
La nota prosegue poi:
“Né l’Inter né il sottoscritto hanno intenzione di modificare questo atteggiamento, che non è dettato dal timore di alcunché, ma dalla sempre ribadita serena fiducia nel sistema delle istituzioni, tanto di quelle sportive quanto dell’Autorità Giudiziaria. Ogni diverso luogo di confronto non soltanto sarebbe del tutto non appropriato, ma addirittura irriguardoso rispetto ai giudizi già pronunciati e a quelli che dovranno esserlo. Tali continue richieste altro non fanno che cercar di tener aperta, esasperandola inutilmente, una questione che ha già trovato conclusiva risposta proprio nelle sentenze che sembrano non piacere al signor Della Valle, ovviamente sensibile anche a quelle future. A tali decisioni, proprie degli organi istituzionali, l’Inter e il sottoscritto intendono attenersi, confidando che ciò valga a por fine a richieste che appaiono strumentali e alle quali non verrà dato ulteriore seguito”.
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Il patron della Fiorentina torna ancora all’attacco del suo collega Massimo Moratti. Diego Della Valle usa ancora una volta le pagine del sito ufficiale dei viola per affrontare l’argomento calciopoli, o meglio le nuove vicende venute alla luce in questi ultimi mesi. Il tono delle ultime dichiarazioni del presidente gigliato è se vogliamo ancora più duro, in particolare è sotto accusa l’atteggiamento quasi denigratorio del numero uno dell’Inter che è solito liquidare le ultime notizie relative allo scandalo di cinque anni fa con ironia e superficialità:
“Dopo la mia proposta del tavolo del chiarimento e della pacificazione, Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune, rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare.
Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire”.
E poi rincara la dose:
“Il suo comportamento è altrettanto inopportuno in quanto Moratti stesso è stato considerato colpevole di un comportamento scorretto, sportivamente parlando, ed avrebbe dovuto essere giudicato per questo, se non fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro.
Questi sono i fatti che nessun atteggiamento sprezzante e supponente può cancellare, queste sono ombre, o più che ombre macigni che Moratti ha sopra la sua reputazione personale“.
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Massimo Moratti non lascia in attesa il suo (vecchio) amico Diego Della Valle, il presidente dell’Inter ha infatti detto la sua a proposito delle lettera aperta che il patron viola gli aveva scritto ieri. In sostanza l’imprenditore marchigiano chiedeva un confronto al suo collega nerazzurro per poter parlare in tutta franchezza di quello che è accaduto cinque anni fa, in particolare Della Valle vuole sapere come mai due società “amiche” abbiano subito all’epoca trattamenti così diversi rispetto ai fatti di Calciopoli. La risposta la conosciamo, semplicemente allora la condotta dei nerazzurri non era considerata degna di essere messa sotto inchiesta.
In ogni caso Moratti ha risposto all’appello con puntualità anche se in maniera piuttosto seccata, continuando a mantenere la condotta sua e della sua società ben distante da quella delle squadre che furono coinvolte. Intercettato dai giornalisti in attesa sotto gli uffici della Saras gli è stato chiesto un parere sulle parole del dirigente viola:
“Veramente è un tipo di domanda che vorrei fare io a lui o a loro, quella di cosa è successo a Calciopoli. Comunque a proposito della sua buona volontà, se è buona volontà, per il momento devo dire che non ho risposte da dare, perché mi sembra che quello che mi pesa di più sia ancora tutto quello che è successo allora contro di noi, quindi non vedo che tipo di giustificazione possa trovare io da quel punto di vista, ma il contrario. Per il resto non voglio giudicare il tono, che non mi è piaciuto per niente”.
Il riferimento al tono è ovviamente dovuto al passaggio della lettera in cui Della Valle parla di “reputazione personale” di Moratti. A quanto pare comunque il numero 1 nerazzurro non ha nessuna intenzione di accettare l’invito a sedersi intorno ad un tavolo per parlare e spiegarsi e declina con una battuta:
“A quel tavolo, penso, che si divertiranno molto di più a sedersi tra di loro per una rimpatriata. Io sarei noiosissimo, penso”.
Alla luce di queste dichiarazioni appare sempre più improbabile lo sbocciare di una nuova amicizia tra Inter e Fiorentina.

Diego Della Valle scrive a Massimo Moratti. Una lettera aperta che ritorna ancora una volta sul tema di Calciopoli con il patron viola che, pur da posizioni diverse, ribadisce di fatto gli stessi concetti sui quali il presidente della Juventus Andrea Agnelli insiste da oltre un anno: bisogna “spiegare ai tanti che vogliono sapere cosa sia veramente accaduto” nel 2006 con Calciopoli e perché due società amiche come Inter e Fiorentina “abbiano avuto trattamenti diversi e destini diversi“.
Se gli strenui difensori della diversità antropologica fra la perfida Juventus del mefistofelico Luciano Moggi e l’immacolata Inter del compianto Giacinto Facchetti possono trovare trasversalmente sostenitori nel mondo del calcio è più difficile far passare il concetto che le telefonate dei Della Valle, che costarono il processo e la penalizzazione alla Fiorentina, siano davvero “peggiori” di quelle dell’Inter salvata dalla prescrizione a distanza di anni. Se è vero, come è stato detto, che Moggi governava il sistema e l’Inter ne era sostanzialmente vittima e tentava di “difendersi” perché lo stesso discorso non si poteva fare anche per la Fiorentina dei Della Valle?
Per Diego è una questione di “reputazione personale“, Moratti deve decidere…
di sedersi pubblicamente intorno a un tavolo insieme a me per cercare di spiegare ai tanti che vogliono sapere cosa sia veramente accaduto allora, perché due società amiche come le nostre, che condividevano gli stessi principi e gli stessi valori, abbiamo avuto trattamenti diversi e destini diversi. E sarebbe per me, e non solo per me, sicuramente importante sapere cosa Moratti pensa di quello che abbiamo dovuto subire ingiustamente. Tutto questo servirebbe a riportare tranquillità ad alcune tifoserie e soprattutto a dare fiducia alla gente, dimostrando che i valori veri esistono ancora e che nessuna ambiguità o ipocrisia li può cambiare. Spero che Moratti non perda questa occasione perché non è in discussione la reputazione di una società seria come l’Inter, che nulla c’entra con il comportamento degli individui, ma è in discussione la sua reputazione personale. Si parla spesso di voler rifondare il calcio riportandolo ai valori veri dello sport; questa potrebbe essere per noi due l’occasione di dare un ottimo contributo a questo obiettivo.
In realtà la risposta, se non si è volutamente troppo ingenui, è facile da ottenere. La Fiorentina è stata trattata peggio dell’Inter perché le sue telefonate sono state utilizzate dagli inquirenti per corroborare la tesi della “Cupola” e del “Sistema Moggi” (scopriremo a Settembre se era davvero così) mentre quelle dell’Inter sono state nascoste in un cassetto polveroso della Procura di Napoli. Semplice, no?

Il pareggio contro il Bari ha fatto esaurire la pazienza dei tifosi della Fiorentina, stanchi evidentemente dei risultati tutt’altro che esaltanti di questa stagione hanno deciso di manifestare il loro malcontento. Lo hanno fatto in maniera civile, con uno striscione ironico, quasi goliardico, ma allo stesso tempo duro contro la proprietà, più in particolare contro il presidente Della Valle. Il lenzuolo bianco della lunghezza di circa cinque metri recitava in spray rosso: “Si è esiliato Dante, poeta Divino, figuriamoci te, illustre ciabattino”.
La firma è del club viola Settebello, il più antico gruppo di tifosi della Fiesole, ma anche il più importante se pensiamo che fra i suoi iscritti c’è anche un tifoso viola doc, nonché ex allenatore, come Emiliano Mondonico. Il panno è stato esposto ieri al di fuori della curva Fiesole, di fronte al Bar Marisa, altro luogo storico del tifo fiorentino. Il messaggio è chiaro, i sostenitori della Fiorentina non sono contenti dell’andamento della stagione, ci mancherebbe, soprattutto però criticano l’apparente disinteresse dei Della Valle.
Appare plausibile quindi che più che chiedere il loro allontanamento, non sarebbe una valida soluzione e rappresenterebbe anche una mancanza di riconoscimento per quanto fatto fin ad oggi, i fiorentini vorrebbero un rinnovato impegno nel progetto lanciato anni fa, per riportare la squadra a combattere per obbiettivi più consoni della salvezza. Non è la prima volta che i tifosi contestano squadra e società, segnali di malcontento si erano già avuti nei mesi passati così come alla fine della partita del San Nicola.
Il prossimo impegno dei toscani potrebbe quindi essere un punto di non ritorno, l’impegno con il Catania assume un’importanza enorme per il prosieguo della stagione. Sinisa Mihajlovic lo sa e ha strigliato i suoi ragazzi facendogli capire che ormai non ci sono più occasioni per sbagliare e che anche l’alibi degli infortuni non regge più, il serbo ha fatto capire che da oggi in poi giocherà soltanto chi dimostra impegno e dedizione alla causa, non esistono più gerarchie né intoccabili. Adrian Mutu è uno degli imputati numero uno, dopo il suo reintegro in rosa non ha dato quanto ci si aspettava, un ennesima prova grigia contro i siciliani potrebbe costargli l’esclusione per il resto della stagione.