
Filippo Inzaghi stacca momentaneamente Raul nel computo totale dei goal segnati nelle coppe europee (65 contro 64) e lo fa nel migliore dei modi, realizzando il goal qualificazione a Portsmouth, a pochissimi istanti dal fischio finale. Già nel primo tempo il cecchino del Milan fa vedere di che pasta è fatto colpendo un palo all’11esimo. Schevchenko, schierato a fianco di Inzaghi, tenta un’incursione in area al 18esimo. Al 26esimo è ancora Inzaghi, con un pallonetto a mettere paura alla squadra di Crouch e Kanu. (Fotogallery delle due squadre italiane)
Nella ripresa accade tutto nell’ultima mezz’ora. Un cross di Johnson al 17esimo trova la testa di Kaboul che sorprende la difesa rossonera. Johnson, ancora lui, è scatenato: dopo dieci minuti entra in area dopo un dribbling e serve Kanu che ribadisce in rete. Ancelotti corre ai ripari e fa entrare Pato e Ronaldinho al posto di Kakà e Schevchenko. Al 31esimo Inzaghi colpisce un altro palo di testa ma 8 minuti dopo Ronaldinho pennella una punizione coi fiocchi che finisce sotto l’incrocio dei pali. A completare l’opera ci pensa superPippo al 47esimo con la solita caparbietà e precisione sotto porta.

Mai rigore fu più provvidenziale ai rossoneri. Tre punti pesantissimi (e discussi, tanto che lo stesso Ancelotti ha giustificato i dubbi sul penalty concesso da De Marco) conquistati grazie alla realizzazione di Kakà, che consentono ai rossoneri di rimanere agganciati alle parti altissime della classifica, ad un solo punto dai cugini interisti. Molta, troppa fatica contro il Chievo, dunque. Il Milan, però, è parzialmente giustificato dalle numerose assenze: Pirlo, Ambrosini e Maldini, Borriello, Antonini e Zambrotta i calciatori che hanno dovuto rinunciare al match odierno. (Fotogallery - Video)
Di Carlo presenta un Chievo coraggioso che riesce ad imbrigliare la manovra dei milanisti anche dopo lo svantaggio del 14esimo minuto. Langella e Pellissier, molto dinamici in attacco, sono egregiamente sostenuti dal centrocampo e da un redivivo Luciano, messo in campo al posto di Esposito. Ancelotti propone dal primo minuto Inzaghi in attacco al posto di Pato, Favalli al centro della difesa (Bonera a destra) e Flamini sulla fascia sinistra. Il primo tempo, anche per merito di un ordinato Chievo, scorre via senza molti sussulti dopo il goal di Kakà.
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Da un immortale ad un altro. Dopo aver celebrato la grandezza di Alessandro Del Piero, mattatore al Bernabeu e protagonista di una seconda giovinezza, parliamo di un altro grandissimo del calcio italiano: Superpippo, al secolo Filippo, Inzaghi. Bomber di razza come pochi al mondo, movenze da velociraptor, Pippo Inzaghi, 35 anni suonati, non ha nessuna intenzione di smettere di terrorizzare i portieri avversari.
Aveva sempre dichiarato di voler chiudere la carriera al Milan, ma non immaginavamo, così tardi. Il numero 9 rossonero ha infatti prolungato con la società di via Turati, fino al 30 giugno 2010. Allora avrà 37 anni e chissà quante altre volte avrà gonfiato la rete avversaria. Lui…

Vince il Milan e vince cancellando definitivamente le ombre della “crisi” patita ad inizio stagione: ora è immediatamente alle spalle del sorprendente duo di testa e può guardare dall’alto l’Inter di Mourinho. Una posizione di classifica che sembrava impensabile dopo la disastrosa partenza. I rossoneri vincono con una formazione molto rimaneggiata, imbottita di riserve e ancora senza il faro del centrocampo di Ancelotti, Andrea Pirlo. (Fotogallery - Video)
La difesa è la più colpita dalle assenza, i titolari di questa sera da sinistra a destra parlano chiaro: Antonini, Bonera, Favallie Zambrotta. A centrocampo Gattuso gioca una partita di altissimo livello, un Emerson che pare finalmente tornato sui livelli delle ultime stagioni nella Juventus di Capello lo affianca egregiamente. Davanti, insieme a Pato, c’è lui: Filippo Inzaghi e la sua incredibile media gol che cresce ancora. Proprio l’attaccante più attempato della truppa rossonera finalizza nell’occasione del vantaggio milanista partendo sul filo del fuorigioco.
Il Siena gioca comunque un’ottima partita e può recriminare sul calcio di rigore che regala la vittoria al Milan, calcio di rigore realizzato da Kakà e procurato con il consueto mestiere da Pippo Inzaghi. Per Celi il fallo di Portanova merita la massima punizione, Manitta (in campo al posto di Curci fra i pali dei senesi) intuisce ma non può deviare in maniera decisiva il pallone.
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Dopo il piatto forte costituito dalla due giorni di Champions League, è la volta della meno affascinante e prestigiosa Coppa Uefa che, questa sera, entra nella fase a gironi. A stuzzicare la curiosità del pubblico italiano e non solo, è soprattutto l’insolita presenza del Milan, generalmente abituato ad altri palcoscenici. I rossoneri sono stati inseriti nel Gruppo E e, alle 20.45, scenderanno in campo allo stadio Abe Lenstra per condendere agli olandesi dell’Heerenveen, padroni di casa, i primi tre punti del girone.
E’ un confronto inedito quello tra le due formazioni, nonostante i meneghini abbiano in curriculum ben venti precedenti con formazioni dei Paesi Bassi, tra cui tre finali. Per l’Heerenveen una sola sfida contro formazioni italiane: nella Coppa Uefa 2006/07, nella fase a gironi, furono battuti 2-1 dal Parma. Olandesi che arrivano alla sfida con il Milan dopo aver eliminato al Primo Turno il Vitoria Setubal grazie al 5-2 ottenuto in casa dopo l’1-1 dell’andata in Portogallo.
Trond Sollied, l’allenatore olandese ha già assaporato il gusto della vittoria contro i rossoneri quando, alla guida dei belgi del Bruges, espugnò clamorosamente il Meazza nella fase a gironi della Champions League edizione 2003/04, per poi subire lo stesso risultato al ritorno in casa. Ovviamente Carlo Ancelotti predica prudenza non sottovalutando l’avverasario, la cui stella, se così si può dire è il nazionale croato Danijel Pranjic, il bomber.
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Era solo una amichevole, l’ennesima di questo inizio di stagione: niente di importante dunque, priorità ai minuti nelle gambe dei vari big milanisti. Ma dopo gli scivoloni russi o svizzeri, sicuramente Ancelotti avrebbe fatto volentieri a meno dell’ennesimo friendly ko, un 2-1 maturato nella capitale albanese ad opera degli sconosciuti padroni di casa. Alla fine dei novanta minuti qualche indicazione positiva, come il ritorno al calcio giocato da parte di Nesta o alle ottime trame imbastite da Ronaldinho e Shevchenko, ma anche una tegola più o meno pesante, come l’uscita anzitempo di Pippo Inzaghi per una botta rimediata sul finire del primo tempo.
In campo per l’Unicef (ufficialmente si assegnava il Taci Oil Albania Reads), la truppa rossonera era ben intenzionata, ma ha trovato di fronte una squadra, quella albanese, ben organizzata e coriacea, capace di andare in vantaggio con Xhafa durante la prima frazione, giocata a dire il vero a ritmi mediamente bassi. Buoni gli spunti di Ronaldinho, per lui una traversa, sicuramente incoraggianti le prestazioni dei giovani Cardacio e Pasini. Nella ripresa l’ingresso in campo di Nesta e di Sheva, al posto dell’acciaccato Inzaghi. Proprio l’ucraino s’è mostrato il più mobile degli avanti rossoneri, sfiorando la rete in più di una occasione.
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In casa rossonera hanno sicuramente vissuto momenti migliori. Dopo la campagna acquisti fatta più con le figurine che con uno studio sulle effettive esigenze della squadra e il precampioanto tragicomico, costellato di figuracce su ogni campo, è arrivato anche il disastroso avvio di campionato, che vede i Campioni del Mondo saldamente ancorati in fondo alla classifica.
Alle imbarazzanti prestazioni sul campo, si sono aggiunte le perplessità sulle condizioni fisiche precarie dei giocatori rossoneri, che appaiono sempre troppo statici rispetto agli avversari. Ora, un’ultima tegola per Ancelotti: nell’allenamento mattutino, si è fermato il faro del gioco milanista, Andrea Pirlo.

Non perdere il ritmo partita e scacciare dalla mente l’1-2 patito in casa contro il Bologna: per questo e per altri motivi il Milan aveva organizzato l’amichevole di Lugano, match giocato ieri e che ha visto i rossoneri continuare il trend negativo di questo avvio di stagione. Sconfitti anche in terra elvetica, un 2-0 maturato nella ripresa nel giorno dell’esordio di Senderos con la maglia milanista e del rientro in campo di Kakà, entrambi un tempo in campo: il primo per il difensore, il secondo per il brasiliano (Video).
Pato ha giocato tutta la partita, fornendo una prestazione ancora non lucida e all’altezza; il suo compagno di reparto Inzaghi ha invece dovuto abbandonare il campo dopo appena 17 minuti a causa di una contrattura muscolare. I ticinesi hanno giocato una partita accorta, sfruttando meglio possibile le sbavature degli ospiti; Senderos per esempio, nonostante sia ormai recuperato, ha in un paio di occasioni mostrato una insicurezza sicuramente perdonabile. E, come detto, nel secondo tempo hanno affondato il colpo.
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Sbadigli al San Paolo; un po’ meno forse sulle poltrone di casa dove i telespettatori che hanno assistito al 12esimo Trofeo Birra Moretti non hanno potuto non rimanere svegli ad ascoltare le perle del commentatore, un brillantissimo Arrigo Sacchi. Per il resto il sonno l’ha fatta da padrona: non è bastata la smunta Elisabetta Canalis a presentare la manifestazione né la roboante quanto pacchiana cerimonia d’apertura; non s’è risparmiata i fischi la Tatangelo che cantava tra una partita e l’altra, né, ovviamente, il gioco. Agostano, lento e privo di gol, alla fine ha vinto la squadra che ha giocato meglio pur non segnando, la Juve.
Nella prima partitella di 45 minuti tra Napoli e i bianconeri, il risultato non s’è schiodato dallo 0-0. C’era attesa per Giovinco, poco lucido, in coppia con un Amauri molto più pimpante e vicino al gol in un paio di occasioni; lo stakanovista Legrottaglie dopo l’impegno di Nizza con la Nazionale ha giocato tutti e 90 i minuti, per il resto il solito Nedved e vari giovani. L’occasione migliore per la Juve capita a Fausto Rossi, che manda alto; per i partenopei ci prova Rinaudo sfruttando una uscita sciagurata di Chimenti, ma non inquadra la porta. I campani con Zalayeta dal primo minuto, più i “vecchi” Amodio e Montervino a centrocampo, sicuramente lodevoli. Alla fine i rigori con l’unico errore di De Zerbi, con i 2 punti che vanno agli “ospiti” e uno solo per gli azzurri.
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